CORTOCIRCUITO A LUCO: salvati tre milioni di euro

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A due anni dall’uscita di “L’affare all’ombra del sole“, il GSE dice NO al furto di incentivi pubblici: dalle carte molti dubbi sui rapporti tra ditte private, Comune e Regione.

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Questa è una storia complicata che, per essere compresa bene, va raccontata dall’inizio. Due celanesi che fanno una “proposta indecente” al Comune di Luco. L’Amministrazione comunale che accetta – in cambio di un piatto di lenticchie – di svolgere il ruolo di “Testadilegno” per consentire così a dei privati di intascare incentivi pubblici anche se non ne avevano più diritto. E poi ancora 4 società a responsabilità limitata, con il ruolo centrale della Tea srl: il 99% delle sue quote, però, è della MASFIDA, società anonima svizzera.

 municipio.jpgUna storia, questa, già pubblicata ad aprile 2013 su  site.it/briganti,L’affare all’ombra del sole” [ leggi QUI ]: una inchiesta giornalistica alla base del primo esposto della lista Uniti per Luco. Quindi, in questi due anni, conoscevano bene i fatti Amministrazione comunale, GSE, Corte dei conti, Prefettura, Procure della Repubblica: Sindaco e funzionari di Comune e Regione  non potevano non sapere. Invece la storia va avanti e diventa più inquietante: dal successivo carteggio tra questi enti emergono sottovalutazioni, omissioni e, forse, connivenze.

I celanesi Ranalletta e Ciaccia sono proprietari di un ettaro di terreno agricolo ad alta produttività a strada 45,  che già dal 2010 hanno messo a disposizione della Tecnocall srl [vedi scheda] per realizzare un campo fotovoltaico di 504 Kwp: In ballo milioni di euro dagli incentivi e dalla vendita di energia, stimata in 650mila kw/h l’anno. L’autorizzazione è la n. RA 251337 del 28 giugno 2011, poi  volturata alla Abruzzo energia srl [vedi scheda].

Nel frattempo, nel marzo 2012 la legge regionale 27 stabilisce – per gli impianti in aree agricole non promossi da pubbliche amministrazioni su terreni di loro proprietà – il divieto all’accesso agli incentivi.  E siccome l’impianto è di privati e non è nemmeno in funzione entro il settembre 2012, il diritto agli incentivi svanisce.

La Tecnocall, Ranalletta e Ciaccia non si arrendono. Il 31 ottobre 2012, stipulano un contratto di cessione ventennale del diritto di superficie  del loro terreno a una terza ditta (che subentra a Tecnocall e Abruzzo energia): è la Tea srl [vedi scheda], controllata al 99% delle quote dalla Masfida, società anonima svizzera [vedi scheda]. Poi, il successivo 26 novembre, buttano l’amo: inviano per posta una “proposta indecente” al Comune di Luco.

I due proprietari offrono all’ente la donazione gratuita del terreno, gravato però dal diritto ventennale di superficie a favore della Tea e da una serie di condizioni stringenti per il Comune che, in cambio di  10mila euro l’anno, abbocca: infatti con la delibera n. 61 del 29 novembre 2012 il consiglio comunale approva all’unanimità.

Il 5 marzo 2013 colpo di scena. Ranalletta e Ciaccia presentano una nuova istanza di donazione, con cui si introduce però un ulteriore passaggio: i due vendono il terreno prima alla Tea srl che dona poi al Comune, alle stesse condizioni iniziali. E mentre a novembre era filato tutto liscio, questa volta il diavolo ci mette la coda. La consigliera Marivera De Rosa, con un documento allegato agli atti, denuncia l’opacità dell’operazione e chiede di rinviare il punto per approfondire meglio i rischi per l’Ente. Il Sindaco sceglie però di andare avanti e il 14 marzo 2013 approva la delibera n. 10, con il voto contrario dell’opposizione Uniti per Luco, l’astensione dei consiglieri di maggioranza Sergio Venditti e Salvatore Patierno e il voto favorevole di Domenico Palma, Giovanni Panella, Antonello Gallese, Fiorenzo Ciocci, Raimondo Terramano, Antonella Olga Angelucci Angelucci.

