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	<title>SITe.it &#187; Primo Piano</title>
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	<description>Giornale on line</description>
	<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 00:30:58 +0000</pubDate>
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		<title>Operazione Caligola: Ecosfera, un anno dopo</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 21:47:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA["Il Martello"]]></category>

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		<description><![CDATA[Ripubblichiamo un articolo già pubblicato nell&#8217;edizione cartacea di SITe.it del dicembre 2010, insieme al dossier di Libera &#8220;Abruzzo, la fine dell&#8217;isola felice&#8220;. A breve nuovi particolari sull&#8217;inchiesta.
Dopo le polemiche sul vicecommissario Cicchetti, ora è bufera su Enrico Nigris. Sono questi gli «strumenti per ripartire»?
Prima le contestazioni per la nomina a vicecommissario per la  ricostruzione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ripubblichiamo un articolo già pubblicato nell&#8217;edizione cartacea di SITe.it del dicembre 2010, insieme al dossier di Libera &#8220;<em>Abruzzo, la fine dell&#8217;isola felice</em>&#8220;. A breve nuovi particolari sull&#8217;inchiesta.</p>
<h3><strong>Dopo le polemiche sul vicecommissario Cicchetti, ora è bufera su Enrico Nigris. Sono questi gli «strumenti per ripartire»?</strong></h3>
<p>Prima le contestazioni per la nomina a vicecommissario per la  ricostruzione di Antonio Cicchetti, già destinatario di una condanna  definitiva della Corte dei Conti. Ora alla Struttura tecnica di missione  diretta da Gaetano Fontana.<br />
Istituita nel dicembre 2009 per supportare Chiodi «nella definizione  delle strategie di ricostruzione – la struttura ha anche il compito di –  garantire trasparenza e conformità delle attività da svolgere“.<br />
Braccio destro di Fontana è Enrico Nigris, su cui da giugno pende una  interrogazione a risposta scritta (la n.4-07503) presentata dagli  onorevoli Barbato, Di Virgilio, Zazzera e Formisano.</p>
<p>Questo il testo:<br />
<em>“Esosfera spa è una società di servizi di consulenza della pubblica  amministrazione che, per molti anni, ha svolto, con continuità, attività  di assistenza tecnica nei confronti del Dipartimento per il  coordinamento dello sviluppo del territorio del Ministero delle  infrastrutture e dei trasporti («Di.Co.Ter»);<br />
come si evince dalla lettura di diversi organi di stampa, la predetta  società ed alcuni suoi azionisti sono stati e continuano ad essere  attualmente oggetto di diverse indagini condotte dalla magistratura sia  in relazione a presunti legami con organizzazioni di stampo mafioso, sia  in relazione ad un loro presunto coinvolgimento nell’ambito  dell’inchiesta che è stata avviata nei confronti dell’ex presidente del  Consiglio superiore dei lavori pubblici, Angelo Balducci, e  dell’imprenditore Diego Anemone;<br />
in data 20 aprile 2010 è apparso sul quotidiano la Repubblica Cronaca di  Roma un articolo recante il titolo «la superlobby di Alemanno affari  milionari e trasparenza zero» dove si leggono notizie di eccezionale  gravità riguardanti appalti milionari e assegnati dal comune di Roma  quasi esclusivamente con affidamenti diretti, ovvero senza gara  pubblica, che coinvolgono direttamente la citata società Ecosfera spa;<br />
l’architetto Enrico Nigris, già presidente di Ecosfera spa, nonché  azionista della controllante di Ecosfera spa, Ecosfera Gruppo spa,  secondo quanto risulta agli interroganti, da alcune settimane, starebbe  svolgendo attività di consulenza per il Capo della struttura tecnica di  missione del Commissario delegato per la ricostruzione della regione  Abruzzo, partecipando a riunioni con i rappresentanti degli enti locali e  redigendo importanti documenti di particolare delicatezza che  riguardano la ricostruzione della città dell’Aquila -:<br />
se siano a conoscenza di quanto descritto in premessa e, in tal caso,  quali siano stati i criteri e le modalità seguiti ai fini del  conferimento del citato incarico di consulenza nei confronti  dell’architetto Enrico Nigris per la struttura tecnica di missione del  Commissario delegato per la ricostruzione della regione Abruzzo;<br />
quali siano i motivi per i quali una struttura così importante, quale  appunto la struttura tecnica di missione del Commissario delegato per la  ricostruzione della regione Abruzzo, si avvalga dell’attività di  consulenza da parte di soggetti al vertice di società nei confronti  delle quali la magistratura ha avviato indagini giudiziarie di  particolare rilievo sul piano nazionale.”</em><br />
Insomma, con questi chiari di luna, non è che ci sia proprio da stare tranquilli.</p>
<p>Tratto da: <strong>SITe.it edizione stampata</strong> - numero zero dicembre 2010</p>
<p>Per scaricare il file pdf della rivista <a href="http://www.site.it/le_testate/_notes/SITE%202010%20n%20zero%20web.pdf"><font color="#ff0000"><u><strong>CLICCA QUI </strong></u></font></a></p>
<p>File pdf del Dossier di Libera sull&#8217;Abruzzo <a href="http://www.site.it/le_testate/_notes/DOSSIER%20LIBERA%20web.pdf"><strong><u><font color="#ff0000">CLICCA QUI</font></u></strong></a></p>
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		<title>L&#8217;Aquila: Libera al fianco del comitato 3e32</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 16:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA["Il Martello"]]></category>

