CAM – Gabriele De Angelis nel paese delle meraviglie

cam_iconaa cura di:

Sperone Logaritmics

(7/100 – continua)

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Al fine di tentare di ricostruire il contesto e i fatti che hanno concorso e determinato il disastro epocale del sistema idrico integrato per come realizzato, nell’ultimo quarto di secolo, dal Consorzio acquedottistico Marsicano, è inevitabile ricorrere a flashback e flashforward, ad una narrazione cioè acronica che marci a balzi, riprenda, torni indietro per riscoprire i prodromi e, soprattutto, si proietti nel futuro per verificarne gli sviluppi e le ricadute e prospettive future (perché, per dirla con Lewis Carroll, «è una ben povera memoria quella che funziona solo all’indietro»). Una trattazione, pur nella modestia consentita dalla preparazione degli estensori, asistematica quanto basta per affrontare con lo stesso atteggiamento un sistema che di ragionevole ha avuto solo l’ignavia.

CAM fonte Sollavilla Ortona

Oggi veniamo alla stretta attualità.

Eravamo partiti in questa nostra operazione verità all’atto di verificare come e quanto quella – analoga e teoricamente molto più autorevole – lanciata dall’attuale sindaco di Avezzano, suonasse tintinnante e argentina quanto un piatto di latta, ed avesse, se non nelle intenzioni espresse o recondite, quale unico prodotto di risulta conseguente al clangore delle roboanti chiacchiere, quello di giungere all’obiettivo opposto, ovvero di vanificare ogni spazio di dibattito intorno al futuro della nostra acqua.

Di quella conferenza stampa del De Angelis dello scorso febbraio – della sua improprietà, della impoliticità (che è la vera cifra espressa dal personaggio); in un’espressione: della sua inopportunità – abbiamo già detto, e pure riteniamo di aver indovinato l’effetto coprente che ha ingenerato sulla questione, a prescindere (più che in ragione) dalla questione del concordato di Cam S.p.A., e di quanto dispiegato dalla ultima governance del Consorzio. Tutto tace al riguardo.

Apprendiamo, ora, 18 maggio 2018, dalla stampa seria (Il Centro), la notizia che gli ultimi reggitori – dicesi l’avvocato Paola Attili e l’ingegner Giuseppe Venturini – delle sorti del Cam S.p.A. prima che sopravvenisse la cosiddetta nuova epoca e con essa la due diligence tanto celebrata dal sindaco di Avezzano, hanno presentato una denuncia dolendosi del fatto che con la famosa relazione illustrata e incensata dal De Angelis gli amministratori che al Consorzio li hanno sostituiti

«hanno fornito elementi errati e, comunque, falsi e non rispondenti alla verità contabile e giuridica e, pertanto, hanno tutti consapevolmente inteso offendere, calunniare, oltraggiare e vilipendere il precedente assetto governativo del Cam per scopi meramente e squisitamente politici così simulando o ventilando l’ipotesi di reati commessi dagli odierni istanti nella redazione dei bilanci di esercizio 2014, 2015 e 2016. Tutte le accuse mosse, velatamente ed esplicitamente, ai precedenti consiglio di gestione e di sorveglianza sono frutto di menzogne e di una artata e coscientemente falsa rappresentazione della realtà, come peraltro si è in grado di dimostrare».

Era quasi scontato che ciò accadesse (e, per quel poco che conta, alla Attili e a Venturini va la nostra solidarietà umana). Stupisce invece che ancora una volta, come in occasione della conferenza stampa del marzo scorso – quando facemmo notare la impropria “sineddoche” di un socio che parla a nome di tutti gli azionisti – a reagire all’iniziativa di Attili e Venturini non sia in prima battuta il Consiglio di sorveglianza del Cam S.p.A., che detta relazione ha espresso, ma direttamente il primo cittadino di Avezzano, che in qualche modo se l’era intestata e che in tale verso procede, forse per non poter far altro.

Nel comunicato stampa del 18 maggio del sindaco di Avezzano, fatto salvo quanto si argomenta per sostenere la propria correttezza etc. etc., vi è una frase che colpisce:

[…] Su chi abbia dissestato il Cam e abbia nascosto colposamente o dolosamente la reale situazione dei conti dovranno rispondere la Procura della Repubblica e la Corte dei Conti, gli unici organi competenti ad accertare le reali responsabilità […]

che è senza dubbio corretta se vista alla luce claustrofobica della denuncia oggi in rilievo (che tutto è meno che un’intimidazione) ma che costituisce un macigno se al termine verità si annette un significato che prescinde dal giudiziario e dal procedurale stretto. Se unicamente alla giustizia umana – quella che abbiamo visto per anni all’opera ad Avezzano e negli Abruzzi: quella cioè assolutamente inadeguata a perseguire responsabilità esorbitanti rispetto a quelle dei ladri di polli – e alla Corte dei conti (peggio ci sentiamo) attribuiamo il compito di chiarirci cosa sia mai successo, non vivremo alcuna operazione verità, se non – ed è pure improbabile – la creazione di alcuni capri espiatori (dicesi: ladri di polli camuffati, agghindati in guisa di cattivi; ché oltre il sistema non può andare) per un comodo lavacro della (in)coscienza collettiva [ammesso che quest’ultima ancora esista da noi, e non si sia già estinta, nel proprio gelo].

Alla espressione operazione verità noi avevamo – e tuttora ascriviamo – ben altro significato e obiettivo: quello di disvelarci cosa realmente sia accaduto, a prescindere dalle responsabilità penali e contabili dei singoli – nei meccanismi, nel funzionamento, nell’opinione pubblica. Perché, come dicevamo sopra, «è una ben povera memoria quella che funziona solo all’indietro», e se cerchiamo quel che non vogliamo leggere e vedere, è facile prevedere che ci ritroveremo con un pugno di mosche in mano, criticità gigantesche nell’adduzione e nella depurazione delle acque, a mostrare di credere che le poche o nulle responsabilità acclarate da Autorità irresponsabili attestino che tutto è andato come doveva andare, correttamente, e che altro modo non si poteva concepire, e non si concepirà. A meno di non teorizzare che il Cam, nella sua versione di puro Consorzio e poi di società per azioni, sia stato retto – come sistema complessivo, quale idea di scopo e di mission – da dinamiche dettate dal becero tornaconto di volgarissimi ladri di polli.

(7/100 – continua)



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