Cave e rifiuti (3) – Impianto compostaggio Cesca: una puzza che viene da lontano

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Impianto di compostaggio della Cesca sas. Tra ricorsi e controricorsi la puzza ancora si sente, così come le proteste degli abitanti di Magliano dei Marsi e Massa d’Albe. “Siamo in apprensione per la salute pubblica – dichiara Velina Armati del Comitato di difesa del territorio Equovi sono ancora cittadini che lamentano disagi di tipo olfattivo”.

In effetti l’impianto continua a funzionare, nonostante le varie e ripetute diffide, anche se alcune fonti ci segnalano che la ditta – forse proprio nel tentativo di rientrare nelle prescrizioni emanate dalla Regione – starebbe sottoponendo l’impianto a un continuo aggiornamento tecnico. Nel frattempo, assicurano però i cittadini, le emissioni nauseabonde continuano. Con alcune novità: sarebbero ora concentrate in orari e condizioni metereologiche particolari e spesso si tenterebbe, con scarso successo, di coprire il cattivo odore con l’aggiunta di essenze profumate.

E’ il caso di ricordare anche i sospetti avanzati sulla qualità del compost prodotto. Nell’estate 2016, infatti, i forestali sequestrano cinque terreni nei comuni di Scurcola e Massa d’Albe nei quali sono stati sparsi centinaia di quintali di compost la cui miscelazione risulterebbe non conforme con i requisiti di Qualità.

Di recente, alle preoccupazioni per la puzza e ai sospetti sulla qualità del compost, si sono aggiunti anche i dubbi sulla natura stessa dei rifiuti che finiscono nell’impianto. Nelle scorse settimane le forze dell’ordine avrebbero fermato degli automezzi all’ingresso dello stabilimento CESCA, riscontrando irregolarità nei formulari dei rifiuti trasportati: i cittadini si chiedono ora se esistano responsabilità anche per chi quei rifiuti li riceve.

Una vincenda controversa, quella dell’impianto Cesca, che affonda le sue radici nella storia di un territorio devastato nel corso dei decenni, e di cui site.it si è già occupato in Cave e discariche (1) – Assalto alla Marsica fucense. Un impianto la cui costruzione è stata possibile grazie a una norma del Programma estrattivo poliennale e di ripristino ambientale, che prevedeva la possibilità di aggirare il ripristino ambientale con l’insediamento di attività industriali, leggi: Cave e rifiuti (2) – MASSA D’ALBE: la “Banda del buco” …e la puzza sotto al naso.

Una vicenda controversa – quella dell’impianto di compostaggio realizzato dalla Cesca sas – che tiene ancora banco e di cui, di seguito, site.it prova a ricostruire l’intricato iter.


LA STORIA DELL’IMPIANTO DI COMPOSTAGGIO

L’area nel quale nel 2015 nasce l’impianto di compostaggio è caratterizzata da terreni di uso civico, che nel 2004 erano stati concessi dal comune di Massa d’Albe alla Cesca sas per effettuare attività estrattiva.

2012 A fine anno la Cesca sas avvia la procedura per ottenere la permuta di questi terreni per realizzarvi “ulteriori iniziative industriali”. Ma tale superficie non è sufficiente per realizzare l’impianto e la ditta corre ai ripari: interessante al proposito la Richiesta e la Relazione presentata dalla ditta. Proposta che con la delibera n°35/2012 il consiglio comunale valuta positivamente, previo parere positivo dalla regione Abruzzo. Sempre il consiglio comunale, con la delibera n° 13/2013, permuta così terreni di uso civico a favore della Cesca.

Settembre 2013 – Cesca sas presenta a Comune e Regione l’istanza autorizzativa per la realizzazione di un impianto di compostaggio mediante il trattamento di fanghi civili ed industriali ed altri fanghi agro-alimentari. Interessante notare che nello Studio di impatto ambientale allegato al progetto si fa riferimento alle normativa settoriale alla legge 45/2007 e alla necessità di sopperire al deficit impiantistico della nostra zona. Nello stesso mese – senza effettuare nessun sopralluogo – il Comitato di Valutazione di Impatto Ambientale esprime parere favorevole con prescrizioni riguardanti il monitoraggio ambientale in fase di esercizio delle emissioni odorigene e il monitoraggio ambientale acustico da concordare con l’Arta in sede di autorizzazione finale.

