CELANO – Facimm’ammuina: Piccone riconquista Fontegrande (e se si incazza si riprende pure l’abbeveratoio di Paterno)

Facimm’ammuina: Piccone riconquista Fontegrande (e se si incazza si riprende pure l’abbeveratoio di Paterno)

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Il comunicato-stampa dell’ATO2 Marsicano della scorsa settimana preannunziava, insieme al default del «Consorzio Acquedottistico Marsicano S.p.A.» (collasso al quale tutti sembrano ormai essersi rassegnati), l’inizio di un periodo di volantino-acqua.jpgtorbidi – ovvero di un crossover di genuine manifestazioni di rustica anarchia paesana shakerate con più o meno oscure trame dei padroni del vapore e dei loro fedeli servitori politici – al termine del quale troveremo magicamente ridisegnata la gestione del sistema idrico integrato nell’Abruzzo montano. L’obiettivo delle diverse parti in commedia è quello, innanzitutto, di pubblicizzare (nel senso di: accollare a Pantalone) il buco di bilancio e, secondariamente, di attribuirne ogni responsabilità agli avversari politici e continuare così, eliminati i contendenti, indisturbati, con un simile viatico, a fare quel che con l’acqua si è sempre fatto, ancor prima di preoccuparsi dell’approvvigionamento e della gestione di un bene così prezioso: i propri affari, con i propri amici vicini e lontani.

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Il direttore dell’ATO2, nel comunicato di pochi giorni or sono, rammentava, in un passaggio, che «in capo ai singoli Comuni […] sussiste un divieto espresso di legge di gestione diretta da parte dei Comuni dei servizi pubblici di rilevanza economica, come è il caso del Servizio Idrico Integrato».

piccone-borrelli-1.jpgTroppo smaccata la coincidenza temporale di un simile inciso con la diffusione della notizia che di lì a qualche giorno, a Celano, si sarebbe tenuta una manifestazione volta a reclamare il ritorno delle reti e dell’acqua dei Santi Martiri, per non vedervi un nesso. Ed in effetti, sabato 12 aprile 2013, il popolo di Celano, con alla testa il noto Gianvincenzo Sforza, dopo un comizio nella piazza centrale ed una marcia sino alla sorgente, si è ripreso, simbolicamente e non solo, la propria sovranità in materia di acqua, al termine di una mattinata piuttosto convulsa e che ci ha rammentato, per certi aspetti, il vaudeville, e per altri le disavventure dei cafoni di Fontamara. Cosicché il monito dell’ATO2 è stato del tutto disatteso.

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Nelle vesti di don Circostanza – parere nostro – si è prodotto e speso, in un’interpretazione quasi perfetta, da attore consumato qual è, il senatore già onorevole Piccone Filippo, sindaco della Città di Celano, che dapprima si è fatto tirare un poco per la giacchetta, per poi, accorrendo al momento opportuno (applauso della claque), sfornando un’ordinanza totalmente illegittima di ritorno delle acque, degna in tutto e per tutto del famoso patto dei tre quarti e tre quarti per il fiume di Fontamara stesa dal noto avvocato dei cafoni creato dalla fantasia di Silone. Ma tutta la compagnia di giro si è spesa in una recitazione riuscitissima: ragguardevole la commozione del mastodontico Sforza – che con le lacrime agli occhi ed un megafono troppo piccolo per lui tenta di tertecare la macchina dei Carabinieri posta dinanzi al cancello della sorgente -; non meno apprezzabile, per i toni e la giacchetta alla Buster Keaton, il mitico Ezio Ciciotti che sulla ringhiera arringa la folla a scavalcare (di rilievo anche le beffarde risposte giunte dal pubblico: «prima i consiglieri comunali»; «mandate ‘nnanz’ le femmine, che i carabinieri non le toccano!»).

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Peccato che in tutta questa pantomima, loro malgrado ed assai imbarazzati, abbiano dovuto partecipare anche gli uomini dell’Arma, a cominciare dal capitano Borrelli. Costoro hanno dovuto tollerare la rottura, ordinanza o meno, la (poco) simbolica rottura di un cancello che, operata da noi (che, sia detto per inciso, ne avremmo maggior titolo di coloro che lo hanno fatto), ci avrebbe tranquillamente condotti a San Domenico con una bella razione di pedate nel sedere. Per tacere della trattativa tenuta dagli uomini di legge con il patrocinatore del movimento celanese per l’acqua, lo Sforza giustappunto, che bene attesta come quello della commedia all’italiana sia un fenomeno artistico che soltanto noi potevamo produrre, nel senso che solo noi lo abbiamo dentro, come una seconda natura.

