« Esiste, dunque, un giudice a Berlino ». Mannaia del GUP sull’inchiesta di Tagliacozzo: la sentenza

di Angelo Venti e Claudio Abruzzo

Sono 28 le pagine della sentenza con cui il Giudice per l’Udienza Preliminare Anna Carla Mastelli motiva le decisioni prese nell’udienza pubblica dell’11 dicembre scorso. A uscirne terremotato è il castello accusatorio costruito dal Procuratore di Avezzano Andrea Padalino e dalla squadra di polizia giudiziaria guidata dal maggiore Edoardo Commandè. Una inchiesta clamorosa che frana fragorosamente sotto i colpi del GUP che – con una sfilza di ”Non luogo a procedere perché il fatto non sussiste” – fa cadere ben 9 delle 14 ipotesi di reato contestate agli indagati.

I FATTI – Nel marzo 2016 una spettacolare operazione dei carabinieri – in esecuzione di un’ordinanza emessa dal Gip Maria Proia – portò all’arresto in carcere del sindaco di Tagliacozzo Maurizio Di Marco Testa, agli arresti domiciliari per l’assessore Gabriele Venturini, Carlo Tellone e Gianpaolo Torrelli, mentre nei confronti di Angelo Di Marco, Giancarlo Bonifaci, Maurizio Palmeggiani, Alessandro Di Michele e Mauro Volpe fu disposta la misura temporanea del divieto di esercitare l’attività di impresa. Provvedimenti pesanti che portarono Sindaco e Assessore a presentare le dimissioni e il Comune di Tagliacozzo a nuove elezioni amministrative.

« Esiste, dunque, un giudice a Berlino »

Il contenuto dell’ordinanza di misure cautelari emessa dal Gip, per la verità, era stato già pesantemente censurato – nella forma e nella sostanza – l’11 aprile 2016 dal Tribunale del Riesame dell’Aquila [ leggi QUI ]. Ora a crollare davanti al Gup Anna Carla Mastelli sono state molte delle ipotesi di reato, tra cui quelle che avevano motivato il Gip a disporre i provvedimenti di arresto per sindaco e assessore.

Ma torniamo alla sentenza appena emessa dal Gup.

Dopo aver elencato tutti gli indagati con i singoli reati contestati, la dott.ssa Mastelli così introduce i motivi della sua decisione:

Ricorrono i presupposti per emettere una sentenza di non luogo a procedere nei confronti degli odierni imputati per i reati rispettivamente contestati ai capi C), D), F), H), J), K), M), N), e P) – concordemente richiesta dalle parti per la gran parte delle imputazioni – apparendo, alla luce del compendio probatorio, […] superfluo ed inutile il passaggio alla fase dibattimentale”.

Nella sentenza il Gup smonta in punto di diritto buona parte delle ipotesi di reato contestate dalla Procura e, per questi motivi, il Giudice per l’udienza preliminare così conclude:

Ad uscire completamente dal processo con una dichiarazione di non luogo a procedere perché il fatto non sussiste sono quindi l’assessore Gabriele Venturini e gli imprenditori Alessandro Di Michele e Mauro Volpe.

Venturini e Di Michele erano stati indagati dalla Procura perché, “con collusioni e altri mezzi fraudolenti fra loro, turbavano il procedimento diretto all’affidamento degli incarichi per realizzare un progetto grafico e di comunicazione per il Festival internazionale di mezza estate”. Il Gup, nella sua sentenza, ha riconosciuto quello che in realtà doveva essere chiaro già da subito agli inquirenti, e cioè che l’iter seguito è legittimo, in quanto si tratta di una prestazione di natura artistica che giustifica l’affidamento diretto da parte della Giunta comunale, su indicazione dell’assessore.

Stesso discorso per le contestazioni a Venturini e Mauro Volpe, indagati dalla Procura perché, “con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, con collusioni e altri mezzi fraudolenti fra loro, turbavano la procedura finalizzata all’affidamento dell’incarico di fornitura strutture, attrezzature e servizi tecnici per il Festival di mezza estate”. Anche qui il Gup, citando una lunga serie di sentenze, smonta le accuse e dimostra che si tratta in realtà di Cottimo fiduciario e dispone per entrambi gli indagati il non luogo a procedere perché il fatto non sussiste.

Ma il Gup, con la sua sentenza, ridimensiona fortemente anche le ipotesi di reato originariamente contestate agli altri indagati, con la cancellazione di numerosi capi di accusa. A vario titolo, risultano rinviati a giudizio Maurizio Di Marco Testa, Giampaolo Torrelli, Angelo Di Marco, Giancarlo Bonifaci, Angelo Poggiogalle, Maurizio Palmeggiani, Luigi e AntonioMastroddi, Roberta Amiconi. Gli imputati dovranno ora difendersi in dibattimento dalle residuali ipotesi di reato rimaste in piedi: la prima udienza collegiale è fissata per il 12 settembre 2019. Per Carlo Tellone – che aveva invece optato per il rito abbreviato – la Mastelli ha emesso invece sentenza di assoluzione per 4 dei reati contestati e, per i rimanenti 2 capi d’imputazione, una condanna a due anni e 8 mesi di reclusione: i suoi difensori hanno già preannunciato il ricorso in Appello contro la sentenza.

Ricordiamo che l’udienza filtro tenutasi davanti al Gup Anna Carla Mastelli  lo scorso martedì 11 dicembre ha creato scalpore anche per un altro motivo.

Il Procuratore Andrea Padalino, con alcune sue dichiarazioni in aula, ha fatto scoppiare il caso dell’utilizzazione da parte della polizia giudiziaria di una giornalista – chiamata ad essere presente durante le operazioni di acquisizioni di documenti presso il Municipio di Tagliacozzo – allo scopo di stimolare le conversazioni tra gli indagati intercettati.

Una sentenza, quella emessa dal Gup, con a margine dei motivi della decisione, un passaggio comunque interessante che riporta all’origine dell’inchiesta e che SITe.it promette comunque di approfondire. Questo il passaggio:

“Va premesso che il presente processo è “ambientato” nella piccola ma nota cittadina d’arte di Tagliacozzo e trae origine dall’esposto presentato dall’ex assessore ai Lavori Pubblici, Alfonso Gargano, revocato dall’incarico con provvedimento del Sindaco, Di Marco Testa Maurizio, del 10.11.11. Le indagini svolte dalla Compagnia Carabinieri di Tagliacozzo si articolavano in asunzioni di sommarie informazioni, acquisizione di documentazione amministrativa presso il Comune di Tagliacozzo ed attività tecnica d’intercettazione.”

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