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		<category><![CDATA[Provincia Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Procura Aquila rinvia a giudizio 12 cittadini per il reato di  «Occupazione abusiva di edificio pubblico». Tra i denunciati il responsabile di Presidio di Libera L&#8217;Aquila.
Libera: &#8220;Un&#8217;accusa assurda  ed infondata, i nostri referenti non fanno parte del comitato 3e32 e svolgevano solo il loro lavoro di giornalisti per denunciare le  illegalita&#8217; nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Procura Aquila rinvia a giudizio 12 cittadini per il reato di  «Occupazione abusiva di edificio pubblico». Tra i denunciati il responsabile di Presidio di Libera L&#8217;Aquila.</strong></p>
<p><font color="#ff0000"><strong>Libera: &#8220;<em>Un&#8217;accusa assurda  ed infondata, i nostri referenti non fanno parte del comitato 3e32 e svolgevano solo il loro lavoro di giornalisti per denunciare le  illegalita&#8217; nella ricostruzione post terremoto</em>&#8220;.</strong></font></p>
<p>La solidarietà di Libera và anche ai ragazzi del comitato 3e32, che hanno tenuto vivo uno spazio di democrazia e di  socialita&#8217; in quel territorio.</p>
<p>Tra i 12 cittadini rinviati a giudizio  dalla Procura dell&#8217;Aquila per il reato di «Occupazione abusiva di edificio pubblico», risultano anche Angelo Venti, responsabile del Presidio che Libera ha  creato all&#8217;Aquila subito dopo il sisma, e Marco D&#8217;Antonio, membro dello  stesso presidio, entrambi giornalisti. &#8220;<em>L&#8217;accusa è assurda. Che i  nostri referenti non facciamo parte del comitato dei giovani del 3e32</em> - dichiara in una nota Libera  dalla sede nazionale di Roma - <em>è noto a tutti, anche alle stesse forze dell&#8217;ordine. Dalla lettura degli atti è chiaro l&#8217; intenzione di voler colpire i nostri referenti che sin dalle  prime ore dell&#8217;emergenza hanno collaborato attivamente con le locali  forze<br />
dell&#8217;ordine. Angelo  Venti e  Marco D&#8217;Antonio, sono stati gli  autori di diverse inchieste giornalistiche sulle irregolarità e illegalità nel post terremoto, che hanno dato vita a successive inchieste della magistratura, molte ancora in corso. Materiale raccolto anche  nel nostro dossier &#8220;Abruzzo, la fine dell&#8217; isola felice&#8221;.&#8221; &#8220;Dalla lettura degli atti della Procura - prosegue Libera nella nota - risulta che a un anno dall&#8217;apertura di uno spazio sociale frequentato da centinaia di  giornalisti e migliaia di persone - i due giornalisti e referenti di Libera  sono stati fotografati la mattina del 23 settembre 2010 nel  parco pubblico fuori l&#8217;edificio occupato, intenti a lavorare con il  loro computer portatile</em>&#8220;. A sostenere l&#8217;accusa, quindi, solo una foto  che in realtà certifica che i due imputati erano fuori e non dentro la  struttura. &#8220;<em>Fermo restando la fiducia nell&#8217;operato della magistratura e  forze dell&#8217;ordine, ci preoccupa che dietro l&#8217;attacco ingiustificato ai  due esponenti del presidio di Libera si celi il tentativo di mettere in crisi una proficua collaborazione con le istituzioni</em>.&#8221;</p>
<p>Preoccupazione anche per un altro effetto di questa inchiesta. Infatti la struttura in questione è all&#8217;interno della vasta area  dell&#8217;ex  ospedale pschiatrico di Collemaggio, composto da numerosi edifici  immersi in un parco di diversi ettari, situato a ridosso del centro  storico distrutto del capoluogo abruzzese. L&#8217;intero complesso pubblico  è quindi strategico per la ricostruzione ma fa gola anche alla speculazione privata, stimolata anche dalle ipotesi di vendita dell&#8217; intera area per ripianare il debito della sanità regionale.</p>
<p>&#8220;<em>Un disegno, questo,</em>- conclude Libera-  <em>che qualcuno teme possa essere messo in crisi proprio dalla presenza di quei giovani presenti nella minuscola struttura  a cui va la piena solidarietà di Libera  per il lavoro svolto e per il recupero di un&#8217; area abbandonata diventata spazio di democrazia e socialità.</em>&#8220;</p>
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		<title>Gli avvocati: il Tribunale di Avezzano va potenziato</title>
		<link>http://www.site.it/gli-avvocati-il-tribunale-di-avezzano-va-potenziato/12/2011/</link>
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		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 22:55:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[COMUNICATO STAMPAAvezzano, 12 dicembre 2011
Il Tribunale non solo non va chiuso ma va potenziato!
I numeri che via via stanno emergendo dallo &#8220;studio&#8221; che il Comitato per la salvaguardia del Tribunale di Avezzano - su delega dell&#8217;Assemblea degli avvocati- sta approntando, dimostrano l&#8217;altissima produttività ed efficienza dell&#8217;Ufficio Giudiziario marsicano tanto da confermarlo al terzo posto tra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COMUNICATO STAMPA<em>Avezzano, 12 dicembre 2011</em></p>
<p>Il Tribunale non solo non va chiuso ma va potenziato!</p>
<p>I numeri che via via stanno emergendo dallo &#8220;studio&#8221; che il Comitato per la salvaguardia del Tribunale di Avezzano - su delega dell&#8217;Assemblea degli avvocati- sta approntando, dimostrano l&#8217;altissima produttività ed efficienza dell&#8217;Ufficio Giudiziario marsicano tanto da confermarlo al terzo posto tra i Tribunali d&#8217;Abruzzo.Il Team di legali che sta lavorando per portare a termine questo dossier ne presenterà i risultati durante l&#8217;assemblea pubblica convocata il prossimo 17 dicembre 2011, ore 11 presso il Castello Orsini (e non più presso il Tribunale come precedentemente annunciato).</p>
<p>Intanto proseguono gli incontri con i rappresentanti delle associazioni di categoria. In tal modo la classe forense   marsicana, sempre più decisa a dare battaglia per la difesa del proprio territorio che, senza presidio di legalità resterebbe &#8220;nudo&#8221; di fronte agli attacchi della criminalità, vuole far conoscere, in modo capillare, i gravi danni socio-economici che deriverebbero dalla soppressione del Tribunale di Avezzano, così come prevista, in modo miope e maldestro, dalla legge delega dello scorso agosto.</p>
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		<title>LIBERA contro la chiusura del Tribunale di  Avezzano</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Dec 2011 14:49:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[
Comunicato Stampa:
LIBERA contro la chiusura del Tribunale di  Avezzano
Roma 6 dicembre 2011,
Gabriella Stramaccioni, direttrice nazionale di Libera,   esprime la testimonianza concreta di vicinanza alla protesta degli  avvocati contro la chiusura del Tribunale di Avezzano.
La chiusura del Tribunale di Avezzano rappresenterebbe una sconfitta per il territorio, per i cittadini e un passo indietro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.site.it/wp-content/uploads/2011/12/az-tribunale-occupato1.jpg" title="az-tribunale-occupato1.jpg"><img src="http://www.site.it/wp-content/uploads/2011/12/az-tribunale-occupato1.jpg" alt="az-tribunale-occupato1.jpg" /></a></p>
<p><strong>Comunicato Stampa:</strong></p>
<p><strong>LIBERA contro la chiusura del Tribunale di  Avezzano</strong></p>
<p><em>Roma 6 dicembre 2011,</em></p>
<p>Gabriella Stramaccioni, direttrice nazionale di Libera,   esprime la testimonianza concreta di vicinanza alla protesta degli  avvocati contro la chiusura del Tribunale di Avezzano.</p>
<p>La chiusura del Tribunale di Avezzano rappresenterebbe una sconfitta per il territorio, per i cittadini e un passo indietro nella lotta alla illegalità criminale. La battaglia  degli avvocati contro la chiusura del Tribunale di Avezzano è anche una nostra battaglia. Esprimiamo la nostra piena vicinanza alle loro istanze che sono istanze di un territorio, dei cittadini e di tutti  coloro che credono nella responsabilità e nella legalità.</p>
<p>La chiusura del Tribunale rappresenterebbe una passo indietro nella lotta all&#8217;illegalità criminale. In quel territorio è necessario trovare tutte le soluzioni possibile per mantenere e potenziare un servizio fondamentale della giustizia, presidio permanente  per combattere tutte le organizzazioni malavitose provenienti dai vicini territori di Caserta e Frosinone, oltre a quelle presenti  nel territorio della Marsica e che le recenti inchieste dimostrano diventano ogni giorno sempre più diffuse e conclamate.</p>
<p>Questo tribunale, ricorda Libera, è Il terzo d&#8217;Abruzzo per mole di lavoro, serve una popolazione anagrafica della Marsica di oltre 140.000 abitanti  con un ammontare di circa 40.000 cause all&#8217;<br />
anno (il Tribunale di L&#8217;Aquila ne lavora appena 25.000).</p>
<p>Davanti a questi dati- prosegue Gabriella Stramaccioni - non si puo&#8217; considerare quello di Avezzano come tribunale &#8220;minore&#8221;. La<br />
battaglia contro la sua chiusura è una battaglia di civiltà, di legalità<br />
che non è soltanto degli avvocati  ma dell&#8217;intera collettività.</p>
<p>Libera annuncia la prossima apertura nella Marsica dello  sportello &#8220;<strong><em>S.O.S. Giustizia - Servizio di ascolto e di assistenza alle vittime della criminalità organizzata</em></strong>&#8220;, finalizzato ad accogliere, orientare ed offrire consulenza, sostegno e aiuto a vittime o possibili vittime di usura e del racket delle estorsioni; accompagnamento per i familiari delle vittime di mafie nella burocrazia amministrativa e nella complessa legislazione in materia; accompagnamento nel difficile percorso della denuncia da parte dei testimoni di giustizia.</p>
<p align="right"><em><strong>Direzione nazionale di LIBERA</strong>,</em></p>
<p align="right"><em>associazioni, nomi e numeri contro le mafie</em></p>
<p align="right"><a href="http://www.site.it/wp-content/uploads/2011/12/az-tribunale-occupato2.jpg" title="az-tribunale-occupato2.jpg"><img src="http://www.site.it/wp-content/uploads/2011/12/az-tribunale-occupato2.jpg" alt="az-tribunale-occupato2.jpg" /></a></p>
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		<title>REPORTAGE - Dalla transumanza alla globalizzazione</title>
		<link>http://www.site.it/reportage-dalla-transumanza-alla-globalizzazione/11/2011/</link>
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		<pubDate>Thu, 03 Nov 2011 23:54:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Multimedia]]></category>

