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	<title>SITe.it &#187; &#8220;Il Martello&#8221;</title>
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	<description>Giornale on line</description>
	<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 00:30:58 +0000</pubDate>
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		<title>Discarica Valle dei fiori: ultima spiaggia dei soloni</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 00:30:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA["Il Martello"]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il recente passaggio al Tar (11 gennaio 2012) del noto ricorso su Valle dei fiori ci restituisce un quadro complessivo che comincia a mostrare - anche agli occhi e alle orecchie delle persone più riluttanti - delle evidenze non più oscurabili, che fanno apparire il nostro ricorso sempre più fondato. La proposizione, da parte del Wwf, di motivi aggiunti (ovvero: di ulteriori ragioni addotte a sostegno della richiesta di annullamento dell&#8217;autorizzazione) legati alle gravissime carenze emerse in ordine alla valutazione igienico-sanitaria del progetto di discarica nonché a quelle - quasi incredibili - del monitoraggio delle acque sotterranee ha fatto sì che la discussione fosse rinviata al prossimo maggio.<br />
A conferma di un certo nervosismo che comincia a pervadere i piccoli animi dei piccoli padroni del vapore e dell&#8217;immondizia nostrani, nell&#8217;ultima memoria presentata al Tar (21 dicembre 2011), Aciam S.p.A. ha &#8220;scaricato&#8221; il Cam (reo, il Consorzio acquedottistico, di aver negato, come pubblicato nell&#8217;ultimo numero di questo foglio, di aver mai prestato il consenso all&#8217;utilizzo dei suoi due pozzi della Rupe e di Venere per verificare l&#8217;integrità della falda sottostante dal percolato) e la passata amministrazione comunale di Pescina, che finalmente ed esplicitamente - al contrario di quanto recitato da alcuni suoi esponenti nel corso dell&#8217;ultima campagna elettorale - è stata annoverata, con espressioni non più equivoche, FAVOREVOLE all&#8217;intervento di discarica (fatto per noi evidente da tempo, e solo negato, per residuo pudore, e molta maggiore convinzione da parte di alcuni figuri di stare ancora a trattare con i cafoni di siloniana memoria).<br />
In ordine al primo aspetto, pur pretendendo che una oscura missiva ricevuta dal Cam attesti il consenso - impossibile a darsi, per legge - prestato del Consorzio all&#8217;utilizzo dei pozzi ad uso idropotabile per verificare l&#8217;eventuale inquinamento, l&#8217;Aciam S.p.A. ha configurato quale «mera proposta» quella della localizzazione dei detti pozzi [sarebbe come se io invitassi qualcuno a cena presso la casa di Angelo Venti, alla Petogna, senza dirlo al Venti, e la sera, accorrendo gli invitati e trovando il cancello chiuso, con Angelo Venti a L&#8217;Aquila o a Roma, mi giustificassi asserendo di aver fatto soltanto una proposta], guardandosi bene però dall&#8217;allegare, oltre alla risposta (che potrebbe essere stata formulata dal Cam in esito ad una qualsiasi lettera, magari inerente la fontanella di largo Bolognese a San Benedetto dei Marsi), la propria richiesta. Fatto bizzarro, molto bizzarro. Inutile dire che quella semplice proposta [formulata in ossequio ad una prescrizione dell&#8217;autorizzazione che impropriamente chiedeva di specificare - a rilascio del permesso ottenuto - quello che invece chiarissimamente la norma indica costituire elemento essenziale da acquisire e verificare prima del rilascio dell&#8217;autorizzazione stessa da parte della Regione] aveva permesso ad Aciam S.p.A. di mettere a gara i lavori per la realizzazione dell&#8217;immondezzaio, e che nessuno avrebbe quindi verificato la validità della proposta - non fosse intervenuto il ricorso - se non ad opera realizzata (dicesi: politica del fatto compiuto).<br />
Sul consenso (indubitabile) prestato al progetto, tra gli anni 2008 e 2010, dai passati amministratori fontameresi, gli avvocati esteri dell&#8217;Aciam S.p.A. hanno invece indugiato per replicare al recente intervento nel ricorso del Comune di Pescina, a fianco dei ricorrenti.</p>
<p><a href="http://www.site.it/wp-content/uploads/2012/01/tar-pescina.jpg" title="tar-pescina.jpg"><img src="http://www.site.it/wp-content/uploads/2012/01/tar-pescina.jpg" alt="tar-pescina.jpg" /></a></p>
<p>Il ragionamento che non sia possibile che una procedura sia perennemente soggetta ai mutamenti di umore e di opinione dei singoli attori è stato ripetuto - in quel suo argomentare vagamente osco e terrribilmente celanese - dal presidente di Aciam S.p.A., il geometra Ciaccia, l&#8217;altro giorno in televisione [da Ottaviano Gentile] al suo contraddittore, il sindaco di Pescina. La qual cosa evidenziamo vieppiù sol perché c&#8217;è qualcuno a Fontamara che dopo esser stato carnefice (prestando in passato il destro alle voglie di Aciam S.p.A.) va ora già chiedendo la testa di chi si è sempre opposto, nel caso le ruspe approdino, un giorno, a Valle dei fiori.<br />
Nella recente trasmissione Calcio fans, il presidente Ciaccia, sulla scia di una prassi che lo vede esporsi pubblicamente con il solo risultato di far del male alla società che rappresenta (si torni con la memoria alla conferenza stampa indetta nel marzo 2011, nel corso della quale assieme al suo degno collega Torelli ci ha fornito elementi per non meno di tre ricorsi) ha finito per dire che nel caso la giustizia amministrativa gli dirà che quell&#8217;intervento sopra la nostra testa non si può fare, egli tornerà dai soci di Aciam S.p.A. per farsi indicare certamente un altro sito (con il che ha dato una picconata al requisito della non delocalizzabilità che è l&#8217;unico che avrebbe potuto giustificare - esaudite le condizioni tecniche richieste - la discarica a Valle dei fiori); ma, soprattutto, il caro Ciaccia sembra essere andato per dolersi (è una strategia) dell&#8217;ostruzionismo che a dire di Aciam S.p.A. informerebbe il comportamento di alcuni resistenti ad un intervento di discarica preteso sacrosanto, tecnicamente fattibile ed economicamente conveniente (ma per chi?). Su questa litania, che ascoltiamo da tempo, talora accompagnata da velate paventate richieste di risarcimento e non sappiamo cos&#8217;altro, recitata in linea di massima da personaggi di contorno (del tenore di Angelo Salucci amico di veterinario, di Marco Iacutone di Santa Jona, ecc.), è forse ora di chiarire qualcosa.</p>
<p><a href="http://www.site.it/wp-content/uploads/2012/01/aciam-27-dic-2011-web.jpg" title="aciam-27-dic-2011-web.jpg"><img src="http://www.site.it/wp-content/uploads/2012/01/aciam-27-dic-2011-web.jpg" alt="aciam-27-dic-2011-web.jpg" /></a></p>
<p>Le parole sono importanti, e dovrebbero usarsi con la massima proprietà. La sedicesima edizione del dizionario Garzanti della lingua italiana recita quanto segue:</p>
<blockquote><p><em>ostruzionismo, s.m. intralcio sistematico dell&#8217;attività parlamentare operato dalle minoranze sfruttando tutte le possibilità concesse dai regolamenti; per estens., ogni sorta di opposizione, fatta in modo sistematico // Dall&#8217;ingl. Obstructionism.</em></p></blockquote>
<p>Fermo rimanendo che fare dell&#8217;ostruzionismo non è, di per sé, ovviamente, attività negativa o deleteria (questa cosa, in una terra dove l&#8217;appellativo di «ambientalista» è sinonimo di «nullafacente», va purtoppo ribadita), i ricorrenti contro l&#8217;autorizzazione di Valle dei fiori hanno semplicemente fatto &#8220;ricorso&#8221; ad uno strumento messo a disposizione dall&#8217;ordinamento. Quando, nelle memorie difensive al Tar, l&#8217;Aciam S.p.A. produce dei calcoli secondo i quali il conferimento dei rifiuti fuori provincia è così oneroso che - automaticamente - gli si dovrebbe consentire di costruire Valle dei fiori e il correlato assunto che chi non è d&#8217;accordo con la discarica è causa e mandante dell&#8217;aumento della tariffa dei rifiuti per i cittadini, non considera che l&#8217;ostruzionismo si vale di strumenti legittimi e che, nell&#8217;occasione di Valle dei fiori, per sovrammercato, nessuno ha chiesto sospensive, nessuno ha ottenuto di fermare la gara in essere per l&#8217;affidamento dei lavori. Questa gara non è stata espletata sino alla fine da Aciam S.p.A. La esimia società si è fermata da sola. Se un danno c&#8217;è, si potrebbe arrivare ad affermare che lo stiano producendo gli amministratori di Aciam S.p.A.. Eppure, sia gli amici Ciaccia e Torelli sia alcuni comprimari (ovvero gli amministratori di centri che non dovrebbero nemmeno parlare) continuano a spingere forsennatamente per realizzare questa discarica sopra le nostre spalle,  utilizzando argomenti così rozzi e qualunquistici che ormai buona parte dell&#8217;opinione pubblica marsicana ha mangiato la foglia ed è passata di schieramento.<br />
