Discarica Valle dei fiori: ultima spiaggia dei soloni

Il recente passaggio al Tar (11 gennaio 2012) del noto ricorso su Valle dei fiori ci restituisce un quadro complessivo che comincia a mostrare – anche agli occhi e alle orecchie delle persone più riluttanti – delle evidenze non più oscurabili, che fanno apparire il nostro ricorso sempre più fondato. La proposizione, da parte del Wwf, di motivi aggiunti (ovvero: di ulteriori ragioni addotte a sostegno della richiesta di annullamento dell’autorizzazione) legati alle gravissime carenze emerse in ordine alla valutazione igienico-sanitaria del progetto di discarica nonché a quelle – quasi incredibili – del monitoraggio delle acque sotterranee ha fatto sì che la discussione fosse rinviata al prossimo maggio.
A conferma di un certo nervosismo che comincia a pervadere i piccoli animi dei piccoli padroni del vapore e dell’immondizia nostrani, nell’ultima memoria presentata al Tar (21 dicembre 2011), Aciam S.p.A. ha “scaricato” il Cam (reo, il Consorzio acquedottistico, di aver negato, come pubblicato nell’ultimo numero di questo foglio, di aver mai prestato il consenso all’utilizzo dei suoi due pozzi della Rupe e di Venere per verificare l’integrità della falda sottostante dal percolato) e la passata amministrazione comunale di Pescina, che finalmente ed esplicitamente – al contrario di quanto recitato da alcuni suoi esponenti nel corso dell’ultima campagna elettorale – è stata annoverata, con espressioni non più equivoche, FAVOREVOLE all’intervento di discarica (fatto per noi evidente da tempo, e solo negato, per residuo pudore, e molta maggiore convinzione da parte di alcuni figuri di stare ancora a trattare con i cafoni di siloniana memoria).
In ordine al primo aspetto, pur pretendendo che una oscura missiva ricevuta dal Cam attesti il consenso – impossibile a darsi, per legge – prestato del Consorzio all’utilizzo dei pozzi ad uso idropotabile per verificare l’eventuale inquinamento, l’Aciam S.p.A. ha configurato quale «mera proposta» quella della localizzazione dei detti pozzi [sarebbe come se io invitassi qualcuno a cena presso la casa di Angelo Venti, alla Petogna, senza dirlo al Venti, e la sera, accorrendo gli invitati e trovando il cancello chiuso, con Angelo Venti a L’Aquila o a Roma, mi giustificassi asserendo di aver fatto soltanto una proposta], guardandosi bene però dall’allegare, oltre alla risposta (che potrebbe essere stata formulata dal Cam in esito ad una qualsiasi lettera, magari inerente la fontanella di largo Bolognese a San Benedetto dei Marsi), la propria richiesta. Fatto bizzarro, molto bizzarro. Inutile dire che quella semplice proposta [formulata in ossequio ad una prescrizione dell’autorizzazione che impropriamente chiedeva di specificare – a rilascio del permesso ottenuto – quello che invece chiarissimamente la norma indica costituire elemento essenziale da acquisire e verificare prima del rilascio dell’autorizzazione stessa da parte della Regione] aveva permesso ad Aciam S.p.A. di mettere a gara i lavori per la realizzazione dell’immondezzaio, e che nessuno avrebbe quindi verificato la validità della proposta – non fosse intervenuto il ricorso – se non ad opera realizzata (dicesi: politica del fatto compiuto).
Sul consenso (indubitabile) prestato al progetto, tra gli anni 2008 e 2010, dai passati amministratori fontameresi, gli avvocati esteri dell’Aciam S.p.A. hanno invece indugiato per replicare al recente intervento nel ricorso del Comune di Pescina, a fianco dei ricorrenti.

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Il ragionamento che non sia possibile che una procedura sia perennemente soggetta ai mutamenti di umore e di opinione dei singoli attori è stato ripetuto – in quel suo argomentare vagamente osco e terrribilmente celanese – dal presidente di Aciam S.p.A., il geometra Ciaccia, l’altro giorno in televisione [da Ottaviano Gentile] al suo contraddittore, il sindaco di Pescina. La qual cosa evidenziamo vieppiù sol perché c’è qualcuno a Fontamara che dopo esser stato carnefice (prestando in passato il destro alle voglie di Aciam S.p.A.) va ora già chiedendo la testa di chi si è sempre opposto, nel caso le ruspe approdino, un giorno, a Valle dei fiori.
Nella recente trasmissione Calcio fans, il presidente Ciaccia, sulla scia di una prassi che lo vede esporsi pubblicamente con il solo risultato di far del male alla società che rappresenta (si torni con la memoria alla conferenza stampa indetta nel marzo 2011, nel corso della quale assieme al suo degno collega Torelli ci ha fornito elementi per non meno di tre ricorsi) ha finito per dire che nel caso la giustizia amministrativa gli dirà che quell’intervento sopra la nostra testa non si può fare, egli tornerà dai soci di Aciam S.p.A. per farsi indicare certamente un altro sito (con il che ha dato una picconata al requisito della non delocalizzabilità che è l’unico che avrebbe potuto giustificare – esaudite le condizioni tecniche richieste – la discarica a Valle dei fiori); ma, soprattutto, il caro Ciaccia sembra essere andato per dolersi (è una strategia) dell’ostruzionismo che a dire di Aciam S.p.A. informerebbe il comportamento di alcuni resistenti ad un intervento di discarica preteso sacrosanto, tecnicamente fattibile ed economicamente conveniente (ma per chi?). Su questa litania, che ascoltiamo da tempo, talora accompagnata da velate paventate richieste di risarcimento e non sappiamo cos’altro, recitata in linea di massima da personaggi di contorno (del tenore di Angelo Salucci amico di veterinario, di Marco Iacutone di Santa Jona, ecc.), è forse ora di chiarire qualcosa.

