Che orecchie grandi che hai! / 1

Google Home vs Amazon Echo
Google Home vs Amazon Echo

L’epoca dei vasi ascoltatori

Google Pixel
Google Pixel

Qualche giorno fa Google, in una mega presentazione, ha fatto vedere a tutti il suo Pixel. Ci teneva a sottolineare di avercelo di 5 pollici (12,7 cm) barzotto e di 5,5 al massimo dell’estensione. DXO gli ha “misurato” la fotocamera ed ha constatato che ha due punti in più rispetto all’iPhone, il nuovo processore lo fa durare più a lungo, i nuovi materiali della scocca lo rendono più duro ma forse è meglio fermarsi qui con le allusioni prima che qualcuno fraintenda il fatto che in realtà sto parlando di un telefono.

Per il mercato degli smartphone ormai tutto si riduce ad una gara adolescenziale di prestazioni infatti le novità più interessanti erano quelle al margine della presentazione e, purtroppo, sottintendono una penetrazione ancora più invasiva dell’intimo degli utenti (tanto per riallacciarsi al discorso di prima).

Presentazione di Google Home
Presentazione di Google Home

Mi riferisco a Google Home e al suo cosiddetto “machine learning”: stiamo parlando di un oggetto a forma di vaso da collocare nel soggiorno che, con un microfono sempre aperto, ascolterà l’ambiente che lo circonda per carpire tutte le informazioni che riterrà utili per aiutarvi, secondo i suoi creatori, nella quotidiana ricerca del calzino perduto (più avanti, se avrete la pazienza di leggermi, vi spiegherò meglio).

Amazon Home
Amazon Home

Non è il primo della specie: già Amazon, più di un anno fa, aveva messo in vendita Echo un oggetto a forma di vaso che, per 180 dollari, può farvi ascoltare la musica comprata nel magazzino online oltre a ordinare film, pizza, regolare il termostato e prenotare un taxi con dei semplici comandi vocali; il primo vero esemplare di assistente digitale casalingo. Google Home fa le stesse cose per 50 dollari in meno ed ha alle spalle tutta la potenza di ricerca del più grande indice di conoscenze mai raccolto da esseri umani.

Per sapere tutto di voi ed aiutarvi nelle vostre ricerche, un microfono nello pseudo-vaso riferirà al motore tutte le vostre conversazioni casalinghe (anche se assicurano che potrete anche spegnerlo); grazie a questa raccolta indiscriminata di informazioni personali, nel momento in cui richiamerete l’attenzione del vostro assistente digitale con una parola d’ordine a piacimento che potrebbe essere: “In questa casa non si trova mai niente!” lui potrà svelarvi l’ubicazione precisa del calzino (secondo cassetto del comò) perché lo ha sentito in una conversazione di vostra moglie. Forse la vostra consorte lo stava dicendo proprio a voi ma, dato che non avete ascoltato, non c’è modo di saperlo. O, meglio, volendo il modo ci sarebbe ma…

Questo è il primo passo vero verso l’IoT (Internet of Thingsinternet delle cose) in cui ogni manufatto avrà il suo chip identificativo, l’epoca in cui Google saprà dirci anche in che cassetto abbiamo messo i calzini.

Se volevate un pistolotto sul pericolo delle Intelligenze Artificiali vi toccherà aspettare fino al prossimo articolo.

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