L’iter amministrativo si conclude il 22 marzo. Con la delibera di Giunta n. 37 il sindaco Domenico Palma e gli assessori Giovanni Panella, Gino Ciocci, Emilia Verdecchia e Antonello Gallese autorizzano la firma del  contratto, che viene ratificato 3 giorni dopo nel palazzo comunale: la Tea srl delega alla firma una quarta società, la Fotovoltaico Luco srl [vedi scheda]: la società risulta registrata alla Camera di commercio solo il 14 marzo, stesso giorno in cui deliberava il consiglio.

Il contratto è un vero e proprio atto di sottomissione del Comune agli interessi dei privati. In cambio della donazione del terreno e di appena 10mila euro l’anno, il Comune si impegna a figurare come soggetto responsabile del Conto energia presso il GSE (Gestore Servizi Energetici) e a girare tutti gli incentivi e i proventi della vendita di energia al privato, vero proprietario dell’impianto.

L’impianto fotovoltaico è ultimato e la storia sembra conclusa, anzi no. Il 15 aprile 2013 Site.it/briganti pubblica “L’affare all’ombra del sole“, una inchiesta giornalistica che fa il punto sull’intricata storia, ricostruisce tutti i passaggi, le relazioni politiche e di parentela dei personaggi coinvolti, le condizioni del contratto e gli intrecci societari legati all’impianto.

Si riaprono così i giochi. De Rosa torna alla carica e il successivo 8 maggio indirizza a GSE, Comune, Regione, Prefettura, Ministero dell’economia, ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione), Corte dei conti e Procura un primo esposto in cui chiede di verificare la correttezza della pratica di accesso agli incentivi e, nel caso di riscontro d’irregolarità, chiede di prendere gli opportuni provvedimenti.

Con l’esposto, insieme alle indagini della Procura, parte un balletto di note e missive tra i vari enti, volte ad accertare la destinazione urbanistica dell’area, passaggio fondamentale per decidere se accordare o no gli incentivi. Il 9 luglio una nota della Regione specifica che l’Autorizzazione Generale (AUG) per l’impianto era da considerarsi decaduta, mentre il 26 agosto il Ministero dell’economia conferma il divieto di impianti fotovoltaici a terra.

Il GSE, con nota del 26 settembre 2013, chiede alla Regione di accertare se la PAS (Procedura Autorizzativa Semplificata) rilasciata dal Comune può sostituire le funzioni della Autorizzazione Unica. Ironia della sorte, lo chiede proprio al dirigente Antonio Sorgi, che in un’intercettazione contenuta in una inchiesta per corruzione veniva soprannominato il “Re Sole“: tanta era la considerazione che uno degli indagati aveva del potere e della capacità di influire sulle dinamiche politico-amministrative da parte dell’alto dirigente della Regione Abruzzo.

Si scatena così un fitto scambio di note tra Regione e Comune con richieste di chiarimenti e risposte imbarazzanti fatte di sì, no, nì, a volte di palesi menzogne, che a rileggerle in sequenza suscitano ilarità, sconcerto, indignazione.

Il 7 luglio 2014 il GSE, “…sulla base delle risultanze emerse…”  prova a stendere un velo pietoso sulla vicenda e chiude l’istruttoria  con il “non accoglimento della richiesta di tariffe incentivanti“.

Pur di non perdere gli incentivi, sprezzanti del ridicolo (…e del codice penale) si tenta il contrattacco.

Dal Comune, il 4 agosto 2014 alzano la palla e con la nota 6429 chiedono al GSE il riesame della pratica,  appellandosi goffamente a un “…mero errore materiale [!]” e a una interpretazione diciamo fantasiosa delle delibere approvate dal consiglio.

Dalla Regione, il 23 settembre, la palla la schiacciano sul GSE. Con nota 4047 il solerte Antonio Sorgi, conferma lapidario: “…la procedura seguita dal Comune consente di effettuare quella “variante puntuale” dello strumento urbanistico e che pertanto la stessa appare corretta…“.

