DOSSIER ABRUZZO – Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie

CREPE, 6 aprile 2009 ore 3.32

La fine dell’isola felice

L’Aquila e l’intera regione rischiano di precipitare nelle mani della criminalità organizzata e di cricche e comitati d’affari locali e nazionali. Quello che preoccupa è che l’Abruzzo, finora, non ha dato prova di essere attrezzato per fronteggiare fenomeni di questa natura. Fenomeni destinati ad accentuarsi a causa degli affari legati al post terremoto, come testimoniano le inchieste sugli appalti della Protezione civile, dal Consorzio Federico II ai puntellamenti, dai bagni chimici nelle tendopoli agli isolatori sismici del Progetto Case.
A parlare per la prima volta di «corruzione endemica», nel gennaio 2010, è il magistrato antimafia Olga Capasso, quando manifesta le sue preoccupazioni per gli appalti per la ricostruzione che stanno per passare agli enti locali. Legami tra politica, amministrazione, mafie, massoneria, cricche e comitati d’affari locali e nazionali.
Preoccupano anche le presenze della criminalità organizzata che, nella regione, – è bene ricordarlo – sono precedenti al terremoto. A provarlo diverse inchieste di questi mesi, come ad esempio quelle della procura di Napoli sulla presenza dei casalesi o quella della procura di Reggio Calabria dove emerge un filone che conduce a contatti tra ‘ndrangheta e imprenditori aquilani. E poi i ritiri di alcuni certificati antimafia, come all’impresa Di Marco, il cui titolare era legato agli imprenditori di Tagliacozzo accusati di aver riciclato nella Marsica parte del tesoro di don Vito Ciancimino. Un caso che fa emergere un quadro allarmante sullo stato di penetrazione e sulle reti di relazioni stabilite, ben prima del sisma del 6 aprile, con imprenditori e politici del luogo.
Nonostante tutti i segnali, a lasciare interdetti è la perspicacia con cui in questi anni le istituzioni e le forze politiche locali hanno negato – e in molti continuano a negare – il fenomeno, preferendo coltivare il sogno di Abruzzo isola felice. Questo atteggiamento è ancora più marcato in provincia dell’Aquila: forse non è un caso che quasi tutte le inchieste legate al terremoto siano state avviate da procure di fuori provincia, dalle segnalazioni del pool antimafia creato dalla DNA pochi giorni dopo il sisma oppure sono partite in seguito a inchieste giornalistiche. Poche le denunce di cittadini.
Nell’ultimo anno, a L’Aquila e in Abruzzo, quando si discute sugli argomenti più vari, gli interlocutori si trovano spesso a distinguere tra il “prima del terremoto” e il “dopo il terremoto”. Il sisma del 6 aprile rappresenta, in maniera consapevole o no, un evento traumatico che ha segnato e segnerà la storia della regione per i prossimi decenni. E segnerà in maniera marcata anche la storia criminale e del malaffare.
Così, anche in questo dossier, ci ritroviamo a fare questa distinzione: Prima del 6 aprile e Dopo il 6 aprile. Perché la scossa che alle 3.32 ha devastato l’Aquila non ha prodotto solo lutti e macerie. Ha spazzato via anche quel velo di ipocrisia che copriva chi si ostinava a parlare ancora di Abruzzo isola felice. E già nella prima emergenza e nei primi mesi del post terremoto, è emerso chiaramente che la regione è impreparata e disarmata per affrontare i nuovi rischi che gli si pongono davanti. La storia delle infiltrazioni criminali, delle cricche, dei comitati d’affari e della corruzione nel terremoto dell’Aquila sarà lunga ed è ancora tutta da scrivere.
Una cosa però è già chiara: il territorio sarà investito da ulteriori assalti che non possono più essere affrontati solo come un problema di polizia. La situazione è talmente grave che la società civile – sindacati, partiti, organi d’informazione, associazioni di categoria e di volontariato, parrocchie, singoli cittadini – dovrà decidersi a scendere in campo e concertare un’azione comune.
Come Libera, associazione nomi e numeri contro le mafie, pensiamo che per meglio comprendere quale sia la posta in gioco tra le montagne dell’Abruzzo interno, può essere utile descrivere lo scenario, fissare alcuni punti fermi, analizzare gli episodi emblematici, sensibilizzare la popolazione. Questo dossier, realizzato con il contributo e l’impegno del presidio Libera L’Aquila, è un primo passo in questa direzione.

(per scaricare il file pdf con il dossier integrale CLICCA QUI)

Tratto da: SITe.it edizione stampata – numero zero dicembre 2010

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