		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>

		<category><![CDATA[Provincia Italia]]></category>

		<category><![CDATA[Reportage]]></category>

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		<description><![CDATA[Documentario di Raffaella Rose
Durata 20&#8242; - Anno di produzione 2011

I racconti di alcuni degli ultimi pastori dei versanti sud-ovest del Monte Magnola, Monte Velino, Montagne della Duchessa, al confine tra Lazio ed Abruzzo, consentono di cogliere una realtà lontana dagli stereotipi a cui solitamente è associato il mondo pastorale.
Dalle loro narrazioni emerge una realtà che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font color="#ff0000"><strong>Documentario di Raffaella Rose<br />
Durata 20&#8242; - Anno di produzione 2011</strong></font></p>
<p><iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/CRHYjBe1UG8" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>I racconti di alcuni degli ultimi pastori dei versanti sud-ovest del Monte Magnola, Monte Velino, Montagne della Duchessa, al confine tra Lazio ed Abruzzo, consentono di cogliere una realtà lontana dagli stereotipi a cui solitamente è associato il mondo pastorale.<br />
Dalle loro narrazioni emerge una realtà che ha saputo attraversare ed adattarsi ai grandi cambiamenti socio economici che hanno modificato attività pastorale, vita sociale e paesaggi: dalla transumanza, prima a piedi e poi in treno verso l&#8217;Agro romano, all&#8217;emigrazione per un lavoro in fabbrica negli anni &#8216;60, dallo spopolamento dei borghi rurali, alla globalizzazione con i tosatori neozelandesi ed i pastori salariati slavi, passando per gli ultimi due pastori &#8220;resistenti&#8221; nell&#8217;alpeggio estivo.<br />
Riuscirà questa civiltà, in passato così resiliente, ad attraversare la crisi sistemica di questo inizio secolo e a trovare nuovi spazi e nuovi ruoli?<br />
Sullo sfondo, ma vero pilastro di questo mondo apparentemente di soli uomini, la figura femminile.<br />
Le interviste sono state realizzate tra il 2009 e il 2011</p>
]]></content:encoded>
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		<title>REVISIONISMI PICCONIANI - Celano, la fabbrica del falso (storico)</title>
		<link>http://www.site.it/revisionismi-picconiani-celano-la-fabbrica-del-falso-storico/10/2011/</link>
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		<pubDate>Thu, 27 Oct 2011 14:13:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA["Il Martello"]]></category>