Le ecolalie degli amministratori di Collelongo, Ovindoli, Carsoli e compagnia piangente non vanno comunque sottovalutate, soprattutto perché ci pongono una questione che è poi quella dirimente in tutta questa vicenda: perché non parlano gli amministratori di Avezzano e Celano, ovvero dei centri che realmente hanno (avrebbero) il problema dei rifiuti? Probabilmente perchè, come nelle assemblee di Aciam S.p.A., costoro mandano avanti le truppe cammellate, gente che non si vergogna e persino ostenta di aver proposto, per una discarica, due siti di interesse comunitario. I veri padroni del gioco agiscono nell&#8217;ombra, rifilando i rifiuti di L&#8217;Aquila capoluogo a noi poveri fontamaresi, senza dirlo prima&#8230; Perché L&#8217;Aquila capoluogo il problema che ci poniamo noi non se lo pone?<br />
E&#8217; chiaro: i veri padroni del gioco agiscono evitando uscite alla Angelo Salucci o alla Gianluca Alfonsi. Sotto questo profilo assume grande importanza una delibera di giunta municipale di Avezzano (<a href="http://www.comune.avezzano.aq.it/moduli/downloadFile.php?file=oggetto_atti_pubblici/500825.PDF"><u>la numero 408 del 29 dicembre scorso</u></a>) con la quale quella disperata maggioranza in uscita - che ha appena affidato il servizio di porta a porta dei rifiuti / oltre venticinque milioni di euro per cinque anni - nonostante preveda di fare, con il nuovo servizio, il 70% di raccolta differenziata, e che teoricamente non dovrebbe più avere problemi, ci dice che</p>
<blockquote><p><em>sono già intercorsi diversi incontri tra questo Comune ed Aciam Spa per la condivisione del percorso per la procedura necessaria alla ricerca di nuovi soci privati per la società mista</em></p></blockquote>
<blockquote><p><em>al fine di assicurare gli adeguamenti degli impianti esistenti e la realizzazione anche di eventuali nuovi impianti di trattamento e smaltimento, oggi carenti sul territorio, [&#8230;] occorre procedere alla costituzione di una nuova società mista ovvero alla scelta di nuovi soci privati dell&#8217;attuale società Aciam</em></p></blockquote>
<p>e infine che</p>
<blockquote><p><em>è stata approvata ed è in corso di realizzazione una discarica per rifiuti nel Comune di Gioia dei Marsi per circa 300.000 metri cubi.</em></p></blockquote>
<p>E&#8217; una scatola cinese! Ovvero: il fatto che Aciam S.p.A. per legge debba morire e che si sia conferito l&#8217;appalto dei rifiuti ad altri (a quello che ad oggi è però un socio privato di Aciam S.p.A., Tekneko) impegnando una somma ingente, non esime Avezzano dal far realizzare comunque la discarica. Il capitolato avezzanese chiedeva:</p>
<blockquote><p><em>Tutti i rifiuti destinati allo smaltimento dovranno essere trasportati e conferiti agli impianti di stoccaggio e/o trattamento a scelta della ditta appaltatrice e dovranno essere comunicati al Comune o alla nuova Autorità d&#8217;Ambito, ove costituita. In sede di gara, il concorrente dovrà indicare gli impianti da utilizzare allegando i relativi contratti per il conferimento o dichiarazione d&#8217;impegno degli impianti al ricevimento dei rifiuti per lo stoccaggio e/o trattamento.</em></p></blockquote>
<p>Indicando Tekneko l&#8217;impianto di trattamento di Aielli ci si è rimessi in coda ad&#8230; Aciam S.p.A&#8230;<br />
Dunque, quel sistema che conduce dal disastro di Valle dei fiori sino alla trasformazione di contratti di parenti di direttori nonché ad assunzioni di fratelli di carseolani, di figli di coordinatori, di ottavi in graduatoria deve continuare. Cambiare tutto per non cambiare nulla: la legge ci divorzia e noi ci riaccoppiamo. A spese dei fessi fontamaresi.</p>
<p><strong>fmb</strong></p>
<p><font color="#ff0000">[ Tratto da: <a href="http://www.site.it/le_testate/IL%20MARTELLO%20DEL%20FUCINO/martello%202012-1.pdf"><u>ilmartellodelfucino 2012-1</u></a> ] </font></p>
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		<title>Operazione Caligola: Ecosfera, un anno dopo</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 21:47:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Ripubblichiamo un articolo già pubblicato nell&#8217;edizione cartacea di SITe.it del dicembre 2010, insieme al dossier di Libera &#8220;Abruzzo, la fine dell&#8217;isola felice&#8220;. A breve nuovi particolari sull&#8217;inchiesta.
Dopo le polemiche sul vicecommissario Cicchetti, ora è bufera su Enrico Nigris. Sono questi gli «strumenti per ripartire»?
Prima le contestazioni per la nomina a vicecommissario per la  ricostruzione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ripubblichiamo un articolo già pubblicato nell&#8217;edizione cartacea di SITe.it del dicembre 2010, insieme al dossier di Libera &#8220;<em>Abruzzo, la fine dell&#8217;isola felice</em>&#8220;. A breve nuovi particolari sull&#8217;inchiesta.</p>
<h3><strong>Dopo le polemiche sul vicecommissario Cicchetti, ora è bufera su Enrico Nigris. Sono questi gli «strumenti per ripartire»?</strong></h3>
<p>Prima le contestazioni per la nomina a vicecommissario per la  ricostruzione di Antonio Cicchetti, già destinatario di una condanna  definitiva della Corte dei Conti. Ora alla Struttura tecnica di missione  diretta da Gaetano Fontana.<br />
Istituita nel dicembre 2009 per supportare Chiodi «nella definizione  delle strategie di ricostruzione – la struttura ha anche il compito di –  garantire trasparenza e conformità delle attività da svolgere“.<br />
Braccio destro di Fontana è Enrico Nigris, su cui da giugno pende una  interrogazione a risposta scritta (la n.4-07503) presentata dagli  onorevoli Barbato, Di Virgilio, Zazzera e Formisano.</p>
<p>Questo il testo:<br />
<em>“Esosfera spa è una società di servizi di consulenza della pubblica  amministrazione che, per molti anni, ha svolto, con continuità, attività  di assistenza tecnica nei confronti del Dipartimento per il  coordinamento dello sviluppo del territorio del Ministero delle  infrastrutture e dei trasporti («Di.Co.Ter»);<br />
come si evince dalla lettura di diversi organi di stampa, la predetta  società ed alcuni suoi azionisti sono stati e continuano ad essere  attualmente oggetto di diverse indagini condotte dalla magistratura sia  in relazione a presunti legami con organizzazioni di stampo mafioso, sia  in relazione ad un loro presunto coinvolgimento nell’ambito  dell’inchiesta che è stata avviata nei confronti dell’ex presidente del  Consiglio superiore dei lavori pubblici, Angelo Balducci, e  dell’imprenditore Diego Anemone;<br />
in data 20 aprile 2010 è apparso sul quotidiano la Repubblica Cronaca di  Roma un articolo recante il titolo «la superlobby di Alemanno affari  milionari e trasparenza zero» dove si leggono notizie di eccezionale  gravità riguardanti appalti milionari e assegnati dal comune di Roma  quasi esclusivamente con affidamenti diretti, ovvero senza gara  pubblica, che coinvolgono direttamente la citata società Ecosfera spa;<br />
l’architetto Enrico Nigris, già presidente di Ecosfera spa, nonché  azionista della controllante di Ecosfera spa, Ecosfera Gruppo spa,  secondo quanto risulta agli interroganti, da alcune settimane, starebbe  svolgendo attività di consulenza per il Capo della struttura tecnica di  missione del Commissario delegato per la ricostruzione della regione  Abruzzo, partecipando a riunioni con i rappresentanti degli enti locali e  redigendo importanti documenti di particolare delicatezza che  riguardano la ricostruzione della città dell’Aquila -:<br />
se siano a conoscenza di quanto descritto in premessa e, in tal caso,  quali siano stati i criteri e le modalità seguiti ai fini del  conferimento del citato incarico di consulenza nei confronti  dell’architetto Enrico Nigris per la struttura tecnica di missione del  Commissario delegato per la ricostruzione della regione Abruzzo;<br />
quali siano i motivi per i quali una struttura così importante, quale  appunto la struttura tecnica di missione del Commissario delegato per la  ricostruzione della regione Abruzzo, si avvalga dell’attività di  consulenza da parte di soggetti al vertice di società nei confronti  delle quali la magistratura ha avviato indagini giudiziarie di  particolare rilievo sul piano nazionale.”</em><br />
Insomma, con questi chiari di luna, non è che ci sia proprio da stare tranquilli.</p>
<p>Tratto da: <strong>SITe.it edizione stampata</strong> - numero zero dicembre 2010</p>
<p>Per scaricare il file pdf della rivista <a href="http://www.site.it/le_testate/_notes/SITE%202010%20n%20zero%20web.pdf"><font color="#ff0000"><u><strong>CLICCA QUI </strong></u></font></a></p>
<p>File pdf del Dossier di Libera sull&#8217;Abruzzo <a href="http://www.site.it/le_testate/_notes/DOSSIER%20LIBERA%20web.pdf"><strong><u><font color="#ff0000">CLICCA QUI</font></u></strong></a></p>
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		<title>L&#8217;Aquila: Libera al fianco del comitato 3e32</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 16:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA["Il Martello"]]></category>

		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>

		<category><![CDATA[Provincia Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Procura Aquila rinvia a giudizio 12 cittadini per il reato di  «Occupazione abusiva di edificio pubblico». Tra i denunciati il responsabile di Presidio di Libera L&#8217;Aquila.
