I (pochi) rifiuti di Roma negli Abruzzi: dov’è la fregatura?

Da metà aprile, una porzione dei rifiuti di Roma affluisce in due impianti di trattamento meccanico-biologico abruzzesi, a Sulmona (Cogesa) e Chieti (Di Zio). Alla notizia (data alla chetichella) di questo accordo raggiunto tra la Regione Lazio (centrosinistra) e i nostri Chiodi e Di Dalmazio (centrodestra – rispettivamente presidente ed assessore al ramo della sedicente Regione verde d’Europa), la prima cosa che abbiamo fatto è stata quella di ringraziare il cielo – e chi si è mosso per tempo – che in questi anni non siano stati realizzati la nota discarica di Valle dei fiori e, soprattutto, la morra di inceneritori (ben tre) previsti all’Incile (luogo incredibilmente ben collegato, e comodo: molto vicino allo snodo autostradale di Avezzano, lambito dalla [cosiddetta] superstrada da Sora; poca gente, parecchio spazio). Abbiamo quindi scorso a ritroso le cronache locali, non molto allarmate per questo fatto dell’afflusso dei rifiuti da Roma, cercando qualche spiegazione al riguardo. Il Centro del 12 aprile riporta le parole di Chiodi: «l’Abruzzo è consapevole che tra le Regioni debba esserci solidarietà, anche se costa sacrifici. Noi, in passato, ne abbiamo beneficiato. Nell’eventualità serva aiuto al Lazio in questo frangente siamo pronti al sostegno». Contrappunto di Di Dalmazio: «la disponibilità espressa dal presidente della Regione Chiodi, a trattare una parte dei rifiuti di Roma per un periodo di tempo limitato è una disponibilità politica di massima, previa verifica delle quantità dei materiali, degli impianti abruzzesi e dei tempi. Lasciare sola Roma in un momento del genere sarebbe un danno incredibile per tutto il Paese e noi una minima disponibilità siamo in grado di garantirla. Trattandosi di Roma capitale sarebbe impossibile non dare la nostra disponibilità».In cosa consiste il «momento del genere»? Rifiuti nelle strade? Parrebbe di no…:

«La Giunta regionale del Lazio ha approvato oggi una delibera che formalizza l’accordo con la Regione Abruzzo per l’invio di 300 tonnellate di rifiuti romani in due impianti abruzzesi. Lo ha annunciato l’assessore alle politiche del territorio, alla mobilità e ai rifiuti della Regione Lazio, Michele Civita, a margine della presentazione del bilancio approvato anch’esso oggi dalla Giunta. “Roma è in totale sicurezza. Abbiamo fatto questo accordo per stare più tranquilli ed evitare emergenze. Infatti – ha sottolineato – non c’è una situazione di crisi ma di difficoltà“» (L’Editoriale, 15 aprile 2013).

Ogni atto assunto da delle pubbliche amministrazioni deve essere motivato, e la motivazione addotta da Chiodi e compagnia teramana cantante pare, in questo caso, oggettivamente risibile, non essendo un problema di Chiodi la salvaguardia dell’immagine della capitale d’Italia (dove spesso lo vediamo, intorno ai palazzi del potere, con una posa più da questuante che da potente). Peraltro, il più importante assessore della sua giunta, Castiglione, quando nel 2008 Del Turco propose di prendere un poco di rifiuti di Napoli (che era molto più in emergenza di Roma, oggettivamente) reagì molto male:

«”No ai rifiuti campani. La salute degli abruzzesi non si baratta con trenta denari”». Alfredo Castiglione, capogruppo di An in consiglio regionale, dichiara la propria contrarietà a “fare dell’Abruzzo la pattumiera d’Italia”» (PrimaDaNoi.it, 9 gennaio 2008).

D’accordo, all’epoca Castiglione era all’opposizione, pure non si comprende perché l’immondizia di Napoli ci avrebbe allora trasformati nella pattumiera d’Italia e quella di Roma ora ci purifichi. Saranno razzisti con i meridionali, sulla Costa?

A questo punto ci siamo interrogati sulle quantità, e sui tempi di conferimento di questi rifiuti. La mole che si incanalerà su dei comodi mezzi sull’A24 è di trecento tonnellate al giorno, ad occhio e croce trentacinque di quei grandi compattatori che vediamo girare per la raccolta dell’indifferenziato dai cassonetti. Ci si può immaginare quale viatico per il turismo negli Abruzzi rappresenti una simile cartolina di mezzi affilati sul viadotto di Pietrasecca ma la mole è, onestamente, trascurabile. Talmente trascurabile che non si comprende quale utilità ne ritraggano Roma e la Regione Lazio, a far fare dei lunghi viaggi andata e ritorno a questi mezzi per ottenere un beneficio infinitesimale. Così piccola che persino gli ambientalisti si sono sentiti in dovere di soprassedere da qualsiasi contestazione.

Nondimeno, i tempi lasciano stupefatti: infatti l’accordo tra Lazio e Abruzzo vale per un solo mese. Entro tale lasso dovrebbe entrare in funzione un tritovagliatore che dovrebbe consentire di trattare direttamente a Roma i rifiuti di cui trattasi. Ma questa è – onestamente – una ipotesi quasi fantascientifica, al punto che persino la Ciociaria, territorio che nel mentre Chiodi si esaltava per la capitale, fieramente ha fatto le barricate pur di disattendere un’ordinanza che imponeva che i rifiuti romani affluissero nell’impianto frusinate di Colfelice, si è ora piegata ad un compromesso per il quale in quest’ultimo impianto arriverà parte dell’immondizia di Roma per i prossimi quattro mesi.

Messo insieme questo quadretto, a noi che siamo sospettosi, si affaccia un sospetto, che è l’unico disegno capace di restituire una logica ad un fatto altrimenti del tutto insensato. Ma non è che intanto si vuol far passare il principio, il fatto, l’affluenza dei rifiuti da Roma, e poi, con calma, si allungheranno i tempi, e si aggiusteranno le quantità? Credere che in poche settimane Roma risolva problemi accumulati in cinquant’anni è pura utopia, e ci pare di ricordare, se non lo abbiamo sognato, nel qual caso ce ne scusiamo, di intercettazioni effettuate nel corso di indagini sugli inceneritori, nelle quali qualcuno parlava di comprarla, l’immondizia, per portarla negli Abruzzi…

Franco Massimo Botticchio

Il Martello del Fucino 2013-7  SCARICA IL PDF COMPLETO

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