Inizio con la (vecchia) non notizia dell’allagamento riguardante il sottopassaggio di via G. Pagani – ne avevo trattato perfino in un mio lipogramma (in n) del 2013. Non m’interessa per nulla chi ha approfittato di tale non notizia per attaccare l’attuale sindaco, bensì chi ha provato a ragionarci sopra. Leggevo: «Il fatto che un acquazzone possa aver già causato in passato allagamento di sottopassaggi, indica la normalità del fenomeno atmosferico», R. Cicchetti, La bomba d’acqua di Avezzano ed il riscaldamento globale, in «AvezzanoInforma» 11 aprile 2017. L’espressione «In passato» è meno neutrale di quanto si possa immaginare: quando ha preso ad allagarsi quel sottopassaggio? C’entra la cementificazione, l’asfaltatura – spesso inutile – degli spazi a ridosso di via don G. Minzoni più che un fenomeno come il riscaldamento globale secondo me. Fino a vent’anni fa la grandine, la neve, pioggia – anche intensa –, cadeva sui prati che s’incontravano ancora da quelle parti e percolava lì, sul posto; oggi è incanalata nelle strade e finisce nella parte più bassa a disposizione. Che fare, nel nostro piccolo? L’ho scritto nel lipogramma citato.

A proposito di acqua; ho fatto notare a un amico come sono stati ridotti dopo il loro rifacimento, gli angoli dei marciapiedi lungo corso della Libertà. Sono tentativi di scivolo che danno direttamente sugli incroci? (Ne vedremo delle belle al primo acquazzone estivo ma ho anche qualche timore al primo ghiaccio invernale).

Pochi giorni dopo la notizia (con foto) dell’avvistamento di un orso su monte Salviano, è finita addirittura sull’agenzia Ansa. Non si pubblicano né notizie, né foto in casi del genere; né tantomeno ci si ricama sopra, com’è purtroppo avvenuto in questa terra di periferia. (Si usa così per evitare l’arrivo di frotte di curiosi che disturberebbero e perciò, allontanerebbero l’animale in questione).

In fine. Sono rimasto leggermente amareggiato – ma non sorpreso – per le due manifestazioni nell’occasione del 25 aprile a Roma (Anpi e Brigata Ebraica). In fondo, si festeggia che cosa? Sono stati invitati tutti i reduci di quell’esperienza di oltre settant’anni fa, dall’una e dall’altra parte? Verranno? Torniamo a noi; mi è capitato di leggere: «Quest’anno i negozianti, con il patrocinio della Confcommercio Avezzano, hanno voluto con passione la realizzazione di un proprio focaraccio per una ragione di amore profondo verso la città nella quale vivono e lavorano», Marynda, I negozianti del centro realizzano il loro ‘focaraccio’ per la Madonna di Pietraquaria: che sia la prima scintilla per riaccendere il centro di Avezzano!, in «TerreMarsicane» 21 aprile 2017. Ne riprendo un altro brano: «la festa della Madonna di Pietraquaria oltre ad avere la sua importanza religiosa, racchiude in sé una forza umana di unione e condivisione che attraverso la suggestiva presenza del fuoco trasmette energia e calore alle persone che la vivono». Orbene, Pietraquaria è una festa religiosa, come il Natale e la Pasqua – che è la più importante per la cristianità: è facilissimo nascere per quanto in modo rocambolesco, ma non lo è altrettanto risorgere dopo morti. È bene perciò comportarsi di conseguenza, lasciare tale festività a chi ci crede – pochi o tanti avezzanesi, non importa; a chi si recherà presso il santuario, andrà alla processione, assisterà alla messa, prenderà la comunione. Il resto è solo contorno: i giulivi focaracci centralizzati e sponsorizzati, le bruschette, le patate e le salsicce alla brace, il vino, le musichine, le barzellette, le risate… gli affari dei commercianti.

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