Capistrello – “L’Asservimento della stampa alla politica” sotto la lente deformante della Procura

CARABINIERI

di Angelo Venti, Claudio Abruzzo e Franco Massimo Botticchio

E’ assai istruttiva l’Ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal Giudice per le indagini preliminari Maria Proia. Un provvedimento che chiude dopo un anno le indagini coordinate dai Pm Roberto Savelli e Andrea Padalino e condotte dai carabinieri della Compagnia di Tagliacozzo guidati dal maggiore Edoardo Commandè. Una ordinanza che a Capistrello ha portato a 3 arresti e a indagare altre 11 persone, una inchiesta che abbiamo definito poco convincente e su cui abbiamo già espresso tutte le nostre perplessità [ leggi QUI ].

L’asservimento della stampa alla politica”

A risultare molto interessante è soprattutto la “fotografia” sullo stato dell’informazione locale scattata dalla Procura di Avezzano. Peccato che poi, dalla camera oscura, quella foto è uscita con molte parti sfocate al punto da comprometterne la corretta lettura. Una foto stampata talmente male che ha portato a indagare per un reato specifico anche la giornalista Annalisa De Meis, alla quale si contesta il Concorso in corruzione insieme al sindaco Ciciotti, ora agli arresti, e si arriva a disporre nei suoi confronti anche la sospensione dall’attività giornalistica per 12 mesi.

Accuse gravi, quelle avanzate dagli organi inquirenti. Accuse che proprio in base ai contenuti dell’Ordinanza del Gip  non convincono e che a noi appaiono – lo diciamo senza offesa – prive di qualsiasi fondamento giuridico. Vediamo perchè.

Rimanendo nella metafora fotografica, invece che dalla foto stampata da Procura e Gip, si potrebbe provare a fare chiarezza con l’analisi del negativo dello scatto, che è comunque contenuto nell’ordinanza. E allora con questo nuovo articolo site.it riparte dalla pellicola, rimette a fuoco diversi particolari ignorati o male apprezzati dagli investigatori ed effettua anche diversi zoom sui granchi più vistosi dell’ordinanza. E il risultato a cui giungiamo è completamente diverso da quello di polizia giudiziaria e Pm.

I numeri

A dare la misura dell’importanza che gli inquirenti assegnano al ruolo della stampa nell’operazione che ha portato a 3 arresti e a indagare altre 11 persone sono proprio i numeri.  Delle 92 pagine dell’Ordinanza del Gip ben 21 sono infatti dedicate a teorizzare ”l’asservimento della stampa alla politica” e ai “desiderata del primo cittadino”. Nel periodo che va dal 9 giugno al 5 ottobre 2017, risultano annotate le sintesi di ben 116 intercettazioni intercorse tra il Sindaco Ciciotti e la giornalista: in 56 di esse a chiamare è il sindaco, in 60 la giornalista. Un’attenzione particolare che non è stata riservata a nessun altro degli indagati. Un’attenzione che appare inspiegabilmente eccessiva.

Il primo granchio

Si legge nel provvedimento del Gip: L’asservimento della stampa alla politica si evince dai messaggi dai quali emergono dei veri e propri accordi tra il sindaco e la giornalista sul contenuto di alcuni articoli di giornale che riguardano il comune”.

Strano. Dai contenuti dell’Ordinanza si evince esattamente il contrario: la giornalista – dall’inizio del 2017 fino al momento dell’arresto del sindaco nella settimana scorsa – risulta che stava svolgendo per il Comune proprio quello che il suo ruolo di addetto stampa gli imponeva, e cioè produrre e diffondere le comunicazioni dell’ente per cui svolgeva il servizio. E lo faceva raccordandosi proprio con chi quell’ente lo dirigeva, cioè il sindaco.