Giugno 2014 – In attuazione del “Programma Regionale per la riduzione dei rifiuti biodegradabili da destinare in discarica”, il Servizio Gestione Rifiuti della regione rilascia l’autorizzazione definitiva. In sintesi, ad essere autorizzato è un impianto misto per il trattamento/recupero di 50mila tonnellate di rifiuti l’anno. Come risulta da questa tabella, oltre alla frazione organica dei rifiuti solidi urbani sono presenti anche rifiuti agro-industriali e quelli ligno-cellulosici: trattando quindi anche rifiuti speciali, in base al principio di specializzazione l’impianto può accogliere anche rifiuti provenienti da fuori regione.

Settembre 2014 – Il Comune concede alla ditta una proroga fino al 2024 per l’esercizio dell’attività estrattiva, il che fa sorgere una domanda sulle intenzioni di ditta e Comune: scavare o ripristinare?

Ottobre 2014 – La notizia dell’imminente arrivo del nuovo impianto diventa di dominio pubblico e nasce il “Comitato di difesa del territorio Equo”, contrario alla sua realizzazione. Il comitato ricorre al Tar, il ricorso non viene accolto e si è ora in attesa del pronunciamento del Consiglio di stato. Questi i punti principali del ricorso:

la mancanza di pubblicità del progetto, che non avrebbe permesso di presentare osservazioni entro i termini massimi procedimentali.

– la presenza di un fungo – aspergillus fumigatus – in concentrazioni dannose per salute e ambiente.

– l’incompatibilità dell’impianto con le attività estrattive e con il ripristino ambientale.

– la vicinanza ad aree naturali, corsi d’acqua ed abitazioni.

– l’uso di fanghi per l’ammendante misto.

Luglio 2015 – L’impianto entra in funzione. E iniziano gli esposti. I cittadini, prima quelli delle Case sparse vicine all’impianto e poi anche quelli dei centri limitrofi, lamentano problemi di maleodori e denunciano persino dei malesseri fisici causati dalle esalazioni.

20 giugno 2016 – Un sopralluogo dell’Arta rileva emissioni di ammoniaca in atmosfera ben otto volte superiori ai limiti previsti dalla legge. Aumentano così tra la popolazione le preoccupazioni per salute e ambiente: l’ammoniaca è utilizzata, ad esempio, come base per fertilizzanti, componenti per vernici, refrigerante e persino per la produzione di esplosivi.

Luglio 2016 – I forestali sequestrano tre terreni ubicati nei comuni di Scurcola e Massa d’Albe nei quali erano stati sparsi oltre 500 quintali di compost prodotto dalla Cesca, la cui miscelazione risultava non conforme alla legge; altri due terreni a Massa d’Albe vengono sequestrati qualche mese dopo per lo stesso motivo.

26 settembre 2016 – L’Ufficio Gestione Rifiuti della regione comunica alla Cesca l’Avvio del procedimento amministrativo. Segue un tavolo tecnico con Regione, Provincia, Arta e Asl: nel verbale dell’incontro si legge che la ditta deve rientrare nelle criticità emerse nel sopralluogo dell’Arta entro il 15 giugno 2017. Contestualmente si pone l’accento anche sulla qualità del compost prodotto, sulle caratteristiche dello stesso e sulle modalità di utilizzo finale. Ma le esalazioni continuano e i cittadini sporgono ulteriore denuncia ai carabinieri forestali: la procura di Avezzano segue l’indagine da quasi due anni.

8 febbraio 2017 Colpo di scena al comune di Massa d’Albe: il sindaco Giancarlo Porrini, nel corso di un consiglio comunale straordinario, viene sfiduciato. Tra i punti in discussione all’ordine del giorno la modifica del regolamento per il funzionamento del consiglio comunale e, soprattutto, la proposta di ampliamento del bacino A delle cave di Massa d’Albe. Per la ricostruzione di questi ultimi passaggi è utile la lettura di questo esposto inviato al Prefetto da una consigliera comunale.

La diffida di maggio 2017 – In comune arriva finalmente il Commissario prefettizio, dottor Nicolino Bonanni: poco dopo, anche dal Comune parte una diffida alla Cesca sas.

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