		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>

		<category><![CDATA[Provincia Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[La folta platea radunatasi domenica scorsa (23 ottobre 2011) a Celano, presso il locale auditorium Enrico Fermi (realizzato nella scuola già intitolata al paesano medaglia d&#8217;oro Pasquale Santilli, nome piuttosto sorprendentemente abraso all&#8217;atto della (ri)denominazione della nuova struttura - ciò solo per attestare quanto sia forte, nell&#8217;ambiente, l&#8217;anelito a preservare la memoria, quell&#8217;anelito che stando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La folta platea radunatasi domenica scorsa (23 ottobre 2011) a Celano, presso il locale <em>auditorium Enrico Fermi</em> (realizzato nella scuola già intitolata al paesano medaglia d&#8217;oro Pasquale Santilli, nome piuttosto sorprendentemente abraso all&#8217;atto della (ri)denominazione della nuova struttura - ciò solo per attestare quanto sia forte, nell&#8217;ambiente, l&#8217;anelito a preservare la memoria, quell&#8217;anelito che stando ai nostri amici sottenderebbe certe iniziative [figuriamoci!]) era già, di per se stessa, talmente interessante, nella sua composizione, da giustificare ampiamente lo scomodo di approdare al centro castellano, tra macchine parcheggiate ovunque e gitanti reduci da Ovindoli.<br />
Il <em>parterre</em> parlava di politica più di un consiglio regionale.</p>
<p><a href="http://www.site.it/wp-content/uploads/2011/10/carusi1-web.jpg" title="carusi1-web.jpg"><img src="http://www.site.it/wp-content/uploads/2011/10/carusi1-web.jpg" alt="carusi1-web.jpg" /></a></p>
<p><font color="#ff0000">[ Foto 1 - L&#8217;evento  ]</font></p>
<p>Abbiamo ammirato, d&#8217;un canto, il padrone di casa, il <strong>senatorefilippopiccone</strong>, lascivamente ammirato, di sotto al palco, da Benedetto Di Censo e Angelo Di Paolo, suoi sodali nella recente semiclandestina intestazione della piazza di Aielli Stazione al prefetto fascista Guido Letta. Dall&#8217;altro lato, girovagava bramoso, forse in attesa di conferire, il quartettocetra dell&#8217;abortito project financing dei parcheggi avezzanesi (in ordine di taglia: Cipolloni, Bianchini, Occhiuto, Giffi: <em>esisterà un giudice a Berlino?</em>). Al centro, troneggiava il geometra Ciaccia, affine del <strong>senatorefilippopiccone</strong> e <em>dominus</em> (nominale) dei rifiuti marsicani; in posizione trafelata il presidente della Provincia, Del Corvo, insieme al consigliere regionale Di Bastiano ed il coordinatore piddielle Verrecchia. Indietro, il trio diessino giovanilistico celanese Fidanza-Natalini-Finucci, vivida immagine speculare dello strapotere picconiano a Celano. Corrucciato, defilato, lo scultore Italo Ranalletta, in prima fila ed in grande spolver(in)o lo <em>storico</em> avezzanese Pitoni (corrente: genio civile-Psi).</p>
<p><a href="http://www.site.it/wp-content/uploads/2011/10/carusi2-web.jpg" title="carusi2-web.jpg"><img src="http://www.site.it/wp-content/uploads/2011/10/carusi2-web.jpg" alt="carusi2-web.jpg" /></a></p>
<p><font color="#ff0000"> [ Foto 2 - Il sinedrio ]</font></p>
<p>Tutti riuniti, apparentemente, per &#8220;onorare&#8221; l&#8217;avvocato socialista <strong>Filippo Carusi da Celano</strong> (1883-1941), «personaggio molto noto ma poco conosciuto» (felice definizione di Egidio Marinaro, personaggio che avevamo lasciato, un quarto di secolo fa, assessore regionale alla cultura, e qui presentatosi sul palco nelle vesti di storico e presidente di non abbiamo compreso bene quale istituzione di cultura [e finanziata da chi]), figura leggendaria, il Carusi (non il Marinaro) del movimento contadino del Fucino, sindaco di Celano per poco più di un anno nel biennio rosso.</p>
<p><a href="http://www.site.it/wp-content/uploads/2011/10/carusi3-web.jpg" title="carusi3-web.jpg"><img src="http://www.site.it/wp-content/uploads/2011/10/carusi3-web.jpg" alt="carusi3-web.jpg" /></a></p>
<p><font color="#ff0000"> [ Foto 3 - Le impronte del sovversivo ]</font></p>
<p>Peccato che alla fine della kermesse oratoria, che ha visto, in ordine, gli interventi di <strong>Marinaro</strong> (prodigatosi in una filippica di matrice socialista autonomista contro la terza internazionale degna di Cucchi e Magnani), Romolo <strong>Liberale</strong>, Giancarlo <strong>Cantelmi</strong>, Filippo <strong>Piccone</strong> e Gaetano <strong>Quagliariello</strong>, la figura del Carusi non ne sia uscita maggiormente lumeggiata rispetto all&#8217;inizio dell&#8217;incontro. Stupisce come si possa discorrere di Storia senza, sostanzialmente, portare in dote, in specie per un personaggio in passato poco studiato, un contributo documentale tangibile. Per quanto sul palco siano stati chiamati tre <em>storici</em>, abbiamo, alla fine della fiera, ascoltato degli interventi che in gran parte tendevano a legittimare il ruolo di oratori degli esponenti piuttosto che a trattare realmente l&#8217;oggetto-soggetto dell&#8217;incontro.<br />
L&#8217;inquadramento storico del contesto locale nel quale il Carusi visse ed agì, finendo confinato dal fascismo e negletto nella professione, è stato curato dal leggendario anch&#8217;egli Romolo Liberale da San Benedetto dei Marsi, classe 1922, il maggior agitatore comunista durante il periodo della riforma agraria a Fucino, per quanto fosse formalmente in carico alla Camera del lavoro di Sulmona. Oratore facondo, <em><strong>Barbitt</strong></em>&#8216; si è prodotto in un intervento nel corso del quale sono state purtroppo riproposte e reiterate leggende e mistificazioni del tutto sprovviste del benché minimo apparato documentario probante quali: le lettere di denuncia sul post-ricostruzione di Silone sull&#8217;<em>Avanti!</em> del 1917 [tutti ne parlano ma nessuno le ha mai trovate, queste lettere; lo stesso ultimo curatore di «Uscita di sicurezza» (testo ove Silone diede atto della circostanza), Bruno Falcetto, ha invitato a tenere ben distinti il piano testuale-romanzesco da quello storiografico, e dunque a non prendere per oro colato tutto ciò che negli scritti di Silone si narra: niente da fare]; un fantomatico comizio della Kuliscioff a Pescina nel 1913; giornali che nessuno ha mai letto; ecc&#8230; Pazienza!</p>
<p><a href="http://www.site.it/wp-content/uploads/2011/10/carusi4-web.jpg" title="carusi4-web.jpg"><img src="http://www.site.it/wp-content/uploads/2011/10/carusi4-web.jpg" alt="carusi4-web.jpg" /></a></p>
<p><font color="#ff0000"> [ Foto 4 - Una denuncia di Filippo Carusi alle Belle Arti ]</font></p>
<p>Nel mentre il <strong>senatorefilippopiccone</strong>, con modestia degna di miglior causa, professandosi «mediamente ignorante», si è guardato bene dall&#8217;incamminarsi su un sentiero impervio quale quello della ricostruzione storica (tenendo solo a segnalare, dopo aver ascoltato gli altri interventi dei locali, che non si aveva intenzione di fare la storia della genesi del movimento socialista abruzzese e marsicano ma rievocare una figura prettamente celanese: un poco di sciovinismo paesano non fa mai male, e fa brodo: basti pensare all&#8217;iniziativa di un monumento ai due morti comunisti del 30 aprile 1950 nell&#8217;attentato nella piazza centrale, definiti &#8220;martiri&#8221;, in contrasto con la disistima mostrata persino con la fisiognomica per il cognome Torlonia [paradossale in un esponente del centrodestra]), il suo capogruppo al Senato, Quagliariello, che accorre spesso a Celano (non sarà, crediamo, solo per l&#8217;«odore di legna» che regna in paese già in ottobre, da egli decantato aulicamente; sempre di legna deve trattarsi però&#8230;) si è prodotto in un intervento di alto profilo nel corso del quale ha accostato la figura di Filippo Carusi a quella di Gaetano <strong>Salvemini</strong>. Inutile dire che le scarse fonti documentarie e dei testi a disposizione per il celanese rendano - con tutta l&#8217;ammirazione che nutriamo per l&#8217;avvocato Carusi - del tutto abnorme l&#8217;accostamento di costui ad uno dei più prolifici, internazionali e grafomani dei politici italiani, quale il Salvemini. Ma tale accostamento - con il ruolo dal Salvemini (storico lui sì, di Molfetta) rivestito sia in occasione del terremoto del 13 gennaio sia nella crisi dell&#8217;anno spartiacque 1915 a proposito della guerra europea - ha consentito al Quagliariello di gettarsi in un&#8217;abile e dotta disquisizione sui caratteri comuni di <strong>socialismo</strong>, <strong>combattentismo</strong> e <strong>fascismo</strong>. Corollario dell&#8217;affermazione principale sulla genesi dei tre fenomeni [che bene avrebbe potuto essere addotta anche con documenti inerenti la situazione nel decennio 1913-1922, ove qualcuno degli indigeni si fosse mosso a studiare le varie cooperative sorte a Celano in quell&#8217;epoca, a cominciare da quella propugnata dal Filippo Carusi e significativamente denominata «Andrea Costa», unita poi a quella dei reduci nel 1919-20: ma questo Quagliariello non poteva saperlo, e non ha avuto assist decenti) è stata la richiesta di affrontare i temi con «minor tasso ideologico». La prosecuzione del discorso del Quagliariello, con l&#8217;allegazione del fatto della collaborazione tra il Carusi e il locale maresciallo dei carabinieri a Gavoi (dove il nostro finì al confino) e altre attestazioni di rispetto tra gli avversari di quell&#8217;epoca, tra chi cioè spediva al confino e chi ci andava con il solo pastrano indosso (quando lo aveva), con trasferimenti di dieci giorni, ci è parsa molto insidiosa. Insidia che si è concretizzata, oltre con il cinguettare sul palco tra persone che dovrebbero animatamente combattersi, nell&#8217;intervento del già sindaco di Celano e già senatore comunista Cantelmi, che ha teorizzato l&#8217;esistenza di «un partito dei galantuomini» che esula dalle appartenenze politiche ed è dunque trasversale.<br />
Di tutto il pomeriggio ci pare che il vero messaggio distillato dall&#8217;incontro sia quello, pernicioso, che in fondo alla notte del ventesimo secolo tutte le vacche siano nere, che Carusi e i suoi aguzzini siano in fondo parte non solo di una stessa comunità ma esprimano la medesima <em>weltanschauung</em>, che il prefetto Guido <strong>Letta</strong> e Romolo <strong>Tranquilli</strong> alla fine non sono così distanti, ecc&#8230;. <em>Embrassons-nous!</em><br />
Non è la prima manifestazione locale cui assistiamo nella quale si pretende che olio e aceto si mischino per decreto, magari a condire qualche manicaretto elettorale. Non è un caso, c&#8217;è un disegno. Propinabile solo in difetto di documenti e per mezzo di trattazioni molto vaghe. Anche sotto l&#8217;ombrello delle celebrazioni del centocinquantesimo dell&#8217;<strong>unità d&#8217;Italia</strong>.<br />
Con nostra grande angoscia, vedendo anche la reazione di chi è stato toccato personalmente da certi eventi, nella carne viva della propria famiglia, la cosa sembra funzionare.</p>
<h3><strong>Franco Massimo Botticchio</strong></h3>
<h3><em><strong>Il Martello del Fucino</strong></em></h3>
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		<title>ESCLUSIVO - CASO LETTA: Il sindaco di Aielli alle prese con il busto</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 21:57:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA["Il Martello"]]></category>

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		<description><![CDATA[ Guido Letta scorta l&#8217;agitatore

