Dal Gran Sasso all’Emilia: riecco Giuliani, arma di distrazione

Quello emiliano è il remake di un film già visto. Lo stesso film dell’Aquila, aprile 2009. Sceneggiatore e regista sono ancora ignoti, ma il beneficiario finale è il Dipartimento di Protezione civile e quanti potevano fare e non hanno fatto. L’attore protagonista è sempre lo stesso: Giampaolo Giuliani, il tecnico di laboratorio che sostiene di poter prevedere un terremoto. Le comparse più o meno consapevoli sono di nuovo i giornalisti di carta stampata e tv, blogger e commentatori vari.
A dare il “ciak si gira” è, ancora una volta, il blog di Beppe Grillo. Ieri, diverse ore dopo la scossa delle nove, titolava: “Giuliani è in grado di anticipare di 6-24 ore il manifestarsi di un terremoto. La sua ricerca sui precursori sismici ha salvato la vita a quanti, nel 2009 in Abruzzo e in questi giorni in Emilia Romagna, hanno dato ascolto ai suoi allarmi“.
L’articolo è corredato da un video. Tra tante ovvietà su previsione e prevenzione, Giuliani accusa gli esperti di non saper leggere i sismografi e sentenzia: “dalla settimana scorsa c’erano segni che si sarebbe verificato un forte terremoto, oggi“.
La dichiarazione di Giuliani arriva – è bene ripeterlo – alcune ore dopo la scossa di martedì mattina.

Ora attiviamo il fermo immagine sul film emiliano e raccontiamo la trama di quello dell’Aquila. In Abruzzo, nel mezzo di uno sciame in atto da settimane, Giuliani lancia ripetuti allarmi. Preannuncia anche una scossa devastante: il 6 aprile arriva quella dell’Aquila, peccato che lui indica Sulmona. Nelle settimane successive Giuliani continua a prevedere scosse in tutto il cratere sismico che arrivano puntualmente: ma come per tutti gli sciami post terremoto, va detto che di scosse se ne verificano decine al giorno.
Eppure per settimane, giornali e tv, depistano l’opinione pubblica con il caso Giuliani, con le analisi sulla prevedibilità dei terremoti e la scientificità del gas radon come precursore di eventi sismici.

Come è andata a finire? E’ stato gioco facile dimostrare che il metodo Giuliani non è scientifico e quindi che i terremoti non si possono prevedere, come sostenevano gli scienziati del Dipartimento di Bertolaso. Il problema è che nel frattempo, grazie a quest’arma di distrazione di massa, non si è parlato del resto. Cioè dei provvedimenti che la Protezione civile poteva e doveva prendere in tema di previsione e prevenzione. Di ciò che – nonostante lo sciame era iniziato a dicembre 2008 – non è stato fatto.

Angelo Venti *

 (* Responsabile Presidio di Libera L’Aquila)
(Su “Il Manifesto” del 30 maggio 2012)
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