ESCLUSIVO – Comunicato stampa del Direttore dell’ATO2 Marsicano: Le urgenze del Servizio Idrico Integrato nella Marsica

ATO 2 MARSICANO

Piazza Torlonia, 98
67051 Avezzano (AQ)
Tel. 0863 4501200- Fax 0863 4501240
C.F. e P. IVA  90021370664
e-mail: info@ato2marsicano.com

 

Comunicato stampa 

Le urgenze del Servizio Idrico Integrato nella Marsica. 

 

  Le problematiche che affliggono il Servizio Idrico Integrato nella marsica sono ormai da qualche tempo alla ribalta della stampa locale, ancora di più dopo la conferenza stampa del Commissario Unico Straordinario dello scorso 2 aprile.

In qualità di Direttore dell’Ente d’Ambito 2 Marsicano, nel quadro dell’attività amministrativa di mia competenza, ho spesso segnalato le criticità che investono la gestione del servizio affidata al C.A.M. S.p.A. e ne ho tenuto costantemente informati i Sindaci azionisti della Società.

Spesso purtroppo le scelte aziendali non hanno tenuto conto degli esiti, spesso negativi, della attività di controllo svolta dall’Ente d’Ambito Marsicano sugli atti fondamentali di gestione della società C.A.M. S.p.A., in alcun casi anzi fortemente contestati dal management aziendale.

Perché l’erogazione del Servizio Idrico Integrato nella Marsica non si interrompa è necessario che si lavori seriamente e nel rispetto delle regole assumendo decisioni gravi, ma non più rinviabili. Pertanto non posso che rivolgere un appello agli amministratori del C.A.M. S.p.A. e soprattutto ai Comuni Soci della stessa Società di intervenire con urgenza per porre in essere azioni volte a garantire la prosecuzione del servizio nel pieno rispetto della legge, dando priorità agli interventi infrastrutturali e di manutenzione, anche in vista della prossima stagione estiva.

La presente comunicazione, non consona alla mia normale attività amministrativa, nasce per fare chiarezza su alcuni aspetti che non possono essere trascurati.

Il Servizio Idrico Integrato è un servizio pubblico essenziale come tale, nonostante le difficoltà e le problematicità esistenti, non può essere né interrotto né compromesso.

Credo sia noto a tutti, ma ritengo utile ricordare che anche venendo meno l’affidamento della gestione al C.A.M S.p.A. ed in attesa di scelte di più ampia dimensione il servizio idrico integrato deve continuare ad essere fornito, assicurando il rispetto dei superiori interessi quali la salute e l’ambiente oltre che naturalmente la qualità della vita dei cittadini della marsica e la competitività di un’area già così profondamente colpita dalla crisi economica.

E’, infatti, noto che la gestione del Servizio Idrico Integrato, e sottolineo INTEGRATO, non potrà ritornare in capo ai singoli Comuni sia perché sussiste un

divieto espresso di legge di gestione diretta da parte dei Comuni dei servizi pubblici di rilevanza economica, come è il caso del Servizio Idrico Integrato, sia perché il servizio come attualmente configurato ovvero l’insieme dei servizi di captazione dalle sorgenti, di distribuzione attraverso le reti acquedottistiche che travalicano i confini comunali, collettamento attraverso le reti fognarie, e di depurazione delle acque attraverso gli impianti di depurazione, non è gestibile a livello comunale.

Infatti, per esempio la depurazione per obbligo di legge e a pena di sanzioni da parte della comunità europea avviene a livello di agglomerato urbano (più centri abitati insieme o più parti di centri abitati insieme) in una logica di efficienza di funzionamento degli impianti ma anche di risparmio. Non è pensabile avere un depuratore per Comune, salvo poche eccezioni di Comuni di grandi dimensioni, sia perché probabilmente non funzionerebbero bene sia perché si configurerebbe un cattivo uso dei soldi pubblici.

E’ noto peraltro che qualsiasi azione che ponga in pericolo la salute umana o la tutela dell’ambiente o la regolare erogazione di questo servizio pubblico, anche se motivata da inadempimenti contrattuali di natura economica, è presidiata anche da norme di carattere penale, oltre che di carattere amministrativo e contabile.