[ Foto 1 - Di Censo, al microfono, dispensa saggezza - Pescina, 9 ottobre 2011 ]
Sarà stato perché ricorreva, domenica l&#8217;altra (9 ottobre 2011), l&#8217;anniversario della morte di Ernesto «Che» Guevara o, forse, perché, la sua missione, come abbiamo già esaurientemente (di)mostrato in passato, consiste nello spezzare ritmo e fiato a tutte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><strong> Guido Letta scorta l&#8217;agitatore</strong></h2>
<p><a href="http://www.site.it/wp-content/uploads/2011/10/letta-1.jpg" title="letta-1.jpg"><img src="http://www.site.it/wp-content/uploads/2011/10/letta-1.jpg" alt="letta-1.jpg" /></a></p>
<h5>[ <font color="#3366ff">Foto 1 - Di Censo, al microfono, dispensa saggezza - Pescina, 9 ottobre 2011 </font>]</h5>
<p>Sarà stato perché ricorreva, domenica l&#8217;altra (9 ottobre 2011), l&#8217;anniversario della morte di Ernesto «Che» Guevara o, forse, perché, la sua missione, come abbiamo già esaurientemente (di)mostrato in passato, consiste nello spezzare ritmo e fiato a tutte le iniziative politiche invise al suo referente <strong>senatorefilippopiccone</strong> (coordinatoreregionaledellapidielle). Fatto è che, accorso, il 9 ottobre, all&#8217;incontro convocato dall&#8217;amministrazione comunale di Pescina presso il (fu) presidio ospedaliero &#8220;Serafino Rinaldi&#8221; avente ad oggetto la caotica situazione della sanità in questo lembo di Abruzzo, il sindaco di Aielli, Benedetto Di Censo, presa la parola (pare irresistibilmente attratto dal microfono, al punto di non mollarlo se non dopo lunghe devastanti perfomance), deviando dal seminato, ha preso immediatamente a dolersi della disparità di trattamento a suo dire da egli subìta per la recente apposizione del busto del prefetto Letta (1889-1963) in piazza Risorgimento ad Aielli Stazione, rispetto a quei fedifraghi di Pescina che qualche anno or sono osarono addobbare uno spiazzo di Fontamara con la marmorea effigie di Ernesto Guevara, sopra la <em>Compagnia Romana</em>, a Pescina Nuova (fortuna ha voluto che il Di Censo non abbia apprezzato altro bassorilievo del Che in pietra, pure incastonato a Pescina Vecchia, a Borgo Unrra Casas).<br />
Qualcuno ha interpretato l&#8217;estemporanea sbandata dialettica del nostro Di Censo come una sfida aperta a chi, proprio da Pescina, aveva avuto, peraltro in buona compagnia, l&#8217;ardire di criticarlo sul busto, una sorta di incursione in trasferta. Noi, più semplicemente, pensiamo che il tema si prestasse a dirottare, anche se per pochi minuti, l&#8217;attenzione dalla disconnessione di un presidio ospedaliero pubblico (quello pescinese) effettuata, dalla Regione, pretendendo di applicare e salvaguardare dei parametri che, stranamente, non sembrano essere così stringenti con i privati della sanità stanziati, per esempio, anche a Celano. Amici degli amici.<br />
Sia come sia, fatti salvi gli arrière-pensées, la filippica <strong>benedettodicensiana</strong> contro la «estrema sinistra» rea di glorificare Guevara (da egli definito &#8220;scheletro nell&#8217;armadio&#8221;) e di colpevolizzare chi ha voluto rendere omaggio al prefetto Guido Letta (semplice &#8220;polvere sotto il tappeto&#8221;) ha suscitato una pessima impressione. Nell&#8217;immediato, l&#8217;uditorio pescinese, in parte cadendo nella provocazione, lo ha più volte interrotto, invitandolo a non andare fuori tema, a trattare cioè della questione dell&#8217;ospedale. D&#8217;altronde, non gli è andata meglio sull&#8217;argomento politico-storiografico più alto. Come appena sottolineato da Oliviero Beha, la santificazione di Ernesto Guevara esiste solo nella testa di alcuni esponenti del centrodestra (che, non a caso, hanno dedicato alla ricorrenza dell&#8217;uccisione del Che maggiore spazio dei giornali di sinistra, peraltro per dolersi dello spazio dai giornali di sinistra [non] dedicato all&#8217;argomento), non sufficientemente sincronizzati con l&#8217;anno 2011. In tutto cotanto bailamme, con il Di Censo e la sua improbabile zazzera a stento sottratti al nobile furore delle passionarie dell&#8217;ospedale, resta inconcussa e luminosa la scelleratezza politica della sua condotta, e non solo nel pomeriggio pescinese.</p>
<p><a href="http://www.site.it/storia-storie-propaganda-paesana-il-prefetto-letta-non-conquista-la-piazza-di-aielli/07/2011/"><font color="#3366ff"><u><strong>Come ci eravamo permessi di sottolineare nel nostro primo modesto pezzo sull&#8217;argomento</strong></u></font></a>, l&#8217;impressione è quella che tutta l&#8217;operazione dell&#8217;intitolazione della (fu, a questo punto) piazza Risorgimento di Aielli al nativo prefetto Guido Letta; la collocazione di un di lui busto in un anfratto della notevole agorà della frazione della Stazione aiellese (si tralascia ogni aspetto inerente i fondi utilizzati per i lavori, che ha acceso diverse polemiche e forse persino delle querele, non avendo peraltro il minimo dubbio, speculando su qualche carta di archivio, che il prefetto abbia commissionato egli stesso, in vita, quel busto, stante l&#8217;alta considerazione che mostrava di nutrire per la sua propria personalità); il conferimento della cittadinanza onoraria al nipote del prefetto ossia al dottor Gianni Letta (proprio lui) con tanto di attestazione-riconoscimento dell&#8217;opera da egli prestata nella recente terribile emergenza del terremoto del 6 aprile 2009 sia stata concepita in maniera del tutto demagogica per fini che poco hanno a che vedere con il centocinquantesimo dell&#8217;Unità d&#8217;Italia, ricorrenza nella quale si è preteso di far confluire la manifestazione, realizzando un micidiale esempio di come si possa travisare e contrabbandare la &#8220;storia condivisa&#8221; pretendendo - come ha molto acutamente profetizzato Sergio Luzzatto parecchi anni fa discettando della crisi dell&#8217;antifascismo - essa divenga, acriticamente, &#8220;memoria condivisa&#8221;.<br />
Producendo il primo nostro pessimo pezzo (uscito il 15 luglio scorso, due giorni prima dell&#8217;originaria data fissata per la manifestazione), ritenendo che, stante le proteste levatesi in quasi tutto il mondo abitato, Gianni Letta non si sarebbe prestato a &#8220;coprire&#8221; l&#8217;iniziativa con la sua presenza, pensavamo che il Di Censo, non potendo conferire la cittadinanza onoraria al rampollo vivo, non avrebbe proseguito sul sentiero impervio di santificare il defunto zio prefetto. In questo sbagliavamo, e le cronache ci hanno restituito, il mese successivo, alcune immagini di una celebrazione, che nella seconda metà di agosto, alla chetichella, alla presenza del <strong>senatorefilippopiccone</strong> e di un assessore regionale, ha sbrigato la pratica, tra un scroscio di pioggia e l&#8217;altro, in un momento di pausa della festa patronale in corso, in quel di Aielli,  ricacciando il &#8220;Risorgimento&#8221; dalla frazione bassa alla parte alta del paese (vittima sacrificale di rimbalzo: la Regina Margherita, definitivamente abrasa dalla toponomastica).<br />
