CAM – Tedeschi contro il Martello: il comune senso del pudore

Tedeschi contro il Martello: questa volta la notizia siamo noi
Il comune senso del pudore
(ma non per fatto personale)

2.jpgIn tempi recenti, nel chiudere, in maniera piuttosto ingenua, un numero fluorescente interamente dedicato all’incredibile richiesta di rinvio a giudizio che pende sul capo del già sindaco di San Benedetto dei Marsi, Paolo Di Cesare, per la questione della bitumazione delle strade di quell’ubertoso paese (la relativa udienza si terrà nei prossimi giorni: e si spera che, in tale frangente, si eviti ai contribuenti la tenuta di un processo per abuso d’ufficio che le carte mostrano del tutto insostenibile) ci eravamo detti, retoricamente, macchiandoci di autoriciclaggio [di quanto già scritto al cospetto di quel mare e muro di orrori ed errori commessi dalle Autorità intorno al progetto di discarica di Valle dei fiori (e rimasti purtroppo totalmente impuniti)]

che caso ed accidente di norma fanno prendere agli accadimenti sentieri differenti tra loro cosicché quando l’equivoco colpisce sempre in danno di una parte o verso un’unica direzione c’è qualcosa che non va… e occorre interrogarsi se si sia in presenza di semplici coincidenze (sfortuna) o di pertinaci volontà ostinate e contrarie. Crediamo sia giunta l’ora che chi di dovere analizzi la questione prima che degeneri.

Solo pochi giorni or sono, sempre sulla incresciosa situazione nella quale versa la minuscola porzione di Abruzzi nella quale ci troviamo a vivere, scrivevamo (ci si scusi la seconda autocitazione):

se le Autorità hanno costruito un “sistema” che ha consentito che si determinasse il disastro economico, ambientale, infrastrutturale al quale stiamo assistendo; se non hanno fermato questo processo (gli unici processi sono stati al contrario, cioè celebrati in danno di chi certe cose le denunziava); se ora allargano le braccia e si girano dall’altra parte (continuando peraltro a ricoprire le loro cariche): ebbene: queste Autorità a cosa servono?

Questa settimana abbiamo ritirato, presso gli appositi uffici, l’ennesimo documento che fornisce – a noi, che una spiegazione, al fatto che i processi e le denunzie a carico di chi negli anni ha denunziato le storture (anche ad ammettere e non concedere che possa averlo fatto, talvolta, fuori le righe) siano infinitamente superiori a quelli che affliggono coloro che sono stati alla guida del “sistema”, ce l’eravamo già data – la prova provata di come il disastro (innanzitutto) morale marsicano non sia frutto del caso, dell’avversità del destino, e che in tale esito le Autorità ci abbiano messo, e ci stiano mettendo, del loro. Che le Autorità a qualcosa servano, e stiano analizzando la “questione” da par loro….

Il 30 settembre 2013 il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Avezzano ha emesso un decreto penale di condanna nei confronti dei due soggetti che trovate indicati nella gerenza di questo foglio, sussumendo provato, a seguito di un autentico fiume di denunzie, che il proprietario del foglio abbia, «con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, offeso la reputazione di TEDESCHI GIANFRANCO scrivendo una serie di articoli […] all’interno dei quali erano contenute […] espressioni offensive ed […] epiteti offensivi», e che il direttore del medesimo giornale non abbia invigilato, «omettendo il controllo necessario». Diffamazione a mezzo stampa.

Qualche scienziato da piazza – e qualche sodale del Tedeschi (chiamarlo “Gianfrancone”, abbiamo appreso, potrebbe integrare la fattispecie dell'”epiteto offensivo e sarcastico” ed ingenerare una condanna penale: eviteremo dunque di farlo, da ora in poi / sono avvertite tutte quelle persone che hanno sempre fatto altrettanto, considerandolo un nome, non un’ingiuria) – dirà, con compiacimento: “se la sono cercata“. Ed in effetti, in un contesto come il nostro, non attendersela, una cosa del genere, equivarrebbe a dichiararsi improvvidi, ed era dunque stata messa nel conto (quando cioè ci si è domandati se acquistare un ciclostile e stampare certe cose o, piuttosto, tacere e starsene a casa a vedere un film, dirottando i danari occorrenti alla sciagurata impresa di stampa – poi purtroppo intrapresa – verso un più salubre abbonamento a Sky).