Libera: &#8220;Un&#8217;accusa assurda  ed infondata, i nostri referenti non fanno parte del comitato 3e32 e svolgevano solo il loro lavoro di giornalisti per denunciare le  illegalita&#8217; nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Procura Aquila rinvia a giudizio 12 cittadini per il reato di  «Occupazione abusiva di edificio pubblico». Tra i denunciati il responsabile di Presidio di Libera L&#8217;Aquila.</strong></p>
<p><font color="#ff0000"><strong>Libera: &#8220;<em>Un&#8217;accusa assurda  ed infondata, i nostri referenti non fanno parte del comitato 3e32 e svolgevano solo il loro lavoro di giornalisti per denunciare le  illegalita&#8217; nella ricostruzione post terremoto</em>&#8220;.</strong></font></p>
<p>La solidarietà di Libera và anche ai ragazzi del comitato 3e32, che hanno tenuto vivo uno spazio di democrazia e di  socialita&#8217; in quel territorio.</p>
<p>Tra i 12 cittadini rinviati a giudizio  dalla Procura dell&#8217;Aquila per il reato di «Occupazione abusiva di edificio pubblico», risultano anche Angelo Venti, responsabile del Presidio che Libera ha  creato all&#8217;Aquila subito dopo il sisma, e Marco D&#8217;Antonio, membro dello  stesso presidio, entrambi giornalisti. &#8220;<em>L&#8217;accusa è assurda. Che i  nostri referenti non facciamo parte del comitato dei giovani del 3e32</em> - dichiara in una nota Libera  dalla sede nazionale di Roma - <em>è noto a tutti, anche alle stesse forze dell&#8217;ordine. Dalla lettura degli atti è chiaro l&#8217; intenzione di voler colpire i nostri referenti che sin dalle  prime ore dell&#8217;emergenza hanno collaborato attivamente con le locali  forze<br />
dell&#8217;ordine. Angelo  Venti e  Marco D&#8217;Antonio, sono stati gli  autori di diverse inchieste giornalistiche sulle irregolarità e illegalità nel post terremoto, che hanno dato vita a successive inchieste della magistratura, molte ancora in corso. Materiale raccolto anche  nel nostro dossier &#8220;Abruzzo, la fine dell&#8217; isola felice&#8221;.&#8221; &#8220;Dalla lettura degli atti della Procura - prosegue Libera nella nota - risulta che a un anno dall&#8217;apertura di uno spazio sociale frequentato da centinaia di  giornalisti e migliaia di persone - i due giornalisti e referenti di Libera  sono stati fotografati la mattina del 23 settembre 2010 nel  parco pubblico fuori l&#8217;edificio occupato, intenti a lavorare con il  loro computer portatile</em>&#8220;. A sostenere l&#8217;accusa, quindi, solo una foto  che in realtà certifica che i due imputati erano fuori e non dentro la  struttura. &#8220;<em>Fermo restando la fiducia nell&#8217;operato della magistratura e  forze dell&#8217;ordine, ci preoccupa che dietro l&#8217;attacco ingiustificato ai  due esponenti del presidio di Libera si celi il tentativo di mettere in crisi una proficua collaborazione con le istituzioni</em>.&#8221;</p>
<p>Preoccupazione anche per un altro effetto di questa inchiesta. Infatti la struttura in questione è all&#8217;interno della vasta area  dell&#8217;ex  ospedale pschiatrico di Collemaggio, composto da numerosi edifici  immersi in un parco di diversi ettari, situato a ridosso del centro  storico distrutto del capoluogo abruzzese. L&#8217;intero complesso pubblico  è quindi strategico per la ricostruzione ma fa gola anche alla speculazione privata, stimolata anche dalle ipotesi di vendita dell&#8217; intera area per ripianare il debito della sanità regionale.</p>
<p>&#8220;<em>Un disegno, questo,</em>- conclude Libera-  <em>che qualcuno teme possa essere messo in crisi proprio dalla presenza di quei giovani presenti nella minuscola struttura  a cui va la piena solidarietà di Libera  per il lavoro svolto e per il recupero di un&#8217; area abbandonata diventata spazio di democrazia e socialità.</em>&#8220;</p>
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		<title>&#8220;Aciam S.p.A. deve morire&#8221; - Poche spiegazioni (non) dovute ed un paio di missive</title>
		<link>http://www.site.it/aciam-spa-deve-morire-poche-spiegazioni-non-dovute-ed-un-paio-di-missive/01/2012/</link>
		<comments>http://www.site.it/aciam-spa-deve-morire-poche-spiegazioni-non-dovute-ed-un-paio-di-missive/01/2012/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 31 Dec 2011 22:56:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA["Il Martello"]]></category>

		<category><![CDATA[Provincia Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Aciam S.p.A. deve morire&#8221; - Poche spiegazioni (non) dovute ed un paio di missive
Nell&#8217;ultimo numero del Martello abbiamo ospitato, richiesti, una lettera indirizzataci da un&#8217;entità di un certo rilievo, i lavoratori di Aciam S.p.A.. Eccola.
Dall&#8217;altra parte del fiume
Sono anni che &#8220;IL MARTELLO DEL FUCINO&#8221; vive alle spalle di ACIAM scrivendo il 90% degli articoli attaccando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Aciam S.p.A. deve morire&#8221;</strong><strong> - Poche spiegazioni (non) dovute ed un paio di missive</strong><br />
Nell&#8217;<a href="http://www.site.it/le_testate/IL%20MARTELLO%20DEL%20FUCINO/martello%202011-19.pdf"><u><font color="#0000ff">ultimo numero</font></u></a> del Martello abbiamo ospitato, richiesti, una lettera indirizzataci da un&#8217;entità di un certo rilievo, i lavoratori di Aciam S.p.A.. Eccola.</p>
<p><strong><font color="#ff0000"><em>Dall&#8217;altra parte del fiume</em></font></strong></p>
<p><font color="#ff0000"><em>Sono anni che &#8220;IL MARTELLO DEL FUCINO&#8221; vive alle spalle di ACIAM scrivendo il 90% degli articoli attaccando la nostra azienda. Abbiamo da sempre letto e sorriso considerando l&#8217;atteggiamento sarcastico ed ironico di molti di questi articoli, ora però, in considerazione dell&#8217;articolo dell&#8217;ultimo numero &#8220;ACIAM deve morire&#8221;, verrebbe da fare una battuta spontanea: se Aciam muore, il Martello del Fucino che fine fa?&#8230; Non ha più ragione di esistere, venendo a mancare la sua &#8220;musa ispiratrice&#8221;.<br />
Purtroppo però ironia e sarcasmo, in noi dipendenti Aciam, sono stati sostituiti, in questo periodo, dalla seria preoccupazione per il nostro futuro. E&#8217; mai venuto in mente alla redazione de &#8220;Il Martello del Fucino&#8221; che Aciam è un&#8217;Azienda fatta anche da 90 dipendenti e quindi da 90 famiglie?<br />
Il territorio marsicano, negli ultimi anni, ha visto soltanto chiusure e dismissioni di Aziende, fabbriche e interi settori che ne facevano una delle zone dell&#8217;Abruzzo più ricche e produttive, oggi è rimasto ben poco, quel poco che c&#8217;è è in crisi e quello che ancora non è in crisi, &#8220;Il Martello del Fucino&#8221; lo vorrebbe far morire!<br />
Non vogliamo entrare nel merito di polemiche politiche che non ci riguardano, ma certo è che, come dipendenti del territorio marsicano, rivendichiamo in Aciam una positiva realtà industriale ed economica che, in altre Regioni sarebbe stata considerata come fiore all&#8217;occhiello da incrementare e sostenere anziché distruggere; si contano sulle dita impianti di compostaggio come quello di Aielli che tratta i rifiuti di vari Comuni delle province di Chieti, Teramo, Pescara, oltre a quelli della Provincia dell&#8217;Aquila.<br />
La nostra speranza è che questa situazione si risolva positivamente al più presto con la possibilità che Aciam continui a fare il proprio lavoro, a dispetto di tutti i disfattisti e i contro &#8220;a prescindere&#8221;, perché, se Aciam dovesse morire, per 90 famiglie si aprirebbe un periodo di crisi e di incertezze future di difficili alternative, se invece dovesse morire &#8220;Il Martello del Fucino&#8221;, quei 10 lettori che lo leggono ci rimarrebbero male, ma sicuramente troverebbero facili alternative da leggere nei momenti di &#8220;reale bisogno&#8221;&#8230;<br />
Consigliamo&#8230; PER UNA BUONA RACCOLTA DIFFERENZIATA&#8230; di non abbandonare rifiuti fuori dai cassonetti, per le strade, nei prati o&#8230; sulle rive dei fiumi.<br />
<strong>I dipendenti di Aciam</strong></em></font></p>
<p>&#8212;<br />
Che dire? L&#8217;intervento proviene da fonte non proprio certificata (si può firmare in Italia, che non succede nulla: l&#8217;entità sottoscrittrice appare, nel contempo, troppo ampia e troppo vaga) - e, a dirla proprio tutta, ci ha preoccupati alquanto leggere il dottor Di Carlo, il boss di quella Tekneko socia di Aciam e vincitrice del bando del porta a porta di Avezzano, chiederci dove fosse finito, questo sapido scritto (non vorremmo passare per antichi ma riteniamo che ci sia bisogno di ritornare ad una sana conflittuale separazione di idee ed interessi tra chi possiede e comanda e chi lavora al di loro soldo, per quel soldo), non pubblicato nel penultimo numero - ma ci fornisce il destro per ribadire che quell&#8217;<strong>ACIAM deve morire</strong> del mese scorso (<a href="http://www.site.it/le_testate/IL%20MARTELLO%20DEL%20FUCINO/martello%202011-17.pdf"><font color="#0000ff"><u>numero 17-2011</u></font></a>) narrava, con proprietà di linguaggio e buona cognizione dei fatti, quanto prevede, ad oggi, la legge (con rispetto parlando). Non era un auspicio. Il Legislatore nazionale ha messo in cantiere che i municipi debbano a breve procedere all&#8217;individuazione di una nuova forma di affidamento e gestione del servizio di raccolta dei rifiuti, ed anche addivendo all&#8217;idea di perpetuare l&#8217;attuale scelta del connubio con il privato dovranno ibridare questa opzione attraverso nuovi parametri e nuove forme (e, quindi: nuove soluzioni gestionali). Mi pare inoltre che si sia tenuta, qualche mese fa, una consultazione referendaria che a furor di popolo ha espresso l&#8217;indirizzo schiettamente pubblico auspicato nell&#8217;affidamento di alcuni compiti di rilievo pubblico&#8230;<br />
