Abruzzo cantiere aperto. Per la ricostruzione? No, solo fermento per il G8

Malgrado le dichiarazioni rassicuranti su una “ricostruzione veloce e trasparente” che il Premier ed esponenti di rilievo del governo hanno dispensato all’opinione pubblica sin dai primi giorni sucessivi al sisma, aumentano i dubbi e le preoccupazioni delle popolazioni terremotate.
Alcuni appalti sono stati già affidati“, ha dichiarato di recente Berlusconi in una delle rituali conferenza stampa aquilane, mentre la Protezione civile ha annunciato che i “i nomi delle ditte si sapranno solo dopo il 6 giugno“. Ma di quali appalti si tratta, chi e come ha indetto le gare e chi eseguirà i lavori resta un mistero.
Eppure alcuni lavori sono iniziati e diverse decine di milioni di euro stanno affluendo nelle casse di ditte private. Non si tratta di abitazioni per i terremotati o della sbandierata ricostruzione, ma dei lavori per il G8. Chi ha provato a porre domande alle Protezione civile si è trovato prima di fronte a un muro di silenzio, poi di omertà e alla fine quello invalicabile del “Segreto di Stato“.
Ma perché, per Governo e Protezione civile, i nomi delle ditte al lavoro si devono sapere solo dopo? Per ospitare l’incontro del G8, si stanno realizzando chilometri di nuove strade, lavori di adeguamento della Scuola della guardia di finanza e dell’aeroporto di Preturo. L’intera area – interessata anche dalla presenza di aree archeologiche – è divisa di fatto in quattro zone, con diversi livelli di sicurezza.
Nell’anello esterno si realizzano imponenti opere stradali. Vi lavorano, sotto la supervisione di un generale e di tecnici dell’esercito, delle ditte esterne. L’appalto sarebbe stato assegnato alla Valentina, un’impresa romana con sede a Ciampino, ma la quantità di lavori da eseguire, i tempi stretti e la sua dotazione non gli consentirebbero di consegnare i lavori in tempo. Non si può nemmeno sub-appaltare, e allora, che si fa? Si “affittano uomini e mezzi” da altre ditte costrette a imporre turni e ritmi serrati, tra cui le imprese Ridolfi, Di Marco, Tullio, Palmerini. L’inerte necessario viene prelevato dalle cave di Tornimparte, di Paganica e dintorni di L’Aquila mentre per il manto stradale si parla della ditta Valente di Sulmona.
Nel secondo anello si rinnova la torre di controllo, la rete di recinzione dell’aeroporto e si ristrutturano edifici che ospitano uffici. Il controllo militare è molto più ferreo, sono pochissime le ditte esterne e l’accesso è interdetto ai civili non strettamente necessari ai lavori.
Il terzo anello è sotto il controllo esclusivo dei militari. Si adegua e allarga la pista esistente e se ne realizza una nuova. Ad eseguire i lavori, anche di notte, è direttamente il Genio militare con propri uomini e mezzi: a causa del tempo che stringe, sono però costretti ad affittare anche da ditte private autisti e camion per il trasporto degli inerti, che viaggiano in cassoni coperti da teli.
Si lavora anche presso la Scuola guardia di finanza di Coppito, scelta come sede del vertice. Trasformata dopo il sisma in “Cittadella delle istituzioni“, ospita Dicomac della Protezione civile, Comando Vigili del fuoco, Sala stampa, Procura della repubblica, Provincia, Comune e altri uffici pubblici: la struttura era già abbastanza militarizzata e poco aveva delle funzioni istituzionali civili. Ma con i lavori di adeguamento per il G8 si registra da giorni un ulteriore giro di vite. Per poter parlare con un tecnico che lavora per la Rai – che all’interno della Scuola ha posto la sua sede operativa insieme a gran parte dei grandi organi d’informazione – ci si è visti costretti a farlo attraverso il cancello aperto, che funzionava come un invisibile limite invalicabile, alla presenza di 4 finanzieri che assistevano al “colloquio“.

Ma all’iperattività nei lavori che interessano il G8, non corrisponde analogo impegno in quelli per la ricostruzione. A quasi due mesi dalla scossa del 6 aprile è sostanzialmente tutto fermo. Le verifiche per controllare danni e agibilità delle abitazioni vanno a rilento e tutto lascia prevedere – tenendo conto del numero dei tecnici impegnati e delle dimensioni della catastrofe – che occorreranno molti mesi solo per avere dati sufficienti a elaborare un piano di rientro nelle case agibili e di ricostruzione.

Il conflitto tra Protezione civile ed enti locali sulla individuazione delle aree da destinare per le casette degli sfollati, di certo non aiuta: a Paganica ha già causato la perdita di 170 abitazioni donate dalla provinvcia di Trento. Interi paesi rischiano di essere abbandonati e ricostruiti a chilometri di distanza dai siti originari, mentre molti sono stufi di aspettare il Decreto del Governo e iniziano a “fare da soli“: sono ormai centinaia le baracche di legno che spuntano dappertutto, producendo una devastazione del territorio che sarà difficile da recuperare. Intanto l’inverno – che qui inizia dopo ferragosto – si avvicina inesorabile e la ricostruzione che non parte contribuisce ad angosciare i terremotati ammassati, a decine di migliaia, in 160 campi.
Angelo Venti

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