Avezzano 10 aprile 2013

IL DIRETTORE

Ing. Corrado Rossi

[ SCARICA IL PDF DEL DOCUMENTO ORIGINALE ]

Ad un passo dal crollo del C.A.M. S.p.A.? E dopo?

site-marsica-2006-9-1.jpgIl comunicato stampa che, in data odierna, l’ingegner Corrado Rossi ha sentito il dovere di diramare – sebbene non consono, tale atto, come egli stesso dice, «alla [sua] normale attività amministrativa», – suona, ai nostri occhi e alle nostre orecchie, forse proprio per l’irritualità ed i toni di estrema gravità che lo innervano, come l’estrema unzione data ad un potere marcio. Si prospetta, le parole del Commissario unico straordinario, ingegner Pierluigi Caputi, della scorsa settimana (l’ammissione dei trecento milioni di buco nel sistema acqua abruzzese) ne erano state il prodromo, il collasso di un regime che attraverso l’acqua ha soddisfatto soprattutto, squallidamente, la sete di potere di pochi, e di parecchi clientes (che saranno i primi a rivoltarsi contro i propri mentori, non appena la giustizia, anch’essa non immune da mende, individuerà il colpevole, un capro espiatorio, al quale accollare tutte le responsabilità, nella migliore tradizione italiana). A giudicare dalle parole dell’ingegner Rossi, non dobbiamo essere lontani dal crollo del Consorzio Acquedottistico Marsicano S.p.A., se il direttore dell’ATO2 – il dante causa del C.A.M. – ritiene «utile ricordare che anche venendo meno l’affidamento della gestione al C.A.M. S.p.A. […] il servizio idrico integrato deve continuare ad essere fornito, assicurando il rispetto dei superiori interessi quali la salute e l’ambiente oltre che naturalmente la qualità della vita dei cittadini della Marsica».

 

site-marsica-2005-5-1.jpgNon facciamo fatica a prestar fede all’ingegner Rossi, quando sostiene di avere «spesso segnalato le criticità che investono la gestione del servizio affidata al C.A.M. S.p.A. e ne ho tenuto costantemente informati i Sindaci azionisti della Società»: la relativa corrispondenza che attesta tale logorìo, nell’ultimo triennio soprattutto, si compone di migliaia di pagine. Non ci sentiamo, onestamente, di dissentire su quella culpa in vigilando che implicitamente il direttore Rossi annette ai primi cittadini dei Comuni soci del Consorzio, sindaci che – senza generalizzare ma con rarissime eccezioni – hanno in effetti costituito la marcia architrave di un sistema che con un poco più di coraggio poteva essere arrestato ben prima che si giungesse, tutti, a strapiombo sul dirupo del disastro, di un fallimento che forse non si può fare.

 

Pensiamo che le persone serie, la Politica, debbano attivarsi (e speriamo che nelle alte sfere questo processo sia già in atto) per costruire un dopo che non assomigli al prima che abbiamo vissuto sino ad oggi. A prescindere dall’incubo default per i Comuni soci (impossibilitati a ricapitalizzare, e destinati d’altronde a rinunziare ai crediti relativi ai mutui contratti per le reti), ha un bel dire, il comunicato, che il servizio dovrà essere garantito. Noi temiamo per l’ordine pubblico, e per le mene che in tale frangente tanti figuri – desiderosi di riacquistare la verginità perduta – metteranno in campo, per far obliare quel che hanno perpetrato e perpetuato negli anni, nell’indifferenza – questo va detto – dei più. Chi avanza, dal Consorzio, milioni di euro, continuerà a garantire le forniture necessarie per addurre le acque nei paesi (si pensi all’energia necessaria al sollevamento dei flussi) solo in presenza di ben precise garanzie, sul pregresso e sul futuro, che potrà essere basata non, evidentemente, su una costrizione operata dalle Autorità, ma sulla parola di un Ente galantuomo. Speriamo dunque che la Regione Abruzzo si orienti per mettere mano alla questione. La qual cosa non significa e non deve comportare, quale conseguenza, che tutto passi in cavalleria. In un recente intervento – in uno dei chilometrici infiniti folli esagitati interventi che in questi anni abbiamo solipsisticamente diffuso sul tema – ci siamo permessi di reclamare una Norimberga dell’acqua ovvero di un processo che, alla stregua dei gerarchi nazisti dopo il crollo del Reich, sottoponga, con tutte le garanzie del sistema, ovvio, i comportamenti di tutti coloro che hanno messo mano alla questione acqua ad un rigido vaglio di legalità, con tanto di analisi dei rispettivi patrimoni, in entrata ed in uscita. Solo facendo, per una volta, per davvero, giustizia del passato, si potrà chiedere, nel prossimo futuro, un sacrificio ai cittadini, in termini di canone e bollette.