Nessun augurio, dunque. Non ci pare un sacrilegio sospettare che chi per norma dovrebbe garantire il 60% di raccolta differenziata e performa il 17% non sia il soggetto più qualificato al quale affidare il nostro futuro dei rifiuti. Non ha dato buona prova, lo possiamo dire. Chi ha avuto la ventura di assistere al consiglio comunale di inizio settembre tenuto in piazza Mazzarino, a Pescina (<a href="http://www.youtube.com/watch?v=BANE5EbrKEc"><u><font color="#0000ff">gli interventi sono stati postati su internet da Ciro Sabatino ed ancora fruibili e godibili</font></u></a>), non può dimenticare la terribile figura barbina stoicamente incarnata ed incassata dall&#8217;amico nostro emiliano dottor Torelli, amministratore delegato di Aciam S.p.A.. Con tutta la simpatia, a costui noi non affideremmo proprio nulla&#8230; (parere personale, ovvio).<br />
Nessuno poi la tiene con chi lavora. Tuttavia ci sembra inaccettabile, per come proposto, il &#8220;ricatto&#8221; occupazionale [che molto somiglia a quello della riconversione dello zuccherificio di Celano: un inceneritore per mantenere venti posti di lavoro, dopo che se ne sono scelleratamente gettati centinaia nel cesso accettando supinamente la cancellazione della barbabietola da Fucino dopo cento anni di coltivazione e sfruttamento], che non contempla neppure la valutazione (costi-benefici) di quanti posti - se proprio si vuol tenere in non cale e sottacere l&#8217;aspetto della tutela della salute e dell&#8217;ambiente nel quale viviamo e vivremo - su quanti se ne richiano di perdere, di posti di lavoro, con certe realizzazioni, nell&#8217;immediato futuro. Il gioco potrebbe non valere la candela. Noi riteniamo pura follia barattare qualche stipendio con la devastazione di un bene primario irriproducibile. La Politica (&#8221;P&#8221; maiuscola) dovrebbe impedire ciò. Negli attuali tempi di tribolo fa l&#8217;esatto contrario, strumentalizzando il disagio di alcuni lavoratori per portare foraggio (l&#8217;attuale foraggio è l&#8217;immondizia) nelle tasche di chi quei lavoratori biecamente sfrutta, nei conti correnti aperti dalla pura e semplice devastazione. Il conto lo pagano due volte i cittadini, sotto forma di bollette e di scempio del territorio. In cambio, una lurida mancia.<br />
Per il resto, lo diciamo sempre: non ci preoccupa essere adibiti, con il foglio ciclostilato (è particolarmente sconsigliato, nel caso di specie paventato in chiusura dai &#8220;dipendenti&#8221;, l&#8217;utilizzo del formato on-line), anche ad altri usi&#8230; non capiamo allora l&#8217;irritazione di vedere circolare, nelle mani di una decina di persone, questo povero foglio&#8230; non dovrebbe produrre sconquassi&#8230; è persino morbido&#8230;<br />
Siccome la dose somministrataci dai &#8220;sedicenti&#8221; dipendenti Aciam S.p.A. non bastava, a stretto giro di mail ci è giunta anche la doglianza del Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (sul lavoro, non della società) della provvida Aciam:</p>
<p><font color="#ff0000"><em>Si è tenuto presso la direzione di ACIAM spa un&#8217;incontro tra le rappresentative provinciali della UIL TRASPORTI e la Dirigenza Aziendale.<br />
Unito a considerazioni di carattere generale , si è voluto dar corpo a quelli che sono i temi specifici e le problematiche che l&#8217;attualità del settore evidenzia , con mirata attenzione verso la situazione creata dalle ultime , ennesime disposizioni legislative.<br />
Sentite le rassicurazioni dell&#8217;Amministratore Delegato Alberto Torelli al riguardo della massima tutela dei posti di lavoro dei circa cento addetti e preso atto del lusinghiero rapporto presentato dal Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza a testimonianza della corretta applicazione della normativa atta a garantire salute e sicurezza sul lavoro, il segretario provinciale della UIL TRASPORTI Roberto Cecchini ha auspicato la giusta considerazione da parte dei comuni verso quelle aziende che come ACIAM, nell&#8217;applicare alla lettera quelle che sono le direttive di legge si vedono poi penalizzate nelle gare di appalto al ribasso.<br />
Nella stessa sede , Marianetti (R.L.S.) lancia un monito a quanti , su internet e giornali, continuano ad inveire contro azienda, discariche e percentuali di raccolta differenziata ; va bene pigliarsela col politico di turno, ma  VIA LE MANI DAI LAVORATORI!  .. a chi per mille euro mette la faccia nelle tua monnezza puoi urlare solo il tuo rispetto!</em></font></p>
<p>Anche qui, con tutto il rispetto per i lavoratori e per l&#8217;estensore del documento, riscontriamo una vaga sindrome dell&#8217;accerchiamento che sarebbe troppa grazia attribuire alla sola opera del &#8220;Martello&#8221;. Il problema non siamo noi (troppa grazia sarebbe&#8230; d&#8217;altronde il ricorso contro l&#8217;autorizzazione della discarica di Valle dei fiori lo ha prodotto il Wwf Italia, che non è esattamente l&#8217;ultima associazione esistente; e piuttosto ingenua è stata la tendenza, manifestatasi più volte a diversi livelli - che anche per questa cosa ci arroghiamo il diritto di giudicare inadeguati alla bisogna -, di considerare noi i mandanti ed il Wwf l&#8217;esecutore: con il che si insulta veramente l&#8217;intelligenza delle persone). E non sono neppure - almeno, non soltanto - i lavoratori. Sono le scelte, le opzioni, il management. In una espressione più sintetica: la Politica. Meglio: quella politica che si ingerisce in aspetti che non le competono in alcun modo, con fare surrettizio (esempio: il mese scorso i circoli del Pd sono stati chiamati ad una riunione su&#8230; Aciam, il cui oggetto come gli esiti sono ad oggi sconosciuti; e non si capisce perché ci si arroghi il diritto di dibattere di un tema pretendendolo pubblico, e poi avvolgerlo in una cappa &#8220;massonico-veterinaria&#8221;).<br />
Sinora di gare ce ne sono state ben poche (ed i contratti con gli affidamenti diretti del servizio che stanno andando a scadenza sono tra le cose più imperscrutabili di questo pianeta: sarebbe istruttivo conoscerli, tutti, municipio per municipio) e dolersi di essere sfavoriti è cosa che suona piuttosto beffarda. Sull&#8217;uso del termine «inveire», poi, ci sarebbe da dire&#8230; e molto&#8230; Confondere l&#8217;analisi dei risultati del servizio offerto da Aciam S.p.A. e, ancor più, le prospettive (incarnate dall&#8217;idea di realizzare una megadiscarica a mille metri sul livello del mare, sopra un importante acquifero, in prima zona sismica, realizzando una minaccia perenne alle coltivazioni di ortaggi che più in basso ancora resistono, sull&#8217;altipiano: centinaia di posti di lavoro) che si indovinano chiare, significa essere abituati ad una gestione opaca non solo del (sotto)potere e del ciclo (dis)integrato dei rifiuti ma anche del dibattito pubblico. Quest&#8217;utimo è in effetti, a nostro modesto avviso, intossicato da lodi e servizi giornalistici del tutto scompensati in favore di Aciam S.p.A., che ci descrivono un quadro che esiste solo nella mente di coloro che vogliono perpetuare il vecchio sistema e continuare a sedere comodamente assisi nelle loro poltrone (dove molto meglio farebbero altri, magari tecnici): anche di questo sarà ora che i lavoratori si comincino ad occupare, anziché coltivare solo il loro orticello e gridare al complotto quando qualcuno si avvede che tutta la fattoria rischia di rimanere inquinata da &#8220;certi&#8221; metodi&#8221;.</p>
<p><strong>Il Martello del Fucino - fmb</strong><br />
PS: Un esempio di cosa intendiamo per &#8220;certi&#8221; metodi&#8230;<br />
<a href="http://www.site.it/le_testate/_notes/Nota%2014%20dicembre%202011%20per%20ACIAM.pdf"><u><font color="#0000ff">Nota 14 dicembre 2011 per ACIAM</font></u></a><br />
Risposte? Nessuna!</p>
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		<title>Gli avvocati: il Tribunale di Avezzano va potenziato</title>
		<link>http://www.site.it/gli-avvocati-il-tribunale-di-avezzano-va-potenziato/12/2011/</link>
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		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 22:55:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[COMUNICATO STAMPAAvezzano, 12 dicembre 2011
Il Tribunale non solo non va chiuso ma va potenziato!
I numeri che via via stanno emergendo dallo &#8220;studio&#8221; che il Comitato per la salvaguardia del Tribunale di Avezzano - su delega dell&#8217;Assemblea degli avvocati- sta approntando, dimostrano l&#8217;altissima produttività ed efficienza dell&#8217;Ufficio Giudiziario marsicano tanto da confermarlo al terzo posto tra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COMUNICATO STAMPA<em>Avezzano, 12 dicembre 2011</em></p>
<p>Il Tribunale non solo non va chiuso ma va potenziato!</p>
<p>I numeri che via via stanno emergendo dallo &#8220;studio&#8221; che il Comitato per la salvaguardia del Tribunale di Avezzano - su delega dell&#8217;Assemblea degli avvocati- sta approntando, dimostrano l&#8217;altissima produttività ed efficienza dell&#8217;Ufficio Giudiziario marsicano tanto da confermarlo al terzo posto tra i Tribunali d&#8217;Abruzzo.Il Team di legali che sta lavorando per portare a termine questo dossier ne presenterà i risultati durante l&#8217;assemblea pubblica convocata il prossimo 17 dicembre 2011, ore 11 presso il Castello Orsini (e non più presso il Tribunale come precedentemente annunciato).</p>
<p>Intanto proseguono gli incontri con i rappresentanti delle associazioni di categoria. In tal modo la classe forense   marsicana, sempre più decisa a dare battaglia per la difesa del proprio territorio che, senza presidio di legalità resterebbe &#8220;nudo&#8221; di fronte agli attacchi della criminalità, vuole far conoscere, in modo capillare, i gravi danni socio-economici che deriverebbero dalla soppressione del Tribunale di Avezzano, così come prevista, in modo miope e maldestro, dalla legge delega dello scorso agosto.</p>
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		<title>LIBERA contro la chiusura del Tribunale di  Avezzano</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Dec 2011 14:49:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[
Comunicato Stampa:
LIBERA contro la chiusura del Tribunale di  Avezzano
Roma 6 dicembre 2011,
Gabriella Stramaccioni, direttrice nazionale di Libera,   esprime la testimonianza concreta di vicinanza alla protesta degli  avvocati contro la chiusura del Tribunale di Avezzano.