Nel conto era stata anche messa l’irrisione – di fatto – contenuta nel dispositivo del decreto, che comminando una pena pecuniaria di modesta entità (così definita anche grazie al fatto di essere i soggetti condannati incensurati: funzionando così la Giustizia è lecito chiedersi sino a quando, avendo il Tedeschi portato praticamente l’intera raccolta del Martello , e non solo, in Procura) pure la sospende (cosa alla quale è  possibile assistere solo quando si sta trattando di parecchie migliaia di euro, non di poche decine [non perché si volesse essere condannati direttamente, e ad una pena maggiore, per carità! Sarà il copia-incolla!]).

Per noi, l’irrisione è che il Tedeschi possa scrivere senza tema di smentita, perché ciò è accaduto, nella sua querela, che ha subìto trenta (dicesi: t-r-e-n-t-a) procedimenti penali senza essere chiamato a processo una sola volta mentre pochi “contestatori” del sistema integrato acqua-rifiuti non hanno avuto la stessa fortuna, sfiorando, piuttosto, l’en plein al contrario (tante denunzie subìte, altrettanti processi). Questione di toni forse, ed è probabile che i contestatori siano dei delinquenti (mentre Tedeschi non lo è), pure è la stessa statistica a dirci che questa cosa è, in condizioni neutre, una impossibile smentita alle leggi dei grandi e dei piccoli numeri.

La sola idea che, alla fine della fiera, Tedeschi possa andare in giro, in una Marsica nella quale l’acqua costa e costerà all’utente più dell’oro (nonché: la depurazione è ridotta ai minimi termini, la salmonella viene rilevata nei canali di Fucino, , ecc. ecc., bla bla bla), carta alla mano prodotta dalle Autorità, dalla Legge (ripetiamo: dalla Legge), affermando che Venti e Botticchio sono dei diffamatori, ci ha forzati a produrre opposizione a questo decreto, e dunque si terrà un processo, che si andrà ad aggiungere ai diversi già in corso ed in gestazione contro i soliti noti, nel silenzio delle anime belle della politica ed in particolare degli affliliati a quel cosiddetto partito democratico che nulla hanno da dire, ora, sulla folle situazione debitoria del Cam S.p.A. e sull’azione che i maggiorenti del loro partito hanno svolto, incestuosamente uniti al Pdl, negli enti sovraccomunali come dovunque ci fosse una cazzo di sedia o poltrona da occupare (anzi, cotanti piddini continuano imperterriti a somministrare lezioni a destra e a manca, quasi che siano stati sino ad oggi su Mercurio e siano appena rimpatriati).

Seppur con ritrosia, siamo costretti a narrare, a beneficio dei nostri tre lettori, in cosa consistano esattamente le espressioni offensive e gli epiteti con le quali, nel caso di specie, avremmo leso la reputazione del Tedeschi, per giungere poi ad un discorso più ampio.

Si parte dal «Gianfrancone» già detto. Che dire? Dovremo far scomodare i compagni delle elementari e compaesani, per appurare come lo chiamassero sin dalla più tenera età?

Vi è poi, testualmente, l’espressione «… uno scenario ulteriormente guastato dalle grigie e pesanti nubi del default che si addensano sulla taurina figura del geometra Tedeschi….», che non abbiamo ben compreso se lesivo della reputazione del Tedeschi per via del default dei conti del Cam S.p.A. paventato nel pezzo (eravamo nel giugno 2012, solo alcuni mesi dopo salterà fuori il maggiore azionista del Consorzio ad annunziare l’esistenza di cinquantuno milioni di euro di debito non evidenziati in alcun bilancio… una quisquiglia!) oppure per l’aggettivo “taurina” (non dovrebbe costituire offesa, un simile aggettivo, ma magari con il combinato disposto di quanto ci si imputa per il settembre 2012, di aver cioè alluso alla tedesca augusta figura «solo parzialmente scolpita dal tennis», magari…).

Sempre sul default (denunziato moooolto tempo prima che emergesse ufficialmente; ed è un peccato non sia stata sporta alcuna querela quando pubblicammo per intero, cinque anni fa, un parere tecnico che dichiarava non rispondenti al vero i bilanci del Consorzio acquedottistico) il Tedeschi, nel fascicolo, si duole degli «accostamenti a tragedie nazionali, quali l’affondamento della nave Costa Concordia», in realtà costituenti un mero esercizio retorico per descrivere vividamente la rotta tenuta dal Cam S.p.A., che per noi era un sodalizio destinato ad infrangersi sugli scogli di un passivo pazzesco. All’epoca, tale “buco” non era ancora ufficialmente emerso, ed il Tedeschi lo descrive, nella querela, «fatto non verificato né veritiero, ma frutto delle congetture dell’autore». Non crediamo necessitino commenti ulteriori su chi avesse visto giusto. Con l’aggravante che noi la “congettura” l’avevamo fatta – e da tempo – stando a casa nostra, senza percepire alcun emolumento per rivestire cariche di presidente o di amministratore delegato, se non del nostro pollaio (inteso proprio in senso fisico: gruppo di galline con gallo accluso)…

