Abissi diffamatorii. Corvo Rosso non avrai il mio scalpo

Abissi diffamatorii

Corvo Rosso non avrai il mio scalpo

L’anno appena iniziato vedrà – come tutti gli anni – il locale Tribunale di Avezzano impegnato a processare ladri di polli, poveracci, piccoli truffatori, immigrati irreperibili e malcapitati vari. Tra questi ultimi, i malcapitati, incomincia a farsi folta la rappresentanza dei danneggiati politici per fatti di acqua e rifiuti, categoria composta in massima parte da (pochi) ingenui cittadini i quali, illudendosi di poter sollevare, con attività propagandistiche e di proselitismo varie (attività in massima parte misconosciute o incomprensibili ai più, e aventi quale denominatore comune quello dell’inevitabile – perché insito nella natura stessa delle iniziative intraprese – flop), questioni utili al dibattito sulla gestione di beni risorse e servizi comuni a tutta la contrada, si sono ritrovati ricoperti di querele e con la vita contrassegnata – quando, in qualche caso, non proprio rovinata – dalla continua scansione degli appuntamenti con gli avvocati e delle visite alle aule sorde e grigie ove si amministra la (assai) perfettibile Giustizia umana; giustizia che cotanti illusi ed idealisti hanno potuto rimirare e constatare, nella scalcinata versione abruzzese montana, non molto dissimile da quella dispensata dal giudice distrettuale di Spoon River, per come descritta dal personaggio di Carl Hamblin (speriamo di non fare la stessa fine: impeciati e impiumati) nell’immortale opera di E.L.Masters, alla quale rimandiamo per la penetrante descrizione della «… donna bellissima con gli occhi bendati / sui gradini di un tempio di marmo…» (e di quel che segue : «… Ed ecco, le ciglia erano state corrose / dal marcio delle palpebre; / le pupille bruciate da un muco lattiginoso; / la follia di un’anima morente / era scritta su quel volto / allora la folla capì perché portasse la benda»).

Nemmeno a dirlo, nelle vesti di parti lese nei numerosi procedimenti aperti contro i sullodati danneggiati politici per fatti di acqua e rifiuti figurano coloro che in tutti questi anni hanno gestito le pubbliche faccende del nostro disgraziato territorio, con il risultato complessivo ed oggettivo che è sotto gli occhi di tutti. Protagonisti politici che in linea di massima hanno mostrato, oltre che il totale sprezzo di tutto quello che una volta era ricondotto sotto l’egida della edificante definizione di “educazione civica” (materia non a caso eliminata, a scanso di equivoci, dagli insegnamenti scolastici), una sicumera ed un’intolleranza alla critica le quali, miscelate ad un alto tasso di ignavia – morbo diffuso in tutti gli abitanti  della contrada – ed impastate nel cemento dell’opacità di sistema, ha bizzarramente proiettati i nostri politici verso le soffici poltrone riservate alle parti civili anziché nei duri scranni degli imputati, dove pacificamente sarebbero stati precipitati, a forza e con unanime ludibrio, in qualsiasi altro luogo del pianeta, gabbia delle scimmie allo zoo inclusa. Soffici poltrone da dove, impenitenti ancor più che impuniti, ancora vaneggiano di onestà e dignità offese, e vagheggiano di ripartenze politiche e chissà quali strapuntini assessorili o societari prossimi futuri, al seguito dei politicanti regionali dei quali sono tanto biechi quanto ciuchi gregari.