La chiusura del Tribunale di Avezzano rappresenterebbe una sconfitta per il territorio, per i cittadini e un passo indietro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.site.it/wp-content/uploads/2011/12/az-tribunale-occupato1.jpg" title="az-tribunale-occupato1.jpg"><img src="http://www.site.it/wp-content/uploads/2011/12/az-tribunale-occupato1.jpg" alt="az-tribunale-occupato1.jpg" /></a></p>
<p><strong>Comunicato Stampa:</strong></p>
<p><strong>LIBERA contro la chiusura del Tribunale di  Avezzano</strong></p>
<p><em>Roma 6 dicembre 2011,</em></p>
<p>Gabriella Stramaccioni, direttrice nazionale di Libera,   esprime la testimonianza concreta di vicinanza alla protesta degli  avvocati contro la chiusura del Tribunale di Avezzano.</p>
<p>La chiusura del Tribunale di Avezzano rappresenterebbe una sconfitta per il territorio, per i cittadini e un passo indietro nella lotta alla illegalità criminale. La battaglia  degli avvocati contro la chiusura del Tribunale di Avezzano è anche una nostra battaglia. Esprimiamo la nostra piena vicinanza alle loro istanze che sono istanze di un territorio, dei cittadini e di tutti  coloro che credono nella responsabilità e nella legalità.</p>
<p>La chiusura del Tribunale rappresenterebbe una passo indietro nella lotta all&#8217;illegalità criminale. In quel territorio è necessario trovare tutte le soluzioni possibile per mantenere e potenziare un servizio fondamentale della giustizia, presidio permanente  per combattere tutte le organizzazioni malavitose provenienti dai vicini territori di Caserta e Frosinone, oltre a quelle presenti  nel territorio della Marsica e che le recenti inchieste dimostrano diventano ogni giorno sempre più diffuse e conclamate.</p>
<p>Questo tribunale, ricorda Libera, è Il terzo d&#8217;Abruzzo per mole di lavoro, serve una popolazione anagrafica della Marsica di oltre 140.000 abitanti  con un ammontare di circa 40.000 cause all&#8217;<br />
anno (il Tribunale di L&#8217;Aquila ne lavora appena 25.000).</p>
<p>Davanti a questi dati- prosegue Gabriella Stramaccioni - non si puo&#8217; considerare quello di Avezzano come tribunale &#8220;minore&#8221;. La<br />
battaglia contro la sua chiusura è una battaglia di civiltà, di legalità<br />
che non è soltanto degli avvocati  ma dell&#8217;intera collettività.</p>
<p>Libera annuncia la prossima apertura nella Marsica dello  sportello &#8220;<strong><em>S.O.S. Giustizia - Servizio di ascolto e di assistenza alle vittime della criminalità organizzata</em></strong>&#8220;, finalizzato ad accogliere, orientare ed offrire consulenza, sostegno e aiuto a vittime o possibili vittime di usura e del racket delle estorsioni; accompagnamento per i familiari delle vittime di mafie nella burocrazia amministrativa e nella complessa legislazione in materia; accompagnamento nel difficile percorso della denuncia da parte dei testimoni di giustizia.</p>
<p align="right"><em><strong>Direzione nazionale di LIBERA</strong>,</em></p>
<p align="right"><em>associazioni, nomi e numeri contro le mafie</em></p>
<p align="right"><a href="http://www.site.it/wp-content/uploads/2011/12/az-tribunale-occupato2.jpg" title="az-tribunale-occupato2.jpg"><img src="http://www.site.it/wp-content/uploads/2011/12/az-tribunale-occupato2.jpg" alt="az-tribunale-occupato2.jpg" /></a></p>
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		<title>REVISIONISMI PICCONIANI - Celano, la fabbrica del falso (storico)</title>
		<link>http://www.site.it/revisionismi-picconiani-celano-la-fabbrica-del-falso-storico/10/2011/</link>
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		<pubDate>Thu, 27 Oct 2011 14:13:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[La folta platea radunatasi domenica scorsa (23 ottobre 2011) a Celano, presso il locale auditorium Enrico Fermi (realizzato nella scuola già intitolata al paesano medaglia d&#8217;oro Pasquale Santilli, nome piuttosto sorprendentemente abraso all&#8217;atto della (ri)denominazione della nuova struttura - ciò solo per attestare quanto sia forte, nell&#8217;ambiente, l&#8217;anelito a preservare la memoria, quell&#8217;anelito che stando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La folta platea radunatasi domenica scorsa (23 ottobre 2011) a Celano, presso il locale <em>auditorium Enrico Fermi</em> (realizzato nella scuola già intitolata al paesano medaglia d&#8217;oro Pasquale Santilli, nome piuttosto sorprendentemente abraso all&#8217;atto della (ri)denominazione della nuova struttura - ciò solo per attestare quanto sia forte, nell&#8217;ambiente, l&#8217;anelito a preservare la memoria, quell&#8217;anelito che stando ai nostri amici sottenderebbe certe iniziative [figuriamoci!]) era già, di per se stessa, talmente interessante, nella sua composizione, da giustificare ampiamente lo scomodo di approdare al centro castellano, tra macchine parcheggiate ovunque e gitanti reduci da Ovindoli.<br />
Il <em>parterre</em> parlava di politica più di un consiglio regionale.</p>
<p><a href="http://www.site.it/wp-content/uploads/2011/10/carusi1-web.jpg" title="carusi1-web.jpg"><img src="http://www.site.it/wp-content/uploads/2011/10/carusi1-web.jpg" alt="carusi1-web.jpg" /></a></p>
<p><font color="#ff0000">[ Foto 1 - L&#8217;evento  ]</font></p>
<p>Abbiamo ammirato, d&#8217;un canto, il padrone di casa, il <strong>senatorefilippopiccone</strong>, lascivamente ammirato, di sotto al palco, da Benedetto Di Censo e Angelo Di Paolo, suoi sodali nella recente semiclandestina intestazione della piazza di Aielli Stazione al prefetto fascista Guido Letta. Dall&#8217;altro lato, girovagava bramoso, forse in attesa di conferire, il quartettocetra dell&#8217;abortito project financing dei parcheggi avezzanesi (in ordine di taglia: Cipolloni, Bianchini, Occhiuto, Giffi: <em>esisterà un giudice a Berlino?</em>). Al centro, troneggiava il geometra Ciaccia, affine del <strong>senatorefilippopiccone</strong> e <em>dominus</em> (nominale) dei rifiuti marsicani; in posizione trafelata il presidente della Provincia, Del Corvo, insieme al consigliere regionale Di Bastiano ed il coordinatore piddielle Verrecchia. Indietro, il trio diessino giovanilistico celanese Fidanza-Natalini-Finucci, vivida immagine speculare dello strapotere picconiano a Celano. Corrucciato, defilato, lo scultore Italo Ranalletta, in prima fila ed in grande spolver(in)o lo <em>storico</em> avezzanese Pitoni (corrente: genio civile-Psi).</p>
<p><a href="http://www.site.it/wp-content/uploads/2011/10/carusi2-web.jpg" title="carusi2-web.jpg"><img src="http://www.site.it/wp-content/uploads/2011/10/carusi2-web.jpg" alt="carusi2-web.jpg" /></a></p>
<p><font color="#ff0000"> [ Foto 2 - Il sinedrio ]</font></p>
<p>Tutti riuniti, apparentemente, per &#8220;onorare&#8221; l&#8217;avvocato socialista <strong>Filippo Carusi da Celano</strong> (1883-1941), «personaggio molto noto ma poco conosciuto» (felice definizione di Egidio Marinaro, personaggio che avevamo lasciato, un quarto di secolo fa, assessore regionale alla cultura, e qui presentatosi sul palco nelle vesti di storico e presidente di non abbiamo compreso bene quale istituzione di cultura [e finanziata da chi]), figura leggendaria, il Carusi (non il Marinaro) del movimento contadino del Fucino, sindaco di Celano per poco più di un anno nel biennio rosso.</p>
<p><a href="http://www.site.it/wp-content/uploads/2011/10/carusi3-web.jpg" title="carusi3-web.jpg"><img src="http://www.site.it/wp-content/uploads/2011/10/carusi3-web.jpg" alt="carusi3-web.jpg" /></a></p>
<p><font color="#ff0000"> [ Foto 3 - Le impronte del sovversivo ]</font></p>
<p>Peccato che alla fine della kermesse oratoria, che ha visto, in ordine, gli interventi di <strong>Marinaro</strong> (prodigatosi in una filippica di matrice socialista autonomista contro la terza internazionale degna di Cucchi e Magnani), Romolo <strong>Liberale</strong>, Giancarlo <strong>Cantelmi</strong>, Filippo <strong>Piccone</strong> e Gaetano <strong>Quagliariello</strong>, la figura del Carusi non ne sia uscita maggiormente lumeggiata rispetto all&#8217;inizio dell&#8217;incontro. Stupisce come si possa discorrere di Storia senza, sostanzialmente, portare in dote, in specie per un personaggio in passato poco studiato, un contributo documentale tangibile. Per quanto sul palco siano stati chiamati tre <em>storici</em>, abbiamo, alla fine della fiera, ascoltato degli interventi che in gran parte tendevano a legittimare il ruolo di oratori degli esponenti piuttosto che a trattare realmente l&#8217;oggetto-soggetto dell&#8217;incontro.<br />
L&#8217;inquadramento storico del contesto locale nel quale il Carusi visse ed agì, finendo confinato dal fascismo e negletto nella professione, è stato curato dal leggendario anch&#8217;egli Romolo Liberale da San Benedetto dei Marsi, classe 1922, il maggior agitatore comunista durante il periodo della riforma agraria a Fucino, per quanto fosse formalmente in carico alla Camera del lavoro di Sulmona. Oratore facondo, <em><strong>Barbitt</strong></em>&#8216; si è prodotto in un intervento nel corso del quale sono state purtroppo riproposte e reiterate leggende e mistificazioni del tutto sprovviste del benché minimo apparato documentario probante quali: le lettere di denuncia sul post-ricostruzione di Silone sull&#8217;<em>Avanti!</em> del 1917 [tutti ne parlano ma nessuno le ha mai trovate, queste lettere; lo stesso ultimo curatore di «Uscita di sicurezza» (testo ove Silone diede atto della circostanza), Bruno Falcetto, ha invitato a tenere ben distinti il piano testuale-romanzesco da quello storiografico, e dunque a non prendere per oro colato tutto ciò che negli scritti di Silone si narra: niente da fare]; un fantomatico comizio della Kuliscioff a Pescina nel 1913; giornali che nessuno ha mai letto; ecc&#8230; Pazienza!</p>
<p><a href="http://www.site.it/wp-content/uploads/2011/10/carusi4-web.jpg" title="carusi4-web.jpg"><img src="http://www.site.it/wp-content/uploads/2011/10/carusi4-web.jpg" alt="carusi4-web.jpg" /></a></p>
<p><font color="#ff0000"> [ Foto 4 - Una denuncia di Filippo Carusi alle Belle Arti ]</font></p>