Nondimeno, il Tedeschi si è doluto, e prontamente Magistrato e Gip hanno recepito, dell’ironia fatta sulla sua laurea, alla quale si è sempre alluso giacché la norma, per gli incarichi che ha avuto ed ha tuttora in essere, prevederebbe (il condizionale è d’obbligo) la pubblicazione sui siti istituzionali degli enti da egli beneficati della sua opera, almeno di uno straccio di curriculum. Abbiamo solo indovinato che Tedeschi detta laura l’abbia conseguita – non sappiano in cosa – presso la Link Campus University, entità che ricordiamo affittuaria (incredibile! – peraltro il canone sarà stato versato certissimamente) di un piano della bettalma ‘Comunità montana Valle del Giovenco’ nella quale lo stesso Tedeschi era magna pars… Se ce lo dicesse, in cosa, dove e con quanto si è laureato, in modo che in futuro, quando, come ha chiesto Luciano D’Alfonso (nel di lui intervento che, guarda caso, abbiamo riprodotto in parte nell’ultimo numero), le nomine avverranno per merito, e sia quindi preso nella giusta e doverosa considerazione…. Senza scherzi: cotanta preparazione dovrebbe essere valorizzata convenientemente, anche in futuro.

Sarebbe inane proseguire, d’altronde ce la vedremo in tribunale e non è giusto annoiare con simili amenità (precisazione: le nostre amenità) il lettore. Anche perché faremmo notte, e molte censure d’altronde non le conosciamo ancora. Un unico passaggio indigesto al Tedeschi ci pare non ci sia stato contestato: quello dove si criticava il Legislatore nazionale che aveva, con un codicillo, legittimato la compatibilità tra le cariche di sindaco di un comune socio (sotto un certo numero di abitanti) e le cariche esecutive all’interno delle società come il Cam S.p.A., composte dai medesimi municipi, ingenerando il paradosso che in occasione dell’indagine sul bilancio Cam S.p.A. dell’anno 2008, parole nostre testuali, «si è già assistito a due consigli comunali nel corso dei quali si è dibattuto se il municipio guidato da Tedeschi debba costituirsi parte civile contro l’operato di Tedeschi amministratore del Cam. Ridicolo». Dove l’assurdità della situazione era da attribuirsi, evidentemente ed innanzitutto, alla norma che aveva cancellato l’incompatibilità tra presidente ed amministratore del Cam S.p.A. e di sindaco di un comune socio. Ci eravamo rimasti male, e solo indagando un poco abbiamo compreso che sulla partecipazione a quei consigli a Cerchio c’è un’indagine a carico del Tedeschi (indagine che, ci sentiamo di pronosticare, sarà la trentunesima indagine dalla quale Tedeschi uscirà mondo e pulito. E sarà giusto così: d’altronde, come si dice, avete fatto trenta…).

Quel che lascia impietriti è il fatto che nel valutare cotanto ritaglio-florilegio di frasi da (molti numeri di) un foglio volante, la Magistratura non abbia minimamente inteso l’afrore di tutta la carne che c’era intorno all’osso costituito dalle parole oggetto delle querele (precisazione: è l’ennesima metafora: nessuno pensa che Tedeschi appartenga alla razza canina, razza che peraltro stimiamo più dell’umana). Stupisce che di fronte a quel che è successo al Cam S.p.A., non un soprassalto abbia preso chi ha firmato la richiesta e chi sia stato chiamato ad emettere il decreto penale…. Fuori dalle righe, dalle responsabilità singole, ci chiediamo: quale affidamento potrà mai fare e avere, la parte sana della popolazione (che c’è anche quella insana, cliente del “sistema”), verso la Procura della Repubblica, alla lettura di un simile decreto, dopo tutti i fatti notori che ascolta in ogni luogo pubblico e legge sui giornali (anche quelli embedded)? Non da ieri andiamo sostenendo che sotto questo profilo, oltre l’atavica repulsione della popolazione ad avere a che fare con la Giustizia (e ci sarà una ragione), c’è un problema che è invece inastato in quell’Ordine che dovrebbe ripristinare il diritto violato, che ha in capo la potestà di privare della libertà personale i singoli cittadini, ecc. e che da noi non appare, in molti frangenti, in grado di garantirli, certi profili, neppure di lontano. Saremo pure faziosi ma in Procura noi non consegniamo esposti da epoca immemorabile, preferendo risparmiare tempo e danaro (e arrabbiature). Da sempre sosteniamo che nella Marsica c’è un problema legato anche a chi le indagini le fa e a chi i giudizi li emette, e questa del decreto è, per noi, l’ennesima lampante riprova. Ma siamo di parte.