Se si battono le parole chiave di questa vicenda su un motore di ricerca, si viene sommersi da matches provenienti non solo dal becero antifascismo paesano vituperato dal Di Censo ma da tutte le latitudini geografiche e culturali. Una querelle assurta agli onori delle cronache e che ha visto, proprio in virtù delle colonne a stampa improvvidamente conquistate dal Di Censo con diapasonica espansione, il clamoroso defilarsi del convitato di pietra, ovvero del sottosegretario alla Presidenza Gianni Letta. Sino a quando si è trattato di rinverdire l&#8217;album familiare, e di snocciolare il rosario delle opere di un civil servant, tutto è filato liscio. Ma con l&#8217;innescarsi dell&#8217;attuale polemica, con un prefetto trasformatosi, nella polemica pubblica, in un <strong>prefetto fascista</strong> e poi, inesorabilmente, in un fascista <em>diventato prefetto proprio perché fascista</em>, nel 1932 (e non dunque in età giolittiana, come qualche sconsiderato pretendeva di gabellarci), la difesa familiare, per Gianni, si è fatta obiettivamente impossibile, rischiando di compromettere il futuribile possibile. Appare proditorio (e fatalmente destinato al fallimento) il tentativo, attualmente in  corso, di mondare la figura umana del prefetto da quella parte di memoria scomoda legata alla militanza politica dello stesso. L&#8217;argomentazione secondo la quale aver beneficiato - per diretta o interposta persona - con alcune opere pubbliche, il proprio paese (pays) tra le montagne abruzzesi, risolva e superi ogni atto consumato nel resto d&#8217;Italia con ruoli di responsabilità potrebbe condurre, ove spinto alle estreme conseguenze, ad intestare qualche Autobahn tedesca ad Hitler. Cosa diversa è l&#8217;analisi storica dei fatti, attività nel corso della quale nulla vieta che ai singoli possa e debba essere riconosciuto quel che è giusto (la qual cosa non implica automatiche ricadute su targhe e intestazioni di vie).</p>
<p>La carriera di Guido Letta, per quanto non si abbia ancora a disposizione il fascicolo personale, ricostruita con un poco di costrutto, parla molto chiaro, e ci dice che il profilo dell&#8217;uomo di parte (fascista) sovrasta di molto quello istituzionale in senso stretto. Approdato al Gabinetto del ministero dell&#8217;Interno nel momento in cui il regime fascista si strutturava, Guido Letta - a leggere ciò che scrive lo stesso dicastero nel 1946 -:</p>
<p>« [&#8230;] <em>Ha sempre ostentato la sua fede fascista, pur atteggiandosi talora a denunziatore delle più sfacciate soperchierie fasciste [&#8230;] godette la piena fiducia di Mussolini: se è vero che egli abbia svolto inchieste di natura politica delicatissima, perché intesa a controllare la vita e gli affari di personalità del regime, è anche noto che in nessun caso un semplice vice-prefetto si sarebbe potuto permettere di inquisire ed ancor più di riferire a Mussolini, sulla vita e gli affari di alte personalità di regime</em>».</p>
<p>Molto opaca - anche perché poco studiata (il libro &#8220;bibbia&#8221; di Mauro Canali sull&#8217;efferato omicidio ne accenna soltanto) - l&#8217;azione dal Guido Letta dispiegata nei riguardi del sicario di Giacomo Matteotti, Amerigo Dumini, in un episodio a metà anni Venti che configura (ci si riserva di approfondire l&#8217;argomento nelle opportune sedi) un incarico nel quale i doveri istituzionali funzionali propri di un stato di diritto parrebbero stemperarsi e distorcersi nella cogente esigenza di acquisire la garanzia del silenzio (quale procedura prevedeva si potesse avvicinare un criminale, per offrire&#8230; cosa?) per degli illustri &#8220;mandanti&#8221;. Che purtroppo per il Guido Letta come per i suoi estemporanei improvvisi sostenitori odierni, per Dumini e Letta, coincidevano.</p>
<p>Come già rilevato, dopo essere stato nell&#8217;entourage più stretto di Mussolini al ministero dell&#8217;Interno per circa un decennio, il Letta venne elevato al rango di prefetto per meriti eccezionali agli inizi degli anni Trenta. Quali saranno stati mai questi meriti eccezionali?<br />
La carriera del Letta prosegue da Chieti (1 agosto 1932 - 10 settembre 1933) a Livorno (10 settembre 1933 - 10 settembre 1934), da Novara (14 settembre 1934 - 21 agosto 1939) a Verona (21 agosto 1939 - 15 giugno 1943), da Bologna (15 giugno 1943 - 1 settembre 1943) a Genova (1 settembre 1943 - 25 ottobre 1943). A quest&#8217;ultima data viene collocato &#8220;a disposizione&#8221;. Pur non essendo questa l&#8217;occasione per intrattenersi sui dettagli (molto interessanti) di tale accadimento, si noterà come le attestazioni di gratitudine tedesche (mostrate per immagine nel precedente articolo) non furono sufficienti a mantenerlo nei ruoli della Repubblica sociale italiana. Nel dicembre 1944 il Letta viene addirittura collocato &#8220;a riposo&#8221; dal governo di Salò, in pratica pensionato. A guerra finita (e precisamente nel gennaio 1946) lo stesso Letta porterà questo fatto a vanto, assumendo che egli fosse inviso a quel regime, ai tedeschi, arrivando a sostenere di aver evitato egli scientemente di assumere ruoli nella claustrofobica Italia repubblichina:</p>
<p>« [&#8230;] <em>Per venti mesi, esponendo vita e carriera, ho difeso l&#8217;autorità dello Stato e gli interessi della giustizia contro l&#8217;invadenza fascista [&#8230;] Ho altresì dimostrato che dall&#8217;ottobre 1943 fino al giorno della liberazione ho partecipato al movimento clandestino, difendendo anche me e la mia famiglia contro la ben nota reazione fascista</em>».</p>
<p>(Con la qual cosa, speriamo almeno di evitare, in futuro, pellegrinaggi di improvvisati nostalgici presso il busto alla piazza di Aielli!)</p>
<p>Ma sarà stato realmente così? A guerra finita, le allegazioni del prefetto Letta non vennero minimamente credute, seppur a giudicare della loro consistenza fossero i componenti della sua stessa &#8220;casta&#8221;. Invidia? Antipatia? Cospirazione?<br />
In realtà, sostenere, da parte di Guido Letta, che non giurò per la Rsi, che non cercò impieghi e prebende da quel governo, sono pretese che gli atti di archivio disponibili mostrano oggettivamente destituite di fondamento, per non dire palesemente false.</p>
