Devianze del sistema – Sorgi verdi

Da tempo andiamo sostenendo che il baco è nel sistema di norme e regole, e accapigliarsi sui singoli provvedimenti, in specie nella regione di estrema periferia che è gli Abruzzi, è un’attività che, se non inutile, può al massimo assurgere – salvo rarissimi fortunati casi – al livello della testimonianza (che è, come noto, prerogativa dei fessi).

Il recente arresto del massimo dirigente regionale, Antonio Sorgi, ci ha confermati nella nostra opinione. Sulle condotte di questo personaggio, ammaestrati soprattutto dalle decennali narrazioni dell’amico Augusto De Sanctis, c’è poco da dire, e solo ci sarebbe da meravigliarsi che detto Sorgi abbia potuto per anni fare e disfare nei palazzi del potere, sino ad essere definito il “Re Sole”; lo ha fatto perché le regole – oltre che la connivenza e la politica – lo hanno consentito, in quanto funzionale al sistema (ci viene in mente una constatazione di Aldo Moro in cattività, prigioniero dei brigatisti e ignorato dai suoi amici fuori: «Ma è il meccanismo, deve essere così»). Ora che lo stesso Sorgi è divenuto non più troppo gradito (ma sempre tollerato, perché ove parlasse di chi oggi lo sta avversando, potrebbe succedere un cataclisma), un’inchiesta fatta dalla Procura di L’Aquila (e ci sarebbe già da tremare) per una gara di appalto a Francavilla a Mare della quale si discuteva a Giulianova, lo pone temporaneamente in panchina, prima di riacquisire, tra qualche torno di tempo, con una nuova verginità, il posto lasciato e le scuse della collettività. Sì, perché se l’indagine è questa, ed intercettando il Sorgi e l’allegra sua compagnia cantante si è appurato solo questo, ebbene a sbagliare nel giudizio era…. il De Sanctis.

L’ordinanza di arresto del Sorgi somiglia in maniera impressionante a quella che quasi un lustro fa portò in carcere quel povero cristo di Ezio Stati – che lì non c’entrava veramente nulla, al punto che non sono riusciti, dopo avergli regalato una bella svernata agostana al supercarcere di Sulmona, a formulargli un’accusa che potesse riuscire comprensibile in lingua italiana e per il diritto penale – e Vincenzo Berardino Angeloni. Anche allora, analizzando il provvedimento come solo degli ignoranti come noi possono fare, seppure accecati dalle vessazioni morali subìte per mano della nota compagine della Valle del Giovenco, arrivammo a dirci che se un prolungato ascolto quotidiano delle elucubrazioni dell’Angeloni aveva fatto emergere il solo fatto del televisore a Stati (televisore mai ricevuto dall’interessato) e quel gioiello, avremmo dovuto precipitarci a chiedere scusa all’Angeloni medesimo, ché eravamo e siamo più delinquenti noi.

In realtà: sulle cose serie, da noi, non si indaga, quando si indaga ci si ferma, e la documentazione prodotta dalla polizia giudiziaria è generalmente infungibile ad un autentico accertamento dei fatti (a solo titolo di esempio: nell’indagine su Sorgi, ad un certo punto si legge come costui – che pare piuttosto in difficoltà con i metodi dei contraddittori-rivali della società formalmente della moglie, metodi che non ci paiono poi commendevoli più di quelli della fazione Sorgi – pensa bene di sollecitare un’interrogazione al municipio di Francavilla, e chiede ad un noto politico pescarese chi conosca in quel consiglio comunale, politico che gli fornisce un nominativo. E’ ovvio si tratti di un consigliere di Francavilla, che solo può fare un’interrogazione in consiglio comunale. Ebbene, gli inquirenti hanno chiesto, al Comune di Francavilla se vi fosse o meno un’interrogazione agli atti presentata…dal politico pescarese! Che naturalmente ha risposto no. Ma come si fa!).

Capita talvolta di ascoltare qualche giapponese sull’atollo il quale, non conscio che la guerra è finita, persevera nel difendere la precedente disastrosa giunta regionale di centro-destra, ed i suoi tagli. Costoro continuano a non valutare come, per effettuare tali tagli, quei politici che hanno retto i vertici della Regione negli ultimi anni si siano consegnati, mani e piedi, a quei mandarini regionali dei quali Sorgi è solo uno degli esponenti. Cosa poteva e potrà mai uscirci, da simili riforme, ammassate da un simile personale? Spiace dirlo, ma Chiodi e compagnia bella si sono rivelati del tutto inadeguati, e l’ultima comica del ricorso elettorale proposto contro la vittoria del D’Alfonso la dice lunga: si legge, nel lancio di agenzia, che «una parte del ricorso riguardava problemi di corretta applicazione della legge elettorale regionale che i ricorrenti avevano considerato di difficile interpretazione e con difetto di costituzionalità» (AGI – 9 ottobre 2014). Ha dimenticato, Chiodi, di averla lui, la legge elettorale, l’anno scorso. Senza parole. Nemmeno la decenza.
Tornando al discorso principale: sostituire Sorgi con un altro Sorgi serve a poco, occorre un mutamento di passo sia nei comportamenti sia nelle regole. Sotto questo profilo, nel comunicato del Forum abruzzese dei movimenti per l’Acqua emesso in occasione dell’arresto di Sorgi, si ricorda quanto segue:

[…] Tra le opere più contestate e dall’iter incredibilmente travagliato e, in diversi passaggi oscuro, la filovia di Pescara. Progetto prima escluso da Sorgi and co. dallo screening di V.I.A. su proposta dell’azienda nel 2008; poi “osservato” dalla Commissione Europea con la quale Sorgi aveva sostenuto la bontà della procedura seguita e l’avvenuta partecipazione del pubblico al procedimento tramite “rassegna stampa” […].

Accenno bizzarro alla rassegna stampa quale modalità per inverare quella partecipazione che la legge prevede che a noi fa venire alla mente un recente pronunciamento del Consiglio di Stato, adito dal direttore di questa testata, per vedersi riconoscere, per la difesa da una querela e per l’esercizio della propria professione di giornalista, il diritto a conoscere gli atti alla base della formulazione di due disposizioni contenute in due ordinanze della Presidenza del Consiglio dei Ministri a L’Aquila. Con la prima ordinanza si erano allargate, nel 2009, le maglie sul controllo della gestione dei bagni chimici attraverso l’eliminazione di alcuni formulari (con il risultato che risultava difficile, se non impossibile, accertare se le pulizie commissionate e pagate siano state realmente effettuate); con la seconda ordinanza si era invece accordato, a posteriori, ovvero, fuori tempo massimo ed indistintamente, l’assenso, da parte della stazione appaltante Protezione Civile, a tutti i subappalti non autorizzati del Progetto CASE, compresi i 132 casi (dicesi: centotrentadue) già accertati dalle forze dell’ordine in due soli cantieri. Ebbene, il Consiglio di Stato ha detto al malcapitato Venti che egli poteva e «può attingere conoscenza degli atti e documenti non strettamente funzionali al diritto di difesa e rientranti nel concetto di informazioni da rendersi all’opinione pubblica attraverso lo strumento informatico di consultazione di dati e notizie presenti sui siti istituzionali esistenti» [!].
Va tutto bene ma poi non lamentiamoci se il nostro ambiente è devastato, o se 800 balconi del Progetto CASE vengono grottescamente sequestrati. E’ a monte il baco, è in alto. E, soprattutto, è in noi, nell’assuefazione.
Franco Massimo Botticchio

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