Siamo faziosi (non è un reato) anche quando chiediamo l’azione di responsabilità verso i cessati amministratori del Cam S.p.A. (azione che dovrebbe appoggiare anche Tedeschi, se assume di aver agito sempre correttamente) o una vera due diligence sugli asset del Consorzio: magari potrebbe emergere che il nostro querelatore seriale sia realmente, non solo scevro da mende nel disastro nei conti (che è comunque divenuto ingravescente – anche a volerlo scaricare di ogni responsabilità, il Tedeschi – con egli alla guida del Consorzio, mentre noi eravamo tranquilli nelle nostre cucine, sui nostri divani), ma persino un buon nocchiero. E allora perché non farle, queste cose, prima di chiedere ai cittadini di svenarsi per tappare la falla del Consorzio acquedottistico?

Ai posteri, infine, l’ardua sentenza se questo foglio abbia condotto – bene, male, malissimo – delle battaglie legittime di natura politico-amministrativa o se, come Tedeschi asserisce, ad animarci sia stato, per molti anni, il “precipuo disegno” di denigrarlo, diffamarlo, ecc.. Anche il più critico dei nostri tre lettori ha già la risposta.

Abbiamo cercato di essere ragionevoli, di non predicare demagogia, di portare atti e fatti, di invitare all’azione ragionata e ragionevole, di essere sempre dalla parte dell’etica della responsabilità, di combattere gli avversari con la durezza richiesta dal caso (altrimenti è salotto, palude) ma senza personalismi e gossip; tutto inutile, altre sono state le dinamiche che si sono affermate. Persino la decenza a noi pare in veloce disparizione, da una terra afflitta da problemi e tragedie che meriterebbero un profilo altissimo della politica, venendo a conoscenza, dal fascicolo, tra le molte altre cose interessanti, dal Tedeschi medesimo, «che non appena apprendo della diffusione dei giornali in questione avverto un’immediata sensazione di disagio e di ansia e sono costretto, ogni volta, a fornire “impossibili” spiegazioni alla mia famiglia». Troppa grazia! Ci chiediamo: sino a dove ci si può spingere impunemente? Cos’altro dobbiamo sopportare ancora?

Per noi, la misura è colma. Ed è colma anche in ragione del fatto che la comunità ha consentito, con la propria ignavia e corrività su tanti troppi comportamenti, che il dibattito sugli stessi fosse spento alla radice e, quando non sopprimibile immediatamente, ricondotto alla diatriba tra singoli, all’invidia, al comportamento deviante di singoli “pazzi” e mai alla sfera della Politica, dove avrebbe dovuto e potuto trovare una soluzione (che ci avrebbe risparmiato il disastro nel quale siamo precipitati, o lo avrebbe reso molto meno grave). Cosicché, nel deserto dell’opinione pubblica, l’opera è completa e Tedeschi può ben dolersi di noi, qualificando la nostra (povera) attività «una vera e propria persecuzione che non rientra nella normale attività giornalistica e/o di critica politica». Cornuti e mazziati! Ma non presenteremo denunzie, noi, per lavare l’onta di – questa sì – una simile diffamazione.

Esauritasi la nostra dotazione di bile, al termine del percorso di questo foglio volante, giunti a questo punto (di non ritorno), non possiamo che prendere laicamente atto della situazione ed attendere che il sistema sprofondi, e l’acqua – oggi si parla di acqua – non giunga nelle case (con questi signori chiusi nel fortilizio della politica con le Autorità altre tutte a presidio, temiamo si arriverà [persino] a questo), per quanto la cosa spiaccia soprattutto per via della reazione che si indurrà nella popolazione (qualunquistica). Senza offesa per i procedimenti penali subiti, a prescindere da questi, quali osservatori neutri (non neutrali). E… a chi tocca tocca!

(Ma ci si risparmi, per carità… l’avevate ragione! / si eviti pure, se possibile: la gente non lo sapeva!).

Angelo Venti

Franco Massimo Botticchio

 

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