<p>Nel mentre il <strong>senatorefilippopiccone</strong>, con modestia degna di miglior causa, professandosi «mediamente ignorante», si è guardato bene dall&#8217;incamminarsi su un sentiero impervio quale quello della ricostruzione storica (tenendo solo a segnalare, dopo aver ascoltato gli altri interventi dei locali, che non si aveva intenzione di fare la storia della genesi del movimento socialista abruzzese e marsicano ma rievocare una figura prettamente celanese: un poco di sciovinismo paesano non fa mai male, e fa brodo: basti pensare all&#8217;iniziativa di un monumento ai due morti comunisti del 30 aprile 1950 nell&#8217;attentato nella piazza centrale, definiti &#8220;martiri&#8221;, in contrasto con la disistima mostrata persino con la fisiognomica per il cognome Torlonia [paradossale in un esponente del centrodestra]), il suo capogruppo al Senato, Quagliariello, che accorre spesso a Celano (non sarà, crediamo, solo per l&#8217;«odore di legna» che regna in paese già in ottobre, da egli decantato aulicamente; sempre di legna deve trattarsi però&#8230;) si è prodotto in un intervento di alto profilo nel corso del quale ha accostato la figura di Filippo Carusi a quella di Gaetano <strong>Salvemini</strong>. Inutile dire che le scarse fonti documentarie e dei testi a disposizione per il celanese rendano - con tutta l&#8217;ammirazione che nutriamo per l&#8217;avvocato Carusi - del tutto abnorme l&#8217;accostamento di costui ad uno dei più prolifici, internazionali e grafomani dei politici italiani, quale il Salvemini. Ma tale accostamento - con il ruolo dal Salvemini (storico lui sì, di Molfetta) rivestito sia in occasione del terremoto del 13 gennaio sia nella crisi dell&#8217;anno spartiacque 1915 a proposito della guerra europea - ha consentito al Quagliariello di gettarsi in un&#8217;abile e dotta disquisizione sui caratteri comuni di <strong>socialismo</strong>, <strong>combattentismo</strong> e <strong>fascismo</strong>. Corollario dell&#8217;affermazione principale sulla genesi dei tre fenomeni [che bene avrebbe potuto essere addotta anche con documenti inerenti la situazione nel decennio 1913-1922, ove qualcuno degli indigeni si fosse mosso a studiare le varie cooperative sorte a Celano in quell&#8217;epoca, a cominciare da quella propugnata dal Filippo Carusi e significativamente denominata «Andrea Costa», unita poi a quella dei reduci nel 1919-20: ma questo Quagliariello non poteva saperlo, e non ha avuto assist decenti) è stata la richiesta di affrontare i temi con «minor tasso ideologico». La prosecuzione del discorso del Quagliariello, con l&#8217;allegazione del fatto della collaborazione tra il Carusi e il locale maresciallo dei carabinieri a Gavoi (dove il nostro finì al confino) e altre attestazioni di rispetto tra gli avversari di quell&#8217;epoca, tra chi cioè spediva al confino e chi ci andava con il solo pastrano indosso (quando lo aveva), con trasferimenti di dieci giorni, ci è parsa molto insidiosa. Insidia che si è concretizzata, oltre con il cinguettare sul palco tra persone che dovrebbero animatamente combattersi, nell&#8217;intervento del già sindaco di Celano e già senatore comunista Cantelmi, che ha teorizzato l&#8217;esistenza di «un partito dei galantuomini» che esula dalle appartenenze politiche ed è dunque trasversale.<br />
Di tutto il pomeriggio ci pare che il vero messaggio distillato dall&#8217;incontro sia quello, pernicioso, che in fondo alla notte del ventesimo secolo tutte le vacche siano nere, che Carusi e i suoi aguzzini siano in fondo parte non solo di una stessa comunità ma esprimano la medesima <em>weltanschauung</em>, che il prefetto Guido <strong>Letta</strong> e Romolo <strong>Tranquilli</strong> alla fine non sono così distanti, ecc&#8230;. <em>Embrassons-nous!</em><br />
Non è la prima manifestazione locale cui assistiamo nella quale si pretende che olio e aceto si mischino per decreto, magari a condire qualche manicaretto elettorale. Non è un caso, c&#8217;è un disegno. Propinabile solo in difetto di documenti e per mezzo di trattazioni molto vaghe. Anche sotto l&#8217;ombrello delle celebrazioni del centocinquantesimo dell&#8217;<strong>unità d&#8217;Italia</strong>.<br />
Con nostra grande angoscia, vedendo anche la reazione di chi è stato toccato personalmente da certi eventi, nella carne viva della propria famiglia, la cosa sembra funzionare.</p>
<h3><strong>Franco Massimo Botticchio</strong></h3>
<h3><em><strong>Il Martello del Fucino</strong></em></h3>
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		<title>ESCLUSIVO - CASO LETTA: Il sindaco di Aielli alle prese con il busto</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 21:57:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[ Guido Letta scorta l&#8217;agitatore

[ Foto 1 - Di Censo, al microfono, dispensa saggezza - Pescina, 9 ottobre 2011 ]
Sarà stato perché ricorreva, domenica l&#8217;altra (9 ottobre 2011), l&#8217;anniversario della morte di Ernesto «Che» Guevara o, forse, perché, la sua missione, come abbiamo già esaurientemente (di)mostrato in passato, consiste nello spezzare ritmo e fiato a tutte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><strong> Guido Letta scorta l&#8217;agitatore</strong></h2>
<p><a href="http://www.site.it/wp-content/uploads/2011/10/letta-1.jpg" title="letta-1.jpg"><img src="http://www.site.it/wp-content/uploads/2011/10/letta-1.jpg" alt="letta-1.jpg" /></a></p>
<h5>[ <font color="#3366ff">Foto 1 - Di Censo, al microfono, dispensa saggezza - Pescina, 9 ottobre 2011 </font>]</h5>
<p>Sarà stato perché ricorreva, domenica l&#8217;altra (9 ottobre 2011), l&#8217;anniversario della morte di Ernesto «Che» Guevara o, forse, perché, la sua missione, come abbiamo già esaurientemente (di)mostrato in passato, consiste nello spezzare ritmo e fiato a tutte le iniziative politiche invise al suo referente <strong>senatorefilippopiccone</strong> (coordinatoreregionaledellapidielle). Fatto è che, accorso, il 9 ottobre, all&#8217;incontro convocato dall&#8217;amministrazione comunale di Pescina presso il (fu) presidio ospedaliero &#8220;Serafino Rinaldi&#8221; avente ad oggetto la caotica situazione della sanità in questo lembo di Abruzzo, il sindaco di Aielli, Benedetto Di Censo, presa la parola (pare irresistibilmente attratto dal microfono, al punto di non mollarlo se non dopo lunghe devastanti perfomance), deviando dal seminato, ha preso immediatamente a dolersi della disparità di trattamento a suo dire da egli subìta per la recente apposizione del busto del prefetto Letta (1889-1963) in piazza Risorgimento ad Aielli Stazione, rispetto a quei fedifraghi di Pescina che qualche anno or sono osarono addobbare uno spiazzo di Fontamara con la marmorea effigie di Ernesto Guevara, sopra la <em>Compagnia Romana</em>, a Pescina Nuova (fortuna ha voluto che il Di Censo non abbia apprezzato altro bassorilievo del Che in pietra, pure incastonato a Pescina Vecchia, a Borgo Unrra Casas).<br />
Qualcuno ha interpretato l&#8217;estemporanea sbandata dialettica del nostro Di Censo come una sfida aperta a chi, proprio da Pescina, aveva avuto, peraltro in buona compagnia, l&#8217;ardire di criticarlo sul busto, una sorta di incursione in trasferta. Noi, più semplicemente, pensiamo che il tema si prestasse a dirottare, anche se per pochi minuti, l&#8217;attenzione dalla disconnessione di un presidio ospedaliero pubblico (quello pescinese) effettuata, dalla Regione, pretendendo di applicare e salvaguardare dei parametri che, stranamente, non sembrano essere così stringenti con i privati della sanità stanziati, per esempio, anche a Celano. Amici degli amici.<br />
Sia come sia, fatti salvi gli arrière-pensées, la filippica <strong>benedettodicensiana</strong> contro la «estrema sinistra» rea di glorificare Guevara (da egli definito &#8220;scheletro nell&#8217;armadio&#8221;) e di colpevolizzare chi ha voluto rendere omaggio al prefetto Guido Letta (semplice &#8220;polvere sotto il tappeto&#8221;) ha suscitato una pessima impressione. Nell&#8217;immediato, l&#8217;uditorio pescinese, in parte cadendo nella provocazione, lo ha più volte interrotto, invitandolo a non andare fuori tema, a trattare cioè della questione dell&#8217;ospedale. D&#8217;altronde, non gli è andata meglio sull&#8217;argomento politico-storiografico più alto. Come appena sottolineato da Oliviero Beha, la santificazione di Ernesto Guevara esiste solo nella testa di alcuni esponenti del centrodestra (che, non a caso, hanno dedicato alla ricorrenza dell&#8217;uccisione del Che maggiore spazio dei giornali di sinistra, peraltro per dolersi dello spazio dai giornali di sinistra [non] dedicato all&#8217;argomento), non sufficientemente sincronizzati con l&#8217;anno 2011. In tutto cotanto bailamme, con il Di Censo e la sua improbabile zazzera a stento sottratti al nobile furore delle passionarie dell&#8217;ospedale, resta inconcussa e luminosa la scelleratezza politica della sua condotta, e non solo nel pomeriggio pescinese.</p>
<p><a href="http://www.site.it/storia-storie-propaganda-paesana-il-prefetto-letta-non-conquista-la-piazza-di-aielli/07/2011/"><font color="#3366ff"><u><strong>Come ci eravamo permessi di sottolineare nel nostro primo modesto pezzo sull&#8217;argomento</strong></u></font></a>, l&#8217;impressione è quella che tutta l&#8217;operazione dell&#8217;intitolazione della (fu, a questo punto) piazza Risorgimento di Aielli al nativo prefetto Guido Letta; la collocazione di un di lui busto in un anfratto della notevole agorà della frazione della Stazione aiellese (si tralascia ogni aspetto inerente i fondi utilizzati per i lavori, che ha acceso diverse polemiche e forse persino delle querele, non avendo peraltro il minimo dubbio, speculando su qualche carta di archivio, che il prefetto abbia commissionato egli stesso, in vita, quel busto, stante l&#8217;alta considerazione che mostrava di nutrire per la sua propria personalità); il conferimento della cittadinanza onoraria al nipote del prefetto ossia al dottor Gianni Letta (proprio lui) con tanto di attestazione-riconoscimento dell&#8217;opera da egli prestata nella recente terribile emergenza del terremoto del 6 aprile 2009 sia stata concepita in maniera del tutto demagogica per fini che poco hanno a che vedere con il centocinquantesimo dell&#8217;Unità d&#8217;Italia, ricorrenza nella quale si è preteso di far confluire la manifestazione, realizzando un micidiale esempio di come si possa travisare e contrabbandare la &#8220;storia condivisa&#8221; pretendendo - come ha molto acutamente profetizzato Sergio Luzzatto parecchi anni fa discettando della crisi dell&#8217;antifascismo - essa divenga, acriticamente, &#8220;memoria condivisa&#8221;.<br />