 

Inutile dire che un intervento straordinario si impone anche per conferire «priorità agli interventi infrastrutturali e di manutenzione» dei quali pure tratta l’ingegner Rossi. Interventi che sono rimasti indietro perché non può esservi investimento dove non si riesce a coprire il corrente, e per un atavico ritardo culturale che ancora oggi relega taluni aspetti, per primo quello della depurazione, all’ultimo posto tra le preoccupazioni che un territorio eminentemente agricolo dovrebbe invece tenere per primo. Qui, dal progetto scellerato del nuovo Amplero alla situazione incresciosa del depuratore di San Benedetto dei Marsi (che denunciamo da anni, senza che alcuno ci abbia udito, se non forse il sindaco di quel paese, che peraltro poco ha potuto ottenere) c’è molta strada da fare.

 

Dopo i comunicati, l’ingegner Caputi e l’ingegner Rossi debbono cominciare a fare i fatti, e bene sarebbe che cominciassero coinvolgendo, nei processi decisionali, le popolazioni interessate, aprendo tutti gli armadi e facendone uscire tutti gli scheletri. Solo così potranno esigere il rispetto che si deve a chi si accinge a ripartire, solo in questo modo avranno la credibilità necessaria, in un tempo molto critico. Sotto quest’ultimo aspetto – ma non è questa la sede opportuna a discuterne e discettarne – l’escludere a priori, da parte dell’ingegner Rossi, un nuovo protagonismo di ritorno dei Comuni nella gestione del servizio idrico integrato (si rammenta che sino a quando l’acqua è restata in mani loro, non sono poi trascorsi tanti anni, certi fenomeni di spreco e corruzione non si sono registrati), nelle forme e con l’assunzione delle responsabilità connesse alle nuove forme di associazione tra Enti che le norme nazionali consentono, lascia perplessi. Ove si voglia, come parrebbe prefigurare il testo sopra riportato, addivenire ad un unico ATO per l’intera Ragione, ci si dovrà “inventare” qualcosa che porti le comunità a partecipare, e non con le solite assemblee di sindaci e di politici che di acqua non sanno assolutamente nulla. Anche qui, è questione di credibilità.

Il Martello del Fucino – foglio volante di Fontamara / la prima testata (insieme a site.it), a dire peste e corna del C.A.M. S.p.A. a ragion veduta, da tempi non sospetti, senza tema di essere additata quale interessata a qualunque cadrega

ELENCO CRONOLOGICO

ARTICOLI SUL CAM DE “Il martello del Fucino”

martello-2010-9.jpgSui contatori:

Martello 2005-7

Martello 2006-10Sul depuratore di San Benedetto dei Marsi: Martello 2006-2

Martello 2011-9 Martello 2011-12

Martello 2012-9

Sulla penuria nei rubinetti:

Martello 2007-12

martello-2010-14.jpg

Tedescheide (gesta varie dell’eroe eponimo):  Martello 2007-20

Martello 2008-1

Martello 2008-2

Martello 2008-3

Martello 2008-10

Martello 2008-13

(con caricatura)

Martello 2008-22

Martello 2008-15

Martello 2010-16

Martello 2010-19

Martello 2011-18

Martello 2012-3

Martello 2012-10

Martello 2013-2

In cattive acque, mutui e conti della serva:

Martello 2007-21

Martello 2008-11

Martello 2008-12

Martello 2008-14

Martello 2008-17

Martello 2008-18

Martello 2009-1

Martello 2009-5

Martello 2009-11

Martello 2990-13

Martello 2009-14

Martello 2010-21

Martello 2011-1

Martello 2012-2

Martello 2012-5

Martelli 2012-6

Martello 2012-14

Martello 2013-1

Commenti su Facebook
Print Friendly, PDF & Email