Giornate FAI di primavera – Claudio alla scoperta dell’Emissario

Educazione, amore e conoscenza dell’ambiente attraverso la promozione del patrimonio artistico, storico e paesaggistico: questo ed altro nelle “Giornate di Primavera” promosse dal Fondo Ambiente Italiano, sabato 14 e domenica 15 Aprile, nella Valle Roveto.

In particolare quattro luoghi attenzionati, testimoni silenti di una storia millenaria: l’Emissario di Claudio nel comune di Capistrello; Civita d’Antino, con la sua torre colonna e il Museo antinum; Morino vecchio, con il suo campanile, la centrale idroelettrica e la Riserva naturale dello Schioppo; Morrea, con visite guidate al Piccolomini-De Caris e alle Chiese di San Michele Arcangelo e San Sebastiano, luoghi dal grande valore storico ed architettonico.

Molti i visitatori

Una iniziativa che ha visto la partecipazione attiva degli alunni del Liceo scientifico di Avezzano, coinvolti nel progetto del Fai nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro [vedi foto 1]. “Una bella esperienza per i nostri ragazzi – afferma il professor Arnaldo Mariani – che hanno fatto da Cicerone ai molti partecipanti, provenienti anche da fuori regione”.

Ai liceali si è accodata anche una troupe della nostra redazione.

Abbiamo così partecipato alla visita guidata tenutasi sabato mattina e che si è articolata lungo un sentiero che – passando per l’emissario Claudio/Torlonia [vedi foto 2] – si snoda lungo il corso del fiume Liri fino al Mulino vecchio. Partita dalla Piazza Centrale del comune [vedi foto 3], dopo aver percorso la via sorana (un’antica via romana che collegava le colonie di Alba Fucens e di Sora), attraverso la “strada dei 5 archi” [vedi foto 4], la spedizione ha raggiunto lo sbocco dell’Emissario [vedi foto: 5678], non avvicinabile a causa delle condizioni metereologiche dei giorni precedenti che hanno determinato l’innalzamento del fiume Liri [vedi foto 9], rendendo impercorribile la strada che costeggia lo stesso e che porta appunto allo sbocco dell’emissario.

Durante il tragitto è stato possibile osservare:

  • affresco raffigurante Madonna con Bambino, posto in un’insenatura nella roccia [vedi foto 10], opera fortemente voluta da Alessandro Torlonia particolarmente devoto alla Madonna;
  • l’arco romano dell’emissario;
  • Le Concarelle, piccole grotte identificate nella tradizione orale capistrellana come dei letti in cui dormivano gli schiavi adibiti al lavoro di scavo [vedi foto 11];
  • la centrale per la produzione di energia dallo sfruttamento delle acque provenienti dal Fucino attraverso una nuova galleria realizzata negli anni ’40 (vedi foto 12).

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Infine è stata rievocata la storia dell’Emissario romano e del prosciugamento del Fucino, anche grazie ad interventi degli Amici dell’Emissario, associazione nata nel 2017 e che partecipa al progetto Fai I luoghi del cuore, attraverso il quale cittadini di diverse regioni d’Italia segnalano i luoghi da salvaguardare e promuovere. Tra questi l’Emissario di Claudio – grandiosa opera idraulica ultimata nel 52 d.C. – realizzata per regimentare le acque del lago Fucino. Una galleria lunga quasi 6 chilometri, dotata di 30 pozzi di aerazione [vedi foto 13], l’opera rimase in funzione fino alla caduta dell’Impero Romano e, dopo il suo abbandono, il livello del Fucino tornò agli antichi livelli. Le strutture rimasero in uno stato di totale degrado fino alla seconda metà dell’Ottocento, quando per volere del principe Alessandro Torlonia si attuò l’impresa del prosciugamento definitiva del lago con il ripristino e l’ampliamento dell’emissario. “Le acque del lago, infatti, defluirono nel fiume Liri proprio qui a Capistrello, seguendo il percorso tracciato dagli antichi Romani 18 secoli prima – afferma un volontario dell’associazione Amici dell’emissario – si tratta di uno dei luoghi più suggestivi del nostro territorio che la natura e l’opera dell’uomo offrono al visitatore e che potrebbe rappresentare per i giovani un’importante fonte di conoscenza e di studio, nonché di lavoro connesso con lo sviluppo turistico del nostro territorio”.

Un bene da tutelare e salvaguardare. Sono proprio gli stessi membri delle associazioni e gli abitanti del luogo a segnalare come a volte, dopo l’apertura delle paratie del cd “Madonnone” di Borgo Incile, vengono riversati nel Liri centinaia di metri cubi di acqua spesso non limpida e maleodorante: ricordiamo a tal proposito la moria di pesci dell’ottobre 2017, episodio sul quale è in corso una indagine della Procura della repubblica.

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