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Le parole sono importanti, e dovrebbero usarsi con la massima proprietà. La sedicesima edizione del dizionario Garzanti della lingua italiana recita quanto segue:

ostruzionismo, s.m. intralcio sistematico dell’attività parlamentare operato dalle minoranze sfruttando tutte le possibilità concesse dai regolamenti; per estens., ogni sorta di opposizione, fatta in modo sistematico // Dall’ingl. Obstructionism.

Fermo rimanendo che fare dell’ostruzionismo non è, di per sé, ovviamente, attività negativa o deleteria (questa cosa, in una terra dove l’appellativo di «ambientalista» è sinonimo di «nullafacente», va purtoppo ribadita), i ricorrenti contro l’autorizzazione di Valle dei fiori hanno semplicemente fatto “ricorso” ad uno strumento messo a disposizione dall’ordinamento. Quando, nelle memorie difensive al Tar, l’Aciam S.p.A. produce dei calcoli secondo i quali il conferimento dei rifiuti fuori provincia è così oneroso che – automaticamente – gli si dovrebbe consentire di costruire Valle dei fiori e il correlato assunto che chi non è d’accordo con la discarica è causa e mandante dell’aumento della tariffa dei rifiuti per i cittadini, non considera che l’ostruzionismo si vale di strumenti legittimi e che, nell’occasione di Valle dei fiori, per sovrammercato, nessuno ha chiesto sospensive, nessuno ha ottenuto di fermare la gara in essere per l’affidamento dei lavori. Questa gara non è stata espletata sino alla fine da Aciam S.p.A. La esimia società si è fermata da sola. Se un danno c’è, si potrebbe arrivare ad affermare che lo stiano producendo gli amministratori di Aciam S.p.A.. Eppure, sia gli amici Ciaccia e Torelli sia alcuni comprimari (ovvero gli amministratori di centri che non dovrebbero nemmeno parlare) continuano a spingere forsennatamente per realizzare questa discarica sopra le nostre spalle, utilizzando argomenti così rozzi e qualunquistici che ormai buona parte dell’opinione pubblica marsicana ha mangiato la foglia ed è passata di schieramento.
Le ecolalie degli amministratori di Collelongo, Ovindoli, Carsoli e compagnia piangente non vanno comunque sottovalutate, soprattutto perché ci pongono una questione che è poi quella dirimente in tutta questa vicenda: perché non parlano gli amministratori di Avezzano e Celano, ovvero dei centri che realmente hanno (avrebbero) il problema dei rifiuti? Probabilmente perchè, come nelle assemblee di Aciam S.p.A., costoro mandano avanti le truppe cammellate, gente che non si vergogna e persino ostenta di aver proposto, per una discarica, due siti di interesse comunitario. I veri padroni del gioco agiscono nell’ombra, rifilando i rifiuti di L’Aquila capoluogo a noi poveri fontamaresi, senza dirlo prima… Perché L’Aquila capoluogo il problema che ci poniamo noi non se lo pone?
E’ chiaro: i veri padroni del gioco agiscono evitando uscite alla Angelo Salucci o alla Gianluca Alfonsi. Sotto questo profilo assume grande importanza una delibera di giunta municipale di Avezzano (la numero 408 del 29 dicembre scorso) con la quale quella disperata maggioranza in uscita – che ha appena affidato il servizio di porta a porta dei rifiuti / oltre venticinque milioni di euro per cinque anni – nonostante preveda di fare, con il nuovo servizio, il 70% di raccolta differenziata, e che teoricamente non dovrebbe più avere problemi, ci dice che

sono già intercorsi diversi incontri tra questo Comune ed Aciam Spa per la condivisione del percorso per la procedura necessaria alla ricerca di nuovi soci privati per la società mista

al fine di assicurare gli adeguamenti degli impianti esistenti e la realizzazione anche di eventuali nuovi impianti di trattamento e smaltimento, oggi carenti sul territorio, […] occorre procedere alla costituzione di una nuova società mista ovvero alla scelta di nuovi soci privati dell’attuale società Aciam

e infine che

è stata approvata ed è in corso di realizzazione una discarica per rifiuti nel Comune di Gioia dei Marsi per circa 300.000 metri cubi.

E’ una scatola cinese! Ovvero: il fatto che Aciam S.p.A. per legge debba morire e che si sia conferito l’appalto dei rifiuti ad altri (a quello che ad oggi è però un socio privato di Aciam S.p.A., Tekneko) impegnando una somma ingente, non esime Avezzano dal far realizzare comunque la discarica. Il capitolato avezzanese chiedeva:

Tutti i rifiuti destinati allo smaltimento dovranno essere trasportati e conferiti agli impianti di stoccaggio e/o trattamento a scelta della ditta appaltatrice e dovranno essere comunicati al Comune o alla nuova Autorità d’Ambito, ove costituita. In sede di gara, il concorrente dovrà indicare gli impianti da utilizzare allegando i relativi contratti per il conferimento o dichiarazione d’impegno degli impianti al ricevimento dei rifiuti per lo stoccaggio e/o trattamento.

Indicando Tekneko l’impianto di trattamento di Aielli ci si è rimessi in coda ad… Aciam S.p.A…
Dunque, quel sistema che conduce dal disastro di Valle dei fiori sino alla trasformazione di contratti di parenti di direttori nonché ad assunzioni di fratelli di carseolani, di figli di coordinatori, di ottavi in graduatoria deve continuare. Cambiare tutto per non cambiare nulla: la legge ci divorzia e noi ci riaccoppiamo. A spese dei fessi fontamaresi.

fmb

[ Tratto da: ilmartellodelfucino 2012-1 ]

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