Sconcertato, il gruppo “Uniti per Luco“, il 27 ottobre 2014 si rivolge con un esposto direttamente al Presidente della Regione D’Alfonso  paventando “una concreta ipotesi di raggiro da parte del Comune, in concorso con i privati” al fine di mettere le mani su incentivi non spettanti e chiede al Presidente  di “procedere a una verifica della legittimità  della nota 4047 e alla sospensione della stessa presso il GSE“. La nota è quella del dirigente Antonio Sorgi che, per la cronaca,  nel frattempo era stato arrestato con l’accusa di corruzione.

Con Sorgi ai domiciliari, dalla Regione provano a mettersi ai ripari. Il 12 novembre, con nota 4795, chiedono al Comune “la trasmissione degli atti probanti l’affermazione resa, ovvero dell’atto deliberativo dell’avvenuta variante ai sensi dell’art. 19…”. Dal Comune non se ne danno per inteso e il 9 dicembre, con nota 9786 vistata dal sindaco Domenico Palma, rispondono in maniera maldestra, se non strafottente: “la variante urbanistica puntuale è stata adottata ai sensi dell’art. 19, così come peraltro già confermato dalla stessa Regione“, e allega alla nota le due delibere di consiglio 61/2012 e 10/2013, nelle quali però non vi è nessun accenno all’art. 19.

Il 5 febbraio 2015 la Regione invia al GSE la nota 464/15, a firma del funzionario Vittorio Di Biase, in cui la prosa burocratica raggiunge la perfezione, sfiorando la paraculaggine: “si conferma, che si ritiene corretta la variante urbanistica ex art. 19, qualora adottata e approvata nel rispetto delle procedure di legge“.

A questo punto il GSE getta la spugna e, con provvedimento dell’11 marzo 2015, comunica l’annullamento in autotutela del precedente provvedimento del 7 luglio 2014, “riconoscendo così al Comune di Luco le tariffe incentivanti“.

Leggendo le motivazioni riportate nel provvedimento, si deduce che le dichiarazioni del Comune e quelle dei funzionari della Regione – in presenza di palesi carenze istruttorie o assenza di verifiche e riscontri documentali sull’intero iter autorizzativo –  sono state ritenute valide nonostante le dichiarazioni non veritiere.

Sarà per l’arrivo della primavera, ma le dichiarazioni di Sindaco e Ufficio tecnico proprio non vanno giù nemmeno a tre consiglieri eletti nella maggioranza. Il 24 marzo 2015, in una nota Fiorenzo Ciocci dichiara che le deliberazioni 61/2012 e 10/2013 “non contemplavano in alcun modo l’approvazione di alcun progetto ai sensi dell’art. 19″ e poi affonda il coltello nella piaga: “Non è la prima volta che il responsabile dell’ufficio tecnico fa dichiarazioni non rispondenti al vero. Ciò è riscontrabile nella nota 2546 del 31 marzo 2014 in cui lo stesso responsabile dichiarava che la società Tecnocall nel mese di luglio 2011 aveva presentato la comunicazione di inizio lavori per la realizzazione dell’impianto“. Comunicazione di cui non si è trovata traccia.

Il 30 marzo anche l’assessore Emilia Verdecchia in una nota dichiara di “non aver mai sentito menzionare l’art. 19, citato invece nella nota 9786/2014 a firma del Sindaco e del responsabile dell’ufficio tecnico“. Lo stesso giorno anche il consigliere Salvatore Patierno, in una nota, prende le distanze dal sindaco e afferma che “non è stata mai adottata nessuna variante urbanistica ai sensi dell’art. 19“.

Il primo aprile 2015 il gruppo “Uniti per Luco” ritorna alla carica e indirizza alle autorità competenti un nuovo esposto, evidenziando che per ottenere dal GSE l’erogazione degli incentivi Sindaco e ufficio tecnico avevano falsamente attestato l’adozione di una variante urbanistica, inducendo così in errore lo stesso GSE.

Il 7 aprile il GSE comunicava al Comune l’avvio del procedimento per la sospensione del riconoscimento degli incentivi e chiedeva l’invio delle delibere comprovanti l’avvenuta variante urbanistica.