<p><a href="http://www.site.it/wp-content/uploads/2011/10/letta-2.jpg" title="letta-2.jpg"><img src="http://www.site.it/wp-content/uploads/2011/10/letta-2.jpg" alt="letta-2.jpg" /></a></p>
<h5>[ <font color="#3366ff">Foto 2 - Il prefetto Letta attesta di NON aver giurato per la Repubblica sociale (1946)</font> ]</h5>
<p><a href="http://www.site.it/wp-content/uploads/2011/10/letta-3.jpg" title="letta-3.jpg"><img src="http://www.site.it/wp-content/uploads/2011/10/letta-3.jpg" alt="letta-3.jpg" /></a></p>
<style>p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal { margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: 12pt; font-family: "Times New Roman"; }.MsoChpDefault { font-size: 10pt; }div.WordSection1 { page: WordSection1; }</style>
<h5 class="MsoNormal" style="margin-right: 13.9pt; text-align: justify"><font color="#3366ff">[ Foto 3 - Comunicazione della Prefettura repubblichina di Milano attestante il giuramento di Guido Letta (1944). A nostra conoscenza, è stato l&#8217;unico prefetto di prima classe a prestarlo ]</font></h5>
<p>Grottesca poi la pretesa di rifarsi una verginità per tornare a lavorare per la nascente democrazia italiana con frasi del seguente tenore (febbraio 1946):</p>
<p>« [&#8230;] <em>Non c&#8217;è che una sola verità sul mio conto, e niente potrà  distruggerla. Questa: per venti anni, prima dell&#8217;8 settembre 1943, io  corressi, a mio rischio e pericolo, a vantaggio dei perseguitati, le  illegalità e le soperchierie di alcuni uomini di parte. L&#8217;ingiustizia  che da essi subisco mi mette in grado di meglio apprezzare l&#8217;enorme  valore del bene da me compiuto in quei venti anni</em>».</p>
<p>Nell&#8217;interessante <a href="http://www.youtube.com/watch?v=wIVfmZNtaWo"><font color="#3366ff"><u><strong>documento filmato</strong></u></font></a> realizzato sulla <em>querelle</em> del busto aiellese da Giuseppe Caporale di &#8220;Repubblica&#8221;, costui chiude leggendo una lettera del Letta indirizzata al duce, nel dicembre 1944 (appena prima dell&#8217;ultima uscita pubblica di Mussolini, al teatro Lirico di Milano) che pure pubblicammo nel nostro primo pezzo, grondante venerazione da tutti i pori. E&#8217; soltanto una delle tante che il Letta ha disseminato nei faldoni di archivio, e se simulava, e se lo ha fatto per tanti anni, ci viene da dire, il prefetto è veramente riuscito bene nell&#8217;intento. Pare proprio autenticamente e visceralmente fascista. Le testimonianze, del tenore della lettera che segue, sono numerose ed inequivoche.</p>
<p><a href="http://www.site.it/wp-content/uploads/2011/10/letta-4.jpg" title="letta-4.jpg"><img src="http://www.site.it/wp-content/uploads/2011/10/letta-4.jpg" alt="letta-4.jpg" /></a></p>
<h5>   <font color="#3366ff">[ Foto 4 - Vero amore ]</font></h5>
<p>Ci sarebbe molto da scrivere al riguardo ma forse è risolutivo considerare come, in una Repubblica che mutuò molti dei suoi apparati (e non poteva essere altrimenti) dagli organigrammi fascisti (si pensi ai questori che per molti anni ebbe Roma, sino agli anni Sessanta, praticamente tutti cresciuti all&#8217;ombra dell&#8217;Ovra fascista), tra i pochissimi che vennero tenuti fuori della porta a va e vieni dello Stato fu proprio il Letta. Circostanza della quale lo stesso si dolse in modo piuttosto poco urbano, almeno per gli standard in essere all&#8217;epoca, con un&#8217;altissima personalità, quando nel 1950 realizzò che mai gli sarebbe stato permesso di rientrare nei ruoli prefettizi.</p>
<p><a href="http://www.site.it/wp-content/uploads/2011/10/letta-5.jpg" title="letta-5.jpg"><img src="http://www.site.it/wp-content/uploads/2011/10/letta-5.jpg" alt="letta-5.jpg" /></a></p>
<h5><font color="#3366ff">[ Foto 5 -             Doglianza verso Andreotti ]</font></h5>
<style>@font-face {   font-family: "Cambria Math"; }p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal { margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: 12pt; font-family: "Times New Roman"; }.MsoChpDefault { font-size: 10pt; }div.WordSection1 { page: WordSection1; }</style>
<p>     Anche questa missiva dice molto, a chi voglia comprenderla, anche su alcuni fatti parentali odierni. Non bastarono i prelati&#8230;Ma - e qui torniamo a bomba, approfittando di quest&#8217;ultima lettera - uniamo il sacro con il profano, e osserviamo come la Democrazia cristiana del dopoguerra abbia tenuto un profilo che uno dei suoi epigoni marsicani degli anni Ottanta e Novanta, il Benedetto Di Censo, non è in grado neppure di comprendere. E&#8217; la differenza che intercorre, oltre che tra un livello politico alto ed uno paesano (non c&#8217;è offesa ad essere enfant du pays), tra l&#8217;essere popolari e l&#8217;essersi trasformati in populisti. Da Remo Gaspari e Lorenzo Natali al <strong>senatorefilippopiccone</strong>. Brutta fine.</p>
<p>Lo sappiamo: il Di Censo, poco munito di nozioni di Storia (ed anche della storia del suo paese, avendo attestato di non sapere bene se quella piazza sia effettivamente formalmente denominata &#8220;Risorgimento&#8221;, e quando lo sia stata: non male per un sindaco), ci verrà a raccontare che il prefetto Letta - lo ha scritto nella delibera che ha originato tutta questa storia, &#8220;ha fatto&#8221; la chiesa, il pastificio, il dopolavoro&#8230;<br />
Ci permettiamo, senza offesa: se veramente fosse stato interessato a rendere omaggio al prefetto Letta per tali realizzazioni, il sindaco avrebbe forse dovuto curare lo studio della genesi di tali opere, organizzare, prima di intestare la piazza, un convegno, un incontro, qualcosa (iniziativa che sarebbe risultata assai interessante: comprendere di chi fosse l&#8217;acqua di Aielli Stazione - una vera e vicenda fontamarese - proveniente da Fonte Romito ed utilizzata dalla Saina, quali i terreni dati in permuta dal comune per il pastificio negli anni Trenta, chi fosse il podestà all&#8217;epoca (tale avvocato Vincenzo Letta: dice qualcosa?), come si fossero conosciuti il prefetto Letta ed i potenti Saini di Cressa, chi fosse il rappresentante di questi in Abruzzo, ecc.). Ma, ripetiamo, non era questo, è evidente, lo scopo del busto.</p>
<h3><strong>Il Martello del Fucino</strong></h3>
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		<title>Parcheggi avezzanesi: Il Martello del Fucino colpisce ancora</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Oct 2011 21:06:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA["Il Martello"]]></category>

