Diritto allo studio? Sono… Gatti da pelare

Non si ferma la protesta degli studenti dell’Ateneo aquilano.
Zero copertura delle borse di studio per l’anno in corso; in parole povere l’Azienda per il diritto allo studio (ADSU) stila le graduatorie dei beneficiari delle borse, ma non ci sono soldi.
Neppure le nuove mense – quasi ultimate – sono attive. Ciò sarebbe dovuto anche ad una indecisione sindacale: non ci sono mezzi a sufficienza, quale mensa riattivare per prima? Quali lavoratori far rientrare e quali lasciare a casa?
Nel frattempo gli studenti pagano fino a 6 euro per un pasto in strutture private. Si aggiunga a tutto ciò la non troppo chiara scelta di Chiodi di affidare alla Curia la gestione della nuova casa dello studente, scavalcando di fatto le graduatorie di merito stilate dall’ente competente (ovvero l’ADSU, ovvero la Regione stessa) in base alle quali venivano prima assegnati i posti disponibili.
Chiodi sostiene che, data la situazione d’emergenza, non c’era tempo per agire secondo i criteri ordinari, e che, a ben guardare, l’affidamento a terzi della gestione della Casa dello studente, renderebbe quest’ultimi “liberi di scegliere” la propria sistemazione. Una risposta questa che richiede notevoli sforzi semiotici ed interpretativi.
Si tenga poi conto che, al decorrere di un termine di 30 anni, la struttura diverrà di fatto proprietà della Curia stessa, che ha messo a disposizione il terreno.
Qualcuno potrebbe a questo punto chiedersi: “ma che c’entrano i gatti?” Eccovi accontentati. Paolo Gatti è assessore regionale alle Politiche per il lavoro, con delega al Diritto allo studio.
E’ a lui che gli studenti si sono rivolti per avere spiegazioni sull’imbarazzante situazione attuale, all’assenza di un reale diritto allo studio, ottenendo però risposte lacunose, non proprio da esperto in materia.
Non è la prima volta che Gatti balza agli onori della cronaca e sempre in merito a decisioni riguardanti i giovani. Già dall’ultimo Governo Prodi erano stati stanziati dei fondi a favore delle iniziative giovanili. Dopo il sisma l’attuale governo ha semplicemente deciso di destinare buona parte di tali fondi (2.800.000 euro circa) in favore dei ragazzi aquilani. La gestione e l’assegnazione del denaro è di competenza della Regione. Ecco spuntare però la proposta di Gatti: affidare la gestione dei fondi ad un secondo intermediario, un’associazione, una Onlus (Giovani per l’Abruzzo), di cui è egli stesso fondatore. Gatti sottoscrive così con il Ministro Meloni un protocollo d’intesa che prevede l’utilizzo dei fondi, attraverso la Onlus, per realizzare un villaggio della gioventù, non quindi una loro auspicabile assegnazione attraverso bandi pubblici. Il consigliere regionale Maurizio Acerbo chiede quantomeno spiegazioni, la proposta di Gatti viene ripetutamente bloccata dal consiglio, che altrimenti verrebbe di fatto scavalcato in merito alla gestione delle politiche giovanili.
Nel frattempo i giovani residenti nel cratere non beneficiano degli aiuti, di fatto bloccati, e gli studenti dell’Ateneo (una ricchezza per la città) dovranno continuare, fantozzianamente, ad “arrangiarsi con mezzi propri”.

( Sandro Coletti )

Tratto da: SITe.it edizione stampata – numero zero dicembre 2010

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