Il Comune risponde il 17 aprile e, sprezzante del ridicolo, non invia alcuna delibera, limitandosi a sostenere che il consiglio avrebbe “implicitamente” deliberato l’adozione della variante… A smentire nuovamente questa versione è Assunta D’Agostino, segretario comunale, che il 22 aprile, con nota 3017 attesta “l’inesistenza agli atti del Comune di deliberazioni di approvazione di un progetto per la costruzione di un impianto fotovoltaico“. Ma il sindaco Palma non si rassegna e il 28 aprile, con la nota 3184 indirizzata a tutte le autorità competenti, “contesta integralmente” sia il contenuto dell’esposto di “Uniti per Luco“, sia le dichiarazioni di Ciocci, ritenendoli tesi solo a screditare l’operato della Amministrazione…

Il 30 aprile 2015 la Regione, con nota 114769/dgr, riscontra la richiesta di accesso agli atti del gruppo “Uniti per Luco” fornendo gli atti istruttori relativi ai pareri dei funzionari Sorgi e Di Biase, e prova a mettere una pezza in autotutela con questa dichiarazione: “l’esito comunicato con la nota 464/15 del 5/2/2015 è da considerarsi atto meramente ricognitivo della precorsa procedura amministrativa“.

A questo punto Il gruppo “Uniti per Luco“, il 13 maggio, chiede direttamente alla Provincia, quale ente delegato dalla Regione in materia urbanistica, di accertare l’esistenza di procedure adottate dal Comune per la variazione di quei terreni.

Il 10 giugno 2015, in relazione agli esposti, è il Prefetto a bacchettare direttamente il Sindaco Palma: “non sembra utile e condivisibile il riscontro qui pervenuto il 12 maggio u.s. mediante nota 3184 del 28/4/2015 con la quale si forniscono elementi che non appaiono risolutivi nei confronti delle censure avanzate dagli istanti“.

E il 17 luglio, arrivano anche le bacchettate della Provincia con le puntualizzazioni della nota 39194: “evidentemente, non è stato ben compreso dalla Amministrazione comunale se, come si evince dalla nota in epigrafe, si attribuisce alla scrivente una implicita conferma del presunto cambio di destinazione urbanistica avvenuto tramite procedimento ex art. 19. Si conferma che non risulta agli atti della Provincia alcun procedimento di approvazione del progetto. La mera volontà dell’Amministrazione non esaurisce, né sostituisce, alcun procedimento formativo...”

Il 21 luglio 2015 il GSE notifica via pec al Comune il provvedimento conclusivo n. GSE/P20150065286, in cui si elencano tutte le incongruenze della documentazione e “comunica al Soggetto responsabile dell’impianto n. 814466, Comune di Luco dei Marsi, l’annullamento del provvedimento (prot. GSE/P20150016993) con ciò derivandone la decadenza del diritto alle tariffe incentivanti di cui al D.M. 5 maggio 2011.”

Ma anche l’invio questa importante comunicazione dal GSE per Posta elettronica certificata si tinge di giallo. Il documento non risulta registrato al protocollo e la versione elettronica sparisce dai computer del Comune: un tecnico informatico riesce però a ripescarla dal server e viene finalmente protocollata solo 22 giorni dopo, il 13 di agosto 2015. Per questo strano episodio risulta comunque aperto un procedimento disciplinare interno del Comune di cui attendiamo l’esito.

Dopo la bocciatura definitiva de GSE, appare misterioso anche il vero scopo della riunione indetta il 10 agosto e tenuta il 1 settembre dal direttore del Dipartimento O.P., governo territorio e politiche ambientali della Regione, Emidio Primavera.   Convocati il sindaco Domenico Palma e il responsabile ufficio tecnico Antonio Guercioni, Marivera De Rosa di “Uniti per Luco” e tutti i funzionari regionali dei settori coinvolti: Walter Gariani, Iris Flacco, Carlo Massacesi, Giancarlo Misantoni, Antonio Iovino, Stefania Valeri. A sorpresa, Palma e Guercioni sono accompagnati da Raimondo Grassi [vedi scheda], socio e amministratore della Fotovoltaico Luco srl: lo presentano, pare, come consulente del Comune. Siamo in attesa del verbale di questa riunione.

LIBERA, coordinamento per l’Abruzzo [ per contatti e segnalazioni: Angelo Venti: 336.400692 – abruzzo@libera.it ]

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– SCARICA IL PDF di site.it/briganti 2015-8

– SCARICA IL PDF di site.it/briganti 2013-6 (L’affare all’ombra del sole)

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