Con-troll-o ad Avezzano – Social media e squadrismo mediatico

Nella comunicazione ai tempi dei social network il confine fra i due significati della parola controllo spesso diviene così labile che si fa fatica ad accorgersi di aver superato il limite. Questo vale sia per i fruitori che per i produttori di contenuti.

Nella nostra lingua, infatti, controllare indica sia l’esercizio dell’osservazione di una particolare circostanza (con la lancetta del carburante si controlla la quantità di combustibile rimanente nel serbatoio dell’automobile) che il governo della situazione (con il pedale dell’acceleratore si controlla l’erogazione di carburante al motore).

Oggi passiamo dal controllo (monitoraggio/indirizzamento) dello stato d’animo dei cittadini al controllo (monitoraggio/indirizzamento) degli argomenti aggiungendo, però, all’identificazione di chi non è allineato la rappresaglia nei suoi confronti. Questo comportamento è più facile da mettere in pratica partendo da piccole realtà locali controllabili per scalarlo, poi, a livello nazionale o globale. Lo strumento con cui attuarlo sono i social network che forniscono tutti i mezzi necessari per realizzarlo.

Vediamo come ciò viene messo in pratica.

La velocità con cui viaggiano oggi le informazioni, infatti, permette di cambiare il significato della parola controllo prima ancora che ci si accorga di quale delle due condizioni venga soddisfatta.

Così come, fra i produttori di contenuti, l’influencer è colui che dice alla sua comunità telematica cosa pensare mentre l’influenced è quello che dice all’uditorio ciò che a quest’ultimo piace sentire. L’influenza, si sa, in medicina, in politica e in comunicazione produce sempre un certo giro di soldi…

Sin qui nulla di nuovo o di strano, in fondo la pubblicità dei prodotti o la propaganda politica hanno sempre utilizzato questi strumenti ma oggi siamo di fronte ad un fenomeno diverso dovuto proprio all’ambiguità e alla capacità di scendere nel dettaglio dei social network. Ciò che rende l’attuale situazione preoccupante sta nel fatto che questo modus operandi si ripercuote con molta più violenza nelle realtà piccole come può essere quella di una cittadina come Avezzano.

Accade, infatti, che i candidati sindaci affidino la gestione della propria campagna elettorale a delle agenzie di comunicazione che riescono a passare dal marketing commerciale a quello politico con estrema facilità e spregiudicatezza (anche grazie al fatto che i loro clienti sono spesso le istituzioni pubbliche con cui hanno rapporti grazie alla corrente politica a cui fanno riferimento). Successivamente, però, la comunicazione viene gestita attraverso soggetti che, operando in modo chirurgico sui social, esercitano pressioni dirette e indirette non solo censurando gli argomenti ma arrivando addirittura a “trollare” (in gergo informatico i troll sono bulli) le persone che, nella maggior parte dei casi, soprattutto in piccole città, sono direttamente conosciute o identificabili. Tale comportamento è già criticabile se adottato in condizioni generali, figuriamoci se addirittura sono i portavoce di cariche istituzionali (di maggioranza o opposizione che siano) a metterlo in pratica.

Dato che il profilo social ha preso il sopravvento sulla vita reale delle persone condizionandone umori e, quindi, scelte, si può capire che ripercussione abbia tutto ciò sulla società a cui questi individui danno corpo.

Questo “eccesso di zelo” di chi ricopre tali mansioni, anche se non è ufficialmente richiesto dai “datori di lavoro”, sicuramente fa gioco in una comunicazione che tende a verticalizzare l’appartenenza o meno ad uno schieramento. Paradossalmente, però, per fare tutto ciò non serve controllare la rete, basta semplicemente usarla.

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Lapo Kalisse
Lapo Kalisse è uno sciamano informatico e guaritore di gadget tecnologici. Dopo una lunga esperienza maturata come consulente ha acquisito la consapevolezza che l’informatica è lungi dall'essere una scienza esatta e, quindi, ha cominciato ad applicare metodologie animistiche all’IT.