Infatti è la La legge 150/2000 sulla “Disciplinadelle attività di informazione e di comunicazione delle Pubbliche Amministrazioni”, che all’Art. 9 (ufficio stampa), così stabilisce al comma 3:

L’ufficio stampa […] sulla base delle direttive impartite dall’organo di vertice dell’amministrazione, cura i collegamenti con gli organi di informazione, assicurando il massimo grado di trasparenza, chiarezza e tempestività delle comunicazioni da fornire nelle materie di interesse dell’amministrazione”.

La giornalista, quindi, sotto questo aspetto ha svolto correttamente il ruolo di addetto stampa del Comune. Per la precisione lo ha svolto prima attraverso la collaborazione con la testata marsicanews.com (che gli inquirenti rubricano erroneamente come marsicanews.it, testata non più attiva da tempo), testata che nel 2017 aveva il primo contratto con l’Ente; poi, dal 2018 attraverso un contratto stipulato direttamente tra Comune e giornalista. Questo è quello che almeno risulta proprio dalle intercettazioni e dagli altri contenuti dell’Ordinanza.

Il secondo granchio

E’ questo uno dei passaggi più sorprendenti contenuto nell’Ordinanza, che sembra quasi tradire il retropensiero degli inquirenti:

Forte dell’influenza esercitata sulla carriera politica del primo cittadino la giornalista si era permessa di insistere anche sulla risoluzione del contratto di addetto stampa al relativo titolare per farselo assegnare, in virtù del lavoro svolto”.

Ancora una volta gli inquirenti sembrano non tenere nel giusto conto il contenuto delle intercettazioni da loro stessi effettuate. Ci riferiamo in particolare ai passaggi in cui la De Meis si lamenta con il sindaco che da diversi mesi il titolare della testatache deteneva il contratto con il Comune non la pagava per il lavoro che stava svolgendo e che era sua intenzione interrompere l’impegno. E gli inquirenti non tengono nel giusto conto nemmeno che dalle intercettazioni risulta che lo stesso titolare della testata non rispondeva alle telefonate del sindaco per sollecitare il servizio e il rispetto del contratto sottoscritto.

Il terzo granchio

E’ questo il passaggio in cui si tocca con mano come l’effetto deformante della lente utilizzata dagli occhiuti inquirenti li porterà poi a conclusioni devastanti. Quando nel 2018 (scaduto il primo contratto con la testata), il Comune stipula il nuovo direttamente con la De Meis, gli inquirenti chiudono il cerchio e scatta la trappola. Si legge nell’ordinanza:

“L’accordo corruttivo era andato a buon fine, in quanto quest’ultima era stata assunta come addetto stampa del comune, come si evince dalla documentazione indicata dal Pm nella sua richiesta di misura cautelare, sotto riportata”

Non riuscendo a provare la consumazione di nessuno dei reati ipotizzati a carico della giornalista, è proprio l’ufficializzazione dell’incarico direttamente alla De Meis che viene interpretato dalla Procura come il concretizzarsi della presunta corruzione tra sindaco e addetto stampa. E nella foga si sorvola persino sul fatto che si tratta comunque di un incarico di fiducia.

I nervi scoperti

L’Ordinanza comunque tocca – per quanto in maniera abbastanza maldestra e sicuramente impropria – dei nervi scoperti per il mondo dell’informazione. Aspetti che però – lo diciamo senza polemica – per fortuna non sono di competenza delle Procure ma, eventualmente, dell’Odg.

Altri aspetti – su cui però la Procura sorvola – riguardano invece l’aspetto sindacale della categoria. Come questo:

Emerge infine dall’Ordinanza che l’incarico da Addetto stampa assegnato dal Comune di Capistrello ad Annalisa De Meis ammonta a 2.500 euro (duemilacinquecento) per 12 mesi di lavoro. Cioè si tratta di 208,33 euro al mese, lordi naturalmente: cifre abbondantemente al di sotto persino delle più pessimistiche previsioni paventate per il Reddito di cittadinanza. E dall’Ordinanza emerge pure che per parte del lavoro effettuato attraverso la testata la giornalista non sarebbe stata nemmeno pagata…

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