Producendo il primo nostro pessimo pezzo (uscito il 15 luglio scorso, due giorni prima dell&#8217;originaria data fissata per la manifestazione), ritenendo che, stante le proteste levatesi in quasi tutto il mondo abitato, Gianni Letta non si sarebbe prestato a &#8220;coprire&#8221; l&#8217;iniziativa con la sua presenza, pensavamo che il Di Censo, non potendo conferire la cittadinanza onoraria al rampollo vivo, non avrebbe proseguito sul sentiero impervio di santificare il defunto zio prefetto. In questo sbagliavamo, e le cronache ci hanno restituito, il mese successivo, alcune immagini di una celebrazione, che nella seconda metà di agosto, alla chetichella, alla presenza del <strong>senatorefilippopiccone</strong> e di un assessore regionale, ha sbrigato la pratica, tra un scroscio di pioggia e l&#8217;altro, in un momento di pausa della festa patronale in corso, in quel di Aielli,  ricacciando il &#8220;Risorgimento&#8221; dalla frazione bassa alla parte alta del paese (vittima sacrificale di rimbalzo: la Regina Margherita, definitivamente abrasa dalla toponomastica).<br />
Se si battono le parole chiave di questa vicenda su un motore di ricerca, si viene sommersi da matches provenienti non solo dal becero antifascismo paesano vituperato dal Di Censo ma da tutte le latitudini geografiche e culturali. Una querelle assurta agli onori delle cronache e che ha visto, proprio in virtù delle colonne a stampa improvvidamente conquistate dal Di Censo con diapasonica espansione, il clamoroso defilarsi del convitato di pietra, ovvero del sottosegretario alla Presidenza Gianni Letta. Sino a quando si è trattato di rinverdire l&#8217;album familiare, e di snocciolare il rosario delle opere di un civil servant, tutto è filato liscio. Ma con l&#8217;innescarsi dell&#8217;attuale polemica, con un prefetto trasformatosi, nella polemica pubblica, in un <strong>prefetto fascista</strong> e poi, inesorabilmente, in un fascista <em>diventato prefetto proprio perché fascista</em>, nel 1932 (e non dunque in età giolittiana, come qualche sconsiderato pretendeva di gabellarci), la difesa familiare, per Gianni, si è fatta obiettivamente impossibile, rischiando di compromettere il futuribile possibile. Appare proditorio (e fatalmente destinato al fallimento) il tentativo, attualmente in  corso, di mondare la figura umana del prefetto da quella parte di memoria scomoda legata alla militanza politica dello stesso. L&#8217;argomentazione secondo la quale aver beneficiato - per diretta o interposta persona - con alcune opere pubbliche, il proprio paese (pays) tra le montagne abruzzesi, risolva e superi ogni atto consumato nel resto d&#8217;Italia con ruoli di responsabilità potrebbe condurre, ove spinto alle estreme conseguenze, ad intestare qualche Autobahn tedesca ad Hitler. Cosa diversa è l&#8217;analisi storica dei fatti, attività nel corso della quale nulla vieta che ai singoli possa e debba essere riconosciuto quel che è giusto (la qual cosa non implica automatiche ricadute su targhe e intestazioni di vie).</p>
<p>La carriera di Guido Letta, per quanto non si abbia ancora a disposizione il fascicolo personale, ricostruita con un poco di costrutto, parla molto chiaro, e ci dice che il profilo dell&#8217;uomo di parte (fascista) sovrasta di molto quello istituzionale in senso stretto. Approdato al Gabinetto del ministero dell&#8217;Interno nel momento in cui il regime fascista si strutturava, Guido Letta - a leggere ciò che scrive lo stesso dicastero nel 1946 -:</p>
<p>« [&#8230;] <em>Ha sempre ostentato la sua fede fascista, pur atteggiandosi talora a denunziatore delle più sfacciate soperchierie fasciste [&#8230;] godette la piena fiducia di Mussolini: se è vero che egli abbia svolto inchieste di natura politica delicatissima, perché intesa a controllare la vita e gli affari di personalità del regime, è anche noto che in nessun caso un semplice vice-prefetto si sarebbe potuto permettere di inquisire ed ancor più di riferire a Mussolini, sulla vita e gli affari di alte personalità di regime</em>».</p>
<p>Molto opaca - anche perché poco studiata (il libro &#8220;bibbia&#8221; di Mauro Canali sull&#8217;efferato omicidio ne accenna soltanto) - l&#8217;azione dal Guido Letta dispiegata nei riguardi del sicario di Giacomo Matteotti, Amerigo Dumini, in un episodio a metà anni Venti che configura (ci si riserva di approfondire l&#8217;argomento nelle opportune sedi) un incarico nel quale i doveri istituzionali funzionali propri di un stato di diritto parrebbero stemperarsi e distorcersi nella cogente esigenza di acquisire la garanzia del silenzio (quale procedura prevedeva si potesse avvicinare un criminale, per offrire&#8230; cosa?) per degli illustri &#8220;mandanti&#8221;. Che purtroppo per il Guido Letta come per i suoi estemporanei improvvisi sostenitori odierni, per Dumini e Letta, coincidevano.</p>
<p>Come già rilevato, dopo essere stato nell&#8217;entourage più stretto di Mussolini al ministero dell&#8217;Interno per circa un decennio, il Letta venne elevato al rango di prefetto per meriti eccezionali agli inizi degli anni Trenta. Quali saranno stati mai questi meriti eccezionali?<br />
La carriera del Letta prosegue da Chieti (1 agosto 1932 - 10 settembre 1933) a Livorno (10 settembre 1933 - 10 settembre 1934), da Novara (14 settembre 1934 - 21 agosto 1939) a Verona (21 agosto 1939 - 15 giugno 1943), da Bologna (15 giugno 1943 - 1 settembre 1943) a Genova (1 settembre 1943 - 25 ottobre 1943). A quest&#8217;ultima data viene collocato &#8220;a disposizione&#8221;. Pur non essendo questa l&#8217;occasione per intrattenersi sui dettagli (molto interessanti) di tale accadimento, si noterà come le attestazioni di gratitudine tedesche (mostrate per immagine nel precedente articolo) non furono sufficienti a mantenerlo nei ruoli della Repubblica sociale italiana. Nel dicembre 1944 il Letta viene addirittura collocato &#8220;a riposo&#8221; dal governo di Salò, in pratica pensionato. A guerra finita (e precisamente nel gennaio 1946) lo stesso Letta porterà questo fatto a vanto, assumendo che egli fosse inviso a quel regime, ai tedeschi, arrivando a sostenere di aver evitato egli scientemente di assumere ruoli nella claustrofobica Italia repubblichina:</p>
<p>« [&#8230;] <em>Per venti mesi, esponendo vita e carriera, ho difeso l&#8217;autorità dello Stato e gli interessi della giustizia contro l&#8217;invadenza fascista [&#8230;] Ho altresì dimostrato che dall&#8217;ottobre 1943 fino al giorno della liberazione ho partecipato al movimento clandestino, difendendo anche me e la mia famiglia contro la ben nota reazione fascista</em>».</p>
<p>(Con la qual cosa, speriamo almeno di evitare, in futuro, pellegrinaggi di improvvisati nostalgici presso il busto alla piazza di Aielli!)</p>
<p>Ma sarà stato realmente così? A guerra finita, le allegazioni del prefetto Letta non vennero minimamente credute, seppur a giudicare della loro consistenza fossero i componenti della sua stessa &#8220;casta&#8221;. Invidia? Antipatia? Cospirazione?<br />
In realtà, sostenere, da parte di Guido Letta, che non giurò per la Rsi, che non cercò impieghi e prebende da quel governo, sono pretese che gli atti di archivio disponibili mostrano oggettivamente destituite di fondamento, per non dire palesemente false.</p>
<p><a href="http://www.site.it/wp-content/uploads/2011/10/letta-2.jpg" title="letta-2.jpg"><img src="http://www.site.it/wp-content/uploads/2011/10/letta-2.jpg" alt="letta-2.jpg" /></a></p>
<h5>[ <font color="#3366ff">Foto 2 - Il prefetto Letta attesta di NON aver giurato per la Repubblica sociale (1946)</font> ]</h5>
<p><a href="http://www.site.it/wp-content/uploads/2011/10/letta-3.jpg" title="letta-3.jpg"><img src="http://www.site.it/wp-content/uploads/2011/10/letta-3.jpg" alt="letta-3.jpg" /></a></p>
<style>p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal { margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: 12pt; font-family: "Times New Roman"; }.MsoChpDefault { font-size: 10pt; }div.WordSection1 { page: WordSection1; }</style>
<h5 class="MsoNormal" style="margin-right: 13.9pt; text-align: justify"><font color="#3366ff">[ Foto 3 - Comunicazione della Prefettura repubblichina di Milano attestante il giuramento di Guido Letta (1944). A nostra conoscenza, è stato l&#8217;unico prefetto di prima classe a prestarlo ]</font></h5>
<p>Grottesca poi la pretesa di rifarsi una verginità per tornare a lavorare per la nascente democrazia italiana con frasi del seguente tenore (febbraio 1946):</p>
<p>« [&#8230;] <em>Non c&#8217;è che una sola verità sul mio conto, e niente potrà  distruggerla. Questa: per venti anni, prima dell&#8217;8 settembre 1943, io  corressi, a mio rischio e pericolo, a vantaggio dei perseguitati, le  illegalità e le soperchierie di alcuni uomini di parte. L&#8217;ingiustizia  che da essi subisco mi mette in grado di meglio apprezzare l&#8217;enorme  valore del bene da me compiuto in quei venti anni</em>».</p>
<p>Nell&#8217;interessante <a href="http://www.youtube.com/watch?v=wIVfmZNtaWo"><font color="#3366ff"><u><strong>documento filmato</strong></u></font></a> realizzato sulla <em>querelle</em> del busto aiellese da Giuseppe Caporale di &#8220;Repubblica&#8221;, costui chiude leggendo una lettera del Letta indirizzata al duce, nel dicembre 1944 (appena prima dell&#8217;ultima uscita pubblica di Mussolini, al teatro Lirico di Milano) che pure pubblicammo nel nostro primo pezzo, grondante venerazione da tutti i pori. E&#8217; soltanto una delle tante che il Letta ha disseminato nei faldoni di archivio, e se simulava, e se lo ha fatto per tanti anni, ci viene da dire, il prefetto è veramente riuscito bene nell&#8217;intento. Pare proprio autenticamente e visceralmente fascista. Le testimonianze, del tenore della lettera che segue, sono numerose ed inequivoche.</p>