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Saremmo curiosi di conoscere il parere, al riguardo, del Prefetto della nostra ubertosa Provincia ma temiamo sarebbe troppo pesante per essere pubblicato e pubblicizzato, giacché crediamo non possa sfuggire, a Sua Eccellenza, come l’esercizio arbitrario delle proprie ragioni, quando pure mitigato da una serie di atti formali (peraltro patentemente illegittimi), avallato e tollerato dalle varie Autorità, sia potenzialmente idoneo ad ingenerare delle reazioni a catena, legittimando, che so, che un domani le popolazioni di Pescina Ortona e Bisegna vadano a chiudere la derivazione che dal Giovenco porta l’acqua a L’Aquila (azione che peraltro sarà da considerare, ove altre Autorità insistano con il bestiale disegno di Amplero 2 – la vendetta).

martello-cancello.jpgQualche voce sostiene che Celano, insieme ad altri centri limitrofi, stia già costituendo un nuovo consorzio per gestire l’acqua, che verrà utile non appena i vertici dell’attuale Consorzio Acquedottistico verranno fuori dal loro bunker di Caruscino arrendendosi per sopravvenuta illiquidità (con tutto il rispetto per le proporzioni, pare proprio di assistere, da tragedia a farsa, allo stesso spettacolo della caduta degli dei, con un consiglio di gestione del Consorzio che non riesce a decidersi neppure per proporre all’assemblea l’azione di responsabilità per i precedenti amministratori, a fronte di una situazione di sfascio che non era desumibile da alcun bilancio).

Ma la bestiale mattinata di sabato scorso a Celano è dovuta, secondo noi, anche ad altro.

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Da alcuni anni, e ancor più nei nostri recenti modestissimi scritti, andiamo reclamando – ci si scusi l’autocitazione – «una Norimberga dell’acqua ovvero un processo che, alla stregua dei gerarchi nazisti dopo il crollo del Reich, sottoponga, con tutte le garanzie del sistema, ovvio, i comportamenti di tutti coloro che hanno messo mano alla questione acqua ad un rigido vaglio di legalità, con tanto di analisi dei rispettivi patrimoni, in entrata ed in uscita». Di alcuni amministratori passati e presenti del «Consorzio Acquedottistico Marsicano S.p.A.» noi pensiamo, da tempo, tutto il male possibile (al punto che l’attuale improvviso profluvio di accuse che costoro stanno incassando dalla Regione, dai giornali, persino dalla magistratura, ci suona posticcio, e di scarso momento, pervenendo a tempo ampiamente scaduto); pure, pretendere, ora, di partire lancia in resta accollando ogni responsabilità al solo geometra Gianfranco dottor Tedeschi da Cerchio, ci pare un riflesso del più puro trasformismo. Anche le pietre sono a conoscenza del patto per il quale, a grandi linee, nel sistema Marsica, acqua e rifiuti sono stati divisi, almeno per i vertici, ad appannaggio rispettivamente di centrosinistra e centrodestra. Ed è in quest’ottica di equilibri che si spiega l’assunzione del noto giurista geometra Luigi avvocato Ciaccia al vertice di Aciam S.p.A.. Neppure il più cieco e sordo tra gli esseri umani, fosse pure dalla Birmania, potrebbe negare questo fatto “politico”. Lo sfacelo, che assume dei contorni privati e personali in ordine alle responsabilità dei singoli, è prettamente di regime, e chi ha lasciato fare, per convenienza o per utile elettorale, non può chiamarsi fuori facendo teatro e camurrìe.

Se poi andiamo – per semplici esempi, perché una disamina del genere porterebbe via qualche centinaio di pagine – ai fatti spiccioli in considerazione dei quali la “rivolta” di Celano non ha alcuna ragion d’essere (soprattutto se i generali sono gli stessi che hanno rappresentato nei consessi sovraccomunali quella Città), non v’è che l’imbarazzo della scelta.

Nella relazione di accompagnamento al bilancio C.A.M. S.p.A. del 2009 è scritto:

«Sono ancora da definite le procedure per le installazioni dei misuratori idrici nei Comuni come Celano che, al pari di Avezzano, non avevano mai adottato una tariffa a consumo».

Ne vogliamo parlare?

Vogliamo discutere dell’esito delle richieste e delle diffide per il rimborso dei mutui?

Ed ancora: vogliamo parlare di quel dirigente della (fallimentare) municipalizzata (in senso lato) di Celano che dopo la deflagrazione di quel folle esperimento (poco analizzato nei suoi esiti) è finito a prestare la sua opera al Consorzio Acquedottistico (peraltro nel di lui profilo su un noto sito di manager quest’esperienza non appare…)? Ci sarà finito per puro caso, al C.A.M. S.p.A., mentre tutto il resto veniva lottizzato sino al pulviscolo?

Se le verginelle barbute di Celano segnano l’inizio di quell’operazione – anch’essa già pronosticata, e da tempo – che prevede l’innesco della rivolta dei clientes contro Gianfrancone affinchè di tutto il fitto reticolo circostante di melma del sistema ci si dimentichi, ebbene, sarà tempo che il noto Tedeschi prenda lo spunto per “pentirsi”, ovvero di narrare tutto ciò che negli anni i tanti complici del regime hanno chiesto, ottenuto, minacciato. Dai sindaci (una componente putrida, massima responsabile del disastro) ai cittadini sino ai giornali, per finire alle autorità che avrebbero dovuto reprimere (e che hanno represso in massima parte chi lanciava l’allarme, e non la minaccia), ecc. ecc.. Non sfuggirà, al noto amministratore di Cerchio, come insegna la Storia, che per tacitare non tanto le proprie coscienze ma le accuse di esser stati dei manutengoli, sacco e fuoco alla sua immagine (se non peggio) saranno scatenati e cavalcati da chi ha interesse, come certi animali domestici, ad occultare i propri escrementi sotto la polvere, mentre più in là si alzano le forche (speriamo solo mediatiche).

Riflettici!

Il Martello del Fucino

foglio volante di Fontamara

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