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		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>

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		<category><![CDATA[Reportage]]></category>

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		<description><![CDATA[ Esposto in Procura &#8230;e non solo: traballa il Project financing sui parcheggi avezzanesi.
Dopo la diffida che la settimana scorsa ha provocato il rinvio del consiglio comunale, la testata Il Martello del Fucino assesta un nuovo e micidiale colpo all&#8217;amministrazione avezzanese. Anche questa seconda martellata arriva, puntuale, alla vigilia del consiglio comunale, riconvocato per il 5 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> Esposto in Procura &#8230;e non solo: traballa il <em>Project financing</em> sui parcheggi avezzanesi.</strong></p>
<p>Dopo la <a href="http://www.site.it/le_testate/IL%20MARTELLO%20DEL%20FUCINO/MARTELLO%20DEL%20FUCINO%20-%20Nota%20per%20consiglieri%20comunali%20Avezzano.pdf"><u><font color="#3366ff"><strong>diffida</strong></font></u></a> che la settimana scorsa ha provocato il rinvio del <a href="http://www.site.it/pasticcio-avezzanese-il-martello-scrive-lamministrazione-comunale-rinvia-lapprovazione/09/2011/"><font color="#3366ff"><u><strong>consiglio comunale</strong></u></font></a>, la testata <em><strong>Il</strong><strong> Martello del Fucino</strong></em> assesta un nuovo e micidiale colpo all&#8217;amministrazione avezzanese. Anche questa seconda martellata arriva, puntuale, alla vigilia del consiglio comunale, riconvocato per il 5 ottobre per discutere sempre lo stesso punto all&#8217;ordine del giorno. Una  martellata che si abbatte, ancora una volta a mezzo posta elettronica certificata, sulle caselle di posta degli uffici comunali avezzanesi: questa volta invece di una diffida, l&#8217;editore del foglio pescinese ha inviato un <a href="http://www.site.it/le_testate/IL%20MARTELLO%20DEL%20FUCINO/Esposto%204%20ottobre%202011.pdf"><strong><u><font color="#3366ff">esposto</font></u></strong></a> (che consigliamo di leggere) indirizzato non solo ai membri della giunta e del consiglio comunale di Avezzano, ma anche all&#8217;Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici, alla Prefettura e alla Procura della Repubblica. Come la diffida della settimana scorsa, anche questo esposto conclude lapidario: &#8220;<em>Si chiede, ai consiglieri di respingere integralmente la proposta della AJ Mobilità S.r.l. e si rammenta la responsabilità diretta e personale che deriva, in ogni sede, dall&#8217;espressione di voto&#8221;.</em></p>
<p>Inutile far notare che nessuno degli organi di stampa, tanto meno i consiglieri comunali o i componenti dei vari comitati che ora dibattono del tema parcheggi, ha finora citato la diffida o l&#8217;esposto del foglio pescinese. In attesa degli sviluppi, dentro e fuori il consiglio comunale, riportiamo questa breve nota dell&#8217;editore de <em>Il Martello del Fucino</em>, Franco Masimo Botticchio.</p>
<p><font color="#ff0000"><em>&#8220;Nella vicenda dei parcheggi interrati di Piazza Matteotti e Piazza Martiri di Capistrello (e del loro poco spiegabile cascame: nuovo cemento privato nonché posti auto a raso bizzarramente in mano, per molti anni, al potenziale concessionario), in pieno clima elettorale amministrativo, ci sentiamo un poco dei convitati di pietra. Non oscurati, per carità; certo, però, la sovrana indifferenza mostrata dalle testate giornalistiche locali dinanzi al fatto odierno - la presentazione di un esposto al riguardo dell&#8217;intervento all&#8217;AVCP [Autorità di vigilanza sui contratti pubblici] e Procura della Repubblica - forse avrebbe meritato, se non altro per i contenuti della narrazione, bersaglio più meritevole. Tale fatto ben si sposa con quello accaduto l&#8217;altro giorno, quando una poderosa (almeno per mole, e non solo) diffida ha raggiunto i consiglieri comunali di Avezzano prima della tenuta della commissione urbanistica, inaugurando una serie di fatti che promette di non terminare con il consiglio comunale del 5 ottobre.  Buona lettura dell&#8217;esposto&#8221;</em></font></p>
<p>Per scaricare il testo integrale dell&#8217;esposto e di tutti gli allegati <a href="http://www.site.it/le_testate/IL%20MARTELLO%20DEL%20FUCINO/Esposto%204%20ottobre%202011.pdf"><u><font color="#0000ff"><strong>CLICCARE QUI</strong></font></u></a></p>
<p><strong><font color="#ff0000">Il video del consiglio comunale del 29 settembre scorso:</font></strong><br />
<iframe src="http://www.youtube.com/embed/rBaslPOvY0I" frameborder="0" height="315" width="560"></iframe></p>
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		<title>FERITE MARSICANE - Le cave di Massa d&#8217;Albe e Magliano dei Marsi</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Oct 2011 15:48:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA["Il Martello"]]></category>

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		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>

		<category><![CDATA[Provincia Italia]]></category>

		<category><![CDATA[Reportage]]></category>

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		<description><![CDATA[FERITE MARSICANE - Docu-inchiesta di Raffaella Rose e Michele Saullo

Storie di ordinario degrado a Forme di Massa d&#8217;Albe e a Magliano dei Marsi in provincia de L&#8217;Aquila. Ai piedi del Velino, a ridosso di centri abitati e importanti aree archeologiche, si parano alla vista le enormi voragini delle cave, alcune dismesse.
Per legge dovrebbero essere richiuse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><font color="#ff0000"><strong>FERITE MARSICANE - Docu-inchiesta di Raffaella Rose e Michele Saullo</strong></font></h3>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/JkIk87_U4dA" frameborder="0" height="315" width="560"></iframe></p>
<p>Storie di ordinario degrado a Forme di Massa d&#8217;Albe e a Magliano dei Marsi in provincia de L&#8217;Aquila. Ai piedi del Velino, a ridosso di centri abitati e importanti aree archeologiche, si parano alla vista le enormi voragini delle cave, alcune dismesse.</p>
<p>Per legge dovrebbero essere richiuse al termine dell&#8217;attività estrattiva, ma qui fanno ormai da triste cornice alle bellezze naturalistiche del Velino e storico-archeologiche del sito di Alba Fucens. Senza contare poi il problema delle polveri e il conseguente inquinamento ambientale. Le testimonianze degli abitanti della zona. Le immagini del paesaggio seriamente compromesso dagli scavi.</p>
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		<title>&#8220;Pasticcio Avezzanese&#8221;</title>
		<link>http://www.site.it/pasticcio-avezzanese/08/2011/</link>
		<comments>http://www.site.it/pasticcio-avezzanese/08/2011/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 29 Aug 2011 12:42:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[Provincia Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Comunicato stampa:
WWF Abruzzo, Italia Nostra Avezzano e Comitato Mobilità Sostenibile Marsicana comunicano che dal 27 agosto è in diffusione ad Avezzano un documento ciclostilato ove si critica in modo analitico il progetto urbanistico a firma dell&#8217;architetto Paolo Luccioni che - a detta dell&#8217;Amministrazione - dovrebbe risolvere molti problemi della viabilità avezzanese, dotando la città di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Comunicato stampa:<br />
WWF Abruzzo, Italia Nostra Avezzano e Comitato Mobilità Sostenibile Marsicana comunicano che dal 27 agosto è in diffusione ad Avezzano un documento ciclostilato ove si critica in modo analitico il progetto urbanistico a firma dell&#8217;architetto Paolo Luccioni che - a detta dell&#8217;Amministrazione - dovrebbe risolvere molti problemi della viabilità avezzanese, dotando la città di parcheggi e di aree pedonali.</p>
<p><strong><font color="#ff0000">PER SCARICARE IL PDF DEL DOCUMENTO </font></strong><a href="http://www.site.it/le_testate/IL%20MARTELLO%20DEL%20FUCINO/pasticcio%20avezzanese%202011.pdf"><u><strong>CLICCA QUI</strong></u></a><br />
Le Associazioni ritengono invece che si tratti di un intervento speculativo che contrasta con il Piano Regolatore Generale e con il Piano Traffico, che provocherà la scomparsa di spazi pubblici, l&#8217;aumento del carico urbanistico e del traffico al centro.</p>
<p>E&#8217; fuorviante parlare di Corso della Libertà &#8220;senza automobili&#8221;, dato che l&#8217;arredo urbano di questa strada è un aspetto secondario del progetto. Gli  effetti negativi che questo provvedimento causerà saranno ben più pesanti:<br />
a) cementificazione,  privatizzazione e cancellazione di spazi pubblici;<br />
b) trasformazione del centro di Avezzano in un unico grande parcheggio;<br />
c) aumento del  traffico veicolare, soprattutto in centro.</p>
<p>Tale provvedimento, a parere delle scriventi, inoltre, priva  l&#8217;ente pubblico  del potere di pianificazione (la concessione delle aree da adibire a parcheggi toglie di fatto al Comune  il potere di decidere la chiusura eventuale delle strade del centro al traffico); in più entra in contrasto con  le indicazioni sia del PRG  (art.7 delle NTA sulla pedonalizzazione del centro urbano),  sia del PGTU (Piano Generale del Traffico Urbano) che prevede espressamente la riduzione del traffico motorizzato in centro .<br />
Nel documento vengono analizzate le scelte urbanistiche e di viabilità delle giunte succedutesi negli ultimi 20 anni, che hanno avuto l&#8217;effetto di rendere la città sempre meno vivibile, più congestionata e di privilegiare gli interessi dei privati  a scapito di quelli dei cittadini.</p>
<p>INFO: 3394619330</p>
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