<p><a href="http://www.site.it/wp-content/uploads/2011/10/letta-4.jpg" title="letta-4.jpg"><img src="http://www.site.it/wp-content/uploads/2011/10/letta-4.jpg" alt="letta-4.jpg" /></a></p>
<h5>   <font color="#3366ff">[ Foto 4 - Vero amore ]</font></h5>
<p>Ci sarebbe molto da scrivere al riguardo ma forse è risolutivo considerare come, in una Repubblica che mutuò molti dei suoi apparati (e non poteva essere altrimenti) dagli organigrammi fascisti (si pensi ai questori che per molti anni ebbe Roma, sino agli anni Sessanta, praticamente tutti cresciuti all&#8217;ombra dell&#8217;Ovra fascista), tra i pochissimi che vennero tenuti fuori della porta a va e vieni dello Stato fu proprio il Letta. Circostanza della quale lo stesso si dolse in modo piuttosto poco urbano, almeno per gli standard in essere all&#8217;epoca, con un&#8217;altissima personalità, quando nel 1950 realizzò che mai gli sarebbe stato permesso di rientrare nei ruoli prefettizi.</p>
<p><a href="http://www.site.it/wp-content/uploads/2011/10/letta-5.jpg" title="letta-5.jpg"><img src="http://www.site.it/wp-content/uploads/2011/10/letta-5.jpg" alt="letta-5.jpg" /></a></p>
<h5><font color="#3366ff">[ Foto 5 -             Doglianza verso Andreotti ]</font></h5>
<style>@font-face {   font-family: "Cambria Math"; }p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal { margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: 12pt; font-family: "Times New Roman"; }.MsoChpDefault { font-size: 10pt; }div.WordSection1 { page: WordSection1; }</style>
<p>     Anche questa missiva dice molto, a chi voglia comprenderla, anche su alcuni fatti parentali odierni. Non bastarono i prelati&#8230;Ma - e qui torniamo a bomba, approfittando di quest&#8217;ultima lettera - uniamo il sacro con il profano, e osserviamo come la Democrazia cristiana del dopoguerra abbia tenuto un profilo che uno dei suoi epigoni marsicani degli anni Ottanta e Novanta, il Benedetto Di Censo, non è in grado neppure di comprendere. E&#8217; la differenza che intercorre, oltre che tra un livello politico alto ed uno paesano (non c&#8217;è offesa ad essere enfant du pays), tra l&#8217;essere popolari e l&#8217;essersi trasformati in populisti. Da Remo Gaspari e Lorenzo Natali al <strong>senatorefilippopiccone</strong>. Brutta fine.</p>
<p>Lo sappiamo: il Di Censo, poco munito di nozioni di Storia (ed anche della storia del suo paese, avendo attestato di non sapere bene se quella piazza sia effettivamente formalmente denominata &#8220;Risorgimento&#8221;, e quando lo sia stata: non male per un sindaco), ci verrà a raccontare che il prefetto Letta - lo ha scritto nella delibera che ha originato tutta questa storia, &#8220;ha fatto&#8221; la chiesa, il pastificio, il dopolavoro&#8230;<br />
Ci permettiamo, senza offesa: se veramente fosse stato interessato a rendere omaggio al prefetto Letta per tali realizzazioni, il sindaco avrebbe forse dovuto curare lo studio della genesi di tali opere, organizzare, prima di intestare la piazza, un convegno, un incontro, qualcosa (iniziativa che sarebbe risultata assai interessante: comprendere di chi fosse l&#8217;acqua di Aielli Stazione - una vera e vicenda fontamarese - proveniente da Fonte Romito ed utilizzata dalla Saina, quali i terreni dati in permuta dal comune per il pastificio negli anni Trenta, chi fosse il podestà all&#8217;epoca (tale avvocato Vincenzo Letta: dice qualcosa?), come si fossero conosciuti il prefetto Letta ed i potenti Saini di Cressa, chi fosse il rappresentante di questi in Abruzzo, ecc.). Ma, ripetiamo, non era questo, è evidente, lo scopo del busto.</p>
<h3><strong>Il Martello del Fucino</strong></h3>
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		<title>Parcheggi avezzanesi: Il Martello del Fucino colpisce ancora</title>
		<link>http://www.site.it/parcheggi-avezzanesi-il-martello-del-fucino-colpisce-ancora/10/2011/</link>
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		<pubDate>Tue, 04 Oct 2011 21:06:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA["Il Martello"]]></category>

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		<category><![CDATA[Reportage]]></category>

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		<description><![CDATA[ Esposto in Procura &#8230;e non solo: traballa il Project financing sui parcheggi avezzanesi.
Dopo la diffida che la settimana scorsa ha provocato il rinvio del consiglio comunale, la testata Il Martello del Fucino assesta un nuovo e micidiale colpo all&#8217;amministrazione avezzanese. Anche questa seconda martellata arriva, puntuale, alla vigilia del consiglio comunale, riconvocato per il 5 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> Esposto in Procura &#8230;e non solo: traballa il <em>Project financing</em> sui parcheggi avezzanesi.</strong></p>
<p>Dopo la <a href="http://www.site.it/le_testate/IL%20MARTELLO%20DEL%20FUCINO/MARTELLO%20DEL%20FUCINO%20-%20Nota%20per%20consiglieri%20comunali%20Avezzano.pdf"><u><font color="#3366ff"><strong>diffida</strong></font></u></a> che la settimana scorsa ha provocato il rinvio del <a href="http://www.site.it/pasticcio-avezzanese-il-martello-scrive-lamministrazione-comunale-rinvia-lapprovazione/09/2011/"><font color="#3366ff"><u><strong>consiglio comunale</strong></u></font></a>, la testata <em><strong>Il</strong><strong> Martello del Fucino</strong></em> assesta un nuovo e micidiale colpo all&#8217;amministrazione avezzanese. Anche questa seconda martellata arriva, puntuale, alla vigilia del consiglio comunale, riconvocato per il 5 ottobre per discutere sempre lo stesso punto all&#8217;ordine del giorno. Una  martellata che si abbatte, ancora una volta a mezzo posta elettronica certificata, sulle caselle di posta degli uffici comunali avezzanesi: questa volta invece di una diffida, l&#8217;editore del foglio pescinese ha inviato un <a href="http://www.site.it/le_testate/IL%20MARTELLO%20DEL%20FUCINO/Esposto%204%20ottobre%202011.pdf"><strong><u><font color="#3366ff">esposto</font></u></strong></a> (che consigliamo di leggere) indirizzato non solo ai membri della giunta e del consiglio comunale di Avezzano, ma anche all&#8217;Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici, alla Prefettura e alla Procura della Repubblica. Come la diffida della settimana scorsa, anche questo esposto conclude lapidario: &#8220;<em>Si chiede, ai consiglieri di respingere integralmente la proposta della AJ Mobilità S.r.l. e si rammenta la responsabilità diretta e personale che deriva, in ogni sede, dall&#8217;espressione di voto&#8221;.</em></p>
<p>Inutile far notare che nessuno degli organi di stampa, tanto meno i consiglieri comunali o i componenti dei vari comitati che ora dibattono del tema parcheggi, ha finora citato la diffida o l&#8217;esposto del foglio pescinese. In attesa degli sviluppi, dentro e fuori il consiglio comunale, riportiamo questa breve nota dell&#8217;editore de <em>Il Martello del Fucino</em>, Franco Masimo Botticchio.</p>
<p><font color="#ff0000"><em>&#8220;Nella vicenda dei parcheggi interrati di Piazza Matteotti e Piazza Martiri di Capistrello (e del loro poco spiegabile cascame: nuovo cemento privato nonché posti auto a raso bizzarramente in mano, per molti anni, al potenziale concessionario), in pieno clima elettorale amministrativo, ci sentiamo un poco dei convitati di pietra. Non oscurati, per carità; certo, però, la sovrana indifferenza mostrata dalle testate giornalistiche locali dinanzi al fatto odierno - la presentazione di un esposto al riguardo dell&#8217;intervento all&#8217;AVCP [Autorità di vigilanza sui contratti pubblici] e Procura della Repubblica - forse avrebbe meritato, se non altro per i contenuti della narrazione, bersaglio più meritevole. Tale fatto ben si sposa con quello accaduto l&#8217;altro giorno, quando una poderosa (almeno per mole, e non solo) diffida ha raggiunto i consiglieri comunali di Avezzano prima della tenuta della commissione urbanistica, inaugurando una serie di fatti che promette di non terminare con il consiglio comunale del 5 ottobre.  Buona lettura dell&#8217;esposto&#8221;</em></font></p>
<p>Per scaricare il testo integrale dell&#8217;esposto e di tutti gli allegati <a href="http://www.site.it/le_testate/IL%20MARTELLO%20DEL%20FUCINO/Esposto%204%20ottobre%202011.pdf"><u><font color="#0000ff"><strong>CLICCARE QUI</strong></font></u></a></p>
<p><strong><font color="#ff0000">Il video del consiglio comunale del 29 settembre scorso:</font></strong><br />
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		<title>FERITE MARSICANE - Le cave di Massa d&#8217;Albe e Magliano dei Marsi</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Oct 2011 15:48:08 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA["Il Martello"]]></category>

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		<description><![CDATA[FERITE MARSICANE - Docu-inchiesta di Raffaella Rose e Michele Saullo

Storie di ordinario degrado a Forme di Massa d&#8217;Albe e a Magliano dei Marsi in provincia de L&#8217;Aquila. Ai piedi del Velino, a ridosso di centri abitati e importanti aree archeologiche, si parano alla vista le enormi voragini delle cave, alcune dismesse.
Per legge dovrebbero essere richiuse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><font color="#ff0000"><strong>FERITE MARSICANE - Docu-inchiesta di Raffaella Rose e Michele Saullo</strong></font></h3>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/JkIk87_U4dA" frameborder="0" height="315" width="560"></iframe></p>
<p>Storie di ordinario degrado a Forme di Massa d&#8217;Albe e a Magliano dei Marsi in provincia de L&#8217;Aquila. Ai piedi del Velino, a ridosso di centri abitati e importanti aree archeologiche, si parano alla vista le enormi voragini delle cave, alcune dismesse.</p>
<p>Per legge dovrebbero essere richiuse al termine dell&#8217;attività estrattiva, ma qui fanno ormai da triste cornice alle bellezze naturalistiche del Velino e storico-archeologiche del sito di Alba Fucens. Senza contare poi il problema delle polveri e il conseguente inquinamento ambientale. Le testimonianze degli abitanti della zona. Le immagini del paesaggio seriamente compromesso dagli scavi.</p>
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