ARRESTI DI TAGLIACOZZO – Il braccialetto del sindaco

“Non chiedere mai per chi suona la campana.
Essa suona per te”

John Donne

martello-2016-5-1.jpgLa classe dirigente ed intellettuale marsicana, questo si sa, è molto orgogliosa; ma per quanto sia dedita, per propria inclinazione genetica, a rivendicare, in occasione di battesimi e cresime – con scarsa efficacia e di norma cedendo di schianto al primo venuto con una cravatta – la peculiarità del Territorio (intesa quale tendenza irrefrenabile della popolazione: all’abigeato semivolontario di prossimità; alla fumigazione violenta della carne di ogni specie di animale e quindi alla colesterolemia; al tono di voce sempre e comunque troppo alto; ecc.) nell’occasione del recente arresto del sindaco di Tagliacozzo e di altri malcapitati (nonché di alcune interdizioni a svolgere la professione, che hanno colpito dei privati imprenditori, francamente incredibili) si è guardata bene dal proferire verbo. Eppure alcune espressioni utilizzate dal Procuratore della Repubblica di Avezzano, per come riportate dal maggiore quotidiano abruzzese, facevano  – come fanno – intendere che «il sistema-Tagliacozzo può avere radici più o meno uguali in altri Comuni della Marsica» (questo il compendio de “Il Centro” del primo aprile scorso) e che dunque ci troveremmo in una condizione molto grave, di diffusa illegalità. Sottinteso: da noi tollerata, se non proprio creata attraverso delle democratiche elezioni. Nella quale sguazzeremmo. Analisi di fragranza sociologica francamente urticante, in specie se proveniente da chi dovrebbe perseguire i reati.
Noi, che non abbiamo nulla da spartire con il finanziere Di Marco Testa (per oltre dieci anni in servizio alla polizia giudiziaria ad Avezzano) né con la sua parte politica e che tante volte abbiamo espresso, modestamente e del tutto inascoltati, tante perplessità (illustrate con i fatti, altrimenti siamo alla propalazione di personali elucubrazioni) in ordine all’azione di diverse amministrazioni locali come degli enti sovraccomunali incaricati di pubbliche funzioni e della gestione di acqua e rifiuti, fatto salvo il caso di Tagliacozzo (che pensiamo si rivelerà ben poca cosa), pure crediamo che sia arrivato un momento che paventavamo da tempo, quello degli amministratori comunali, anelli deboli di una catena di potere che non regge più, elevati al rango di capri espiatori di un sistema che per perpetuarsi deve eliminare le scorie e mostrare una pulizia che non ha. Beninteso: non che qualcuno amministratore non ci abbia (potuto averci) messo del suo, ma le implicazioni qui sono altre, non riguardano più dei singoli casi.
Da tempo andiamo predicando che sarebbe venuto presto il momento nel quale si sarebbe arrivati ad andare a prendere i sindaci a casa, a prelevare i cattivissimi amministratori comunali (quelli ormai costretti a lavorare in prima persona, come fossero impiegati del municipio ed insieme componenti di un comitato feste perpetuo) e delle recenti vicende – l’indagine sulla pubblica illuminazione innescata dalle rivelazioni dell’imprenditore Capogna – ci avevano convinti che fosse giunto il momento.
Un momento nel quale magistratura, forze dell’ordine, ecc…, le quali sino ad ora hanno dato una prova a dir poco deprimente (parere personale), sino a costituire oggettivamente (o-g-g-e-t-t-i-v-a-m-e-n-t-e) un pilastro dello sfascio irrimediabile nel quale versiamo, sarebbero passate ad accreditarsi quali componenti sane di un mondo che non lo è. Non dovremmo accettare ciò, almeno non in questa forma. E non solo per difendere quelle municipalità che pur in presenza di tanti difetti contribuiamo a mandare avanti, soprattutto attraverso la designazione, per mezzo di una scheda elettorale, di chi ci deve rappresentare.
Diverse volte in passato ci siamo permessi – sperando che dopo quello degli amministratori comunali non arrivi quello dei compilatori dei fogli volanti – di esprimere tutto il nostro personale disappunto per l’azione della polizia giudiziaria avezzanese, e abruzzese, in ordine ad un gran numero di inchieste che si sono poi rivelate, se non inconsistenti, poco fondate. Senza toccare D’Alfonso e Del Turco, molti anni fa le Autorità ci fecero quasi ricredere su Vincenzo Berardino Angeloni, arrestato insieme ad Ezio Stati con un’ordinanza (aquilana) che da neofiti del diritto giudicammo ai limiti della realtà: ai limiti della realtà lo era al punto che dopo aver fatto svernare Stati padre al supercarcere di Sulmona nell’agosto 2010, ancora oggi ad Avezzano non abbiamo visto un’udienza di un procedimento per il quale si ritenne all’epoca di privare della libertà personale dei cittadini. L’elenco potrebbe continuare (ricordiamo solo di quest’ultimo periodo le indagini aquilane sull’imprenditore Celi e sugli estremisti di destra radunati sotto l’insegna di “Aquila nera”: per dire: dobbiamo solidarizzare persino con costoro!) sino al punto di richiedere un volume ma crediamo sarebbe inutile, avvertendo l’opinione pubblica, gran parte di essa, a prescindere da alcuni toni giustizialisti del tutto fuori tempo massimo de “Il Centro” e di alcuni grillini, l’insensatezza di certi procedimenti penali.
Insensatezza che fa il verso e il controcanto ai tanti fascicoli mai aperti o tirati via su fatti palmari dei quali invece noi avremmo visto di buon occhio un esito chiaro (almeno l’esito). Tutto ciò ad altro non conduce se non a radicare ancor più nel pubblico quella sfiducia nelle Autorità che si manifesta in ogni occasione, e che tanto pare sorprendere alcuni uomini dello Stato.
Prendersela con coloro, gli amministratori locali, che sono i più vicini ai cittadini, e quelli maggiormente legittimati ai loro occhi, è operazione in nuce pericolosa, a meno che non si sia in presenza di elementi di accusa incontrovertibili, e gravi. Gravi. G-r-a-v-i. Anche in questo caso però dovremmo evitare di andare a caricarci un primo cittadino all’alba, in un blitz. O a costringerlo con un braccialetto elettronico a casa (dopo che arrestato, portato in carcere, dimessosi dalla carica, sospeso dal servizio, ha risposto alle domande del magistrato / che poi non lo si metta…), tanto più dopo aver appreso tutte le carte utili al municipio di Tagliacozzo. Che potrebbe fare, fuggire all’estero?

Il Martello del Fucino
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