Va da sé, la circostanza che l’attività dei danneggiati politici per fatti di acqua e rifiuti si sia inevitabilmente estrinsecata in una congerie di iniziative personali, di scarso respiro, e quindi isolate (in primo luogo dalla politica, linea spezza-fuoco del dissenso, ben salda nel perseverare nelle pratiche spartitorie di tutto lo spartibile, e persino del cadavere morto della Marsica), oltre che a richiamare certe descrizioni siloniane del Secondino giovinetto che si reca a visitare il medico F.[rancesco] J.[ppoliti] e certi vaticinii sulla fine che in questa contrada solitamente fanno i “pazzi”, ci conferma la giustizia dell’assioma che non sempre quel che si intraprende disinteressatamente per il bene comune (o per quello che si crede tale) sia destinato a riuscire, come nei film di Hollywood, tra ali di folla plaudente; né che chi questo sente di fare, il bastian contrario, in generale si distingua per maggiore intelligenza rispetto al resto della cittadinanza e quindi, anche all’atto di prescegliere una strategia, seguire una tattica, ecc., lo faccia con l’acume (tanto) che necessiterebbe alla bisogna. A loro parziale scusante (di aver scelto il campo dei perdenti, e di averlo battuto, in fondo piuttosto male), quale esimente per i danneggiati politici per fatti di acqua e rifiuti, vi è da dire che la Marsica è quanto di più alieno e distante dal cinema commerciale dei buoni sentimenti si possa immaginare, ovvero una plaga desolata teatro di soli film horror di serie B, con gli zombie del clientelismo vaganti in ogni dove intenti a spegnere ogni voce dissenziente, con il complemento di pochi utili idioti (spesso più idioti che utili) desiderosi di raccogliere la spiga nel terreno della politica già mietuto dagli altri.

Il prossimo otto gennaio comincia, ad Avezzano giustappunto, l’ennesimo processo in danno del dottor Giuseppe Ciotti da Cerchio (laurea conseguita all’università di Perugia), incolpato dalla locale Procura della Repubblica, per aver accennato, nell’anno 2011, a varie criticità a suo dire presenti nella gestione degli enti sovraccomunali, e alle risposte piuttosto evasive da egli ottenute dalle varie Autorità preposte ai controlli (le stesse che oggi – sia detto senza polemica – si stracciano le vesti dinanzi al debito abissale del Cam S.p.A.) in risposta alle proprie segnalazioni:

[…] la nota della Prefettura conclude dicendo che però gli organismi deputati a sollevare questi problemi sono i consigli comunali, consigli che invece fanno orecchie da mercante perché dietro c’è una struttura trasversale che quindi non vede differenze politiche [….] e […] ha portato questa struttura che si è formata sul territorio ad intervenire per perseguire un unico disegno che è quello di mettere le mani su tutti questi organismi strumentali degli enti locali, è quindi parlo del CAM, del consorzio per la gestione dei rifiuti ACIAM, ma degli stessi enti parco, pure la stessa azienda per il trasporto pubblico ARPA, in maniera da mantenere lo status quo, permettendo a queste persone di tirare le fila della politica con il consenso che si creano con le assunzioni clientelari [….]

Onestamente: chi l’ha mai pensata o semplicemente sospettata, una faccenda del genere? Mai nella vita! Neppure nei più tenebrosi bar di Luco dei Marsi si è mai arrivati a spacciare una simile patacca! E’ puro complottismo deteriore. Ma quando mai! Assunzioni clientelari? E cosa sono?

Chissà perché – forse perché il convegno nel quale furono pronunziate queste parole era dedicato all’acqua -, l’Innominabile dottor Tedeschi si è doluto di questa ricostruzione del suo compaesano Ciotti, querelandolo, ed immancabile è arrivato il decreto di citazione diretta a giudizio della Procura, per quanto lo stesso Innominabile non sia nominato nel passaggio e pacificamente (dovrebbe essere universalmente noto che) i destinatari delle assunzioni, in un qualsiasi ente, non sono decisi dall’amministratore delegato o dal presidente ma selezionati dall’ufficio del personale (e dunque perché offendersi? Non si scenderà in disquisizioni sulle procedure talvolta adottate per capare dei nuovi assunti…. Quelle sì rilevanti sotto il profilo politico-gestionale….).

Quale impulso perfido innaturale e malato può dunque aver spinto un uomo, questo Ciotti, già sindaco del suo paese, scolarizzato per come già detto, impiegato ministeriale, coniugato e con figli, di modi educati e gentili, a prospettare una simile ipotesi? E’ su questo che ci si interrogherà a via Corradini. Chissà che la difesa non opti direttamente per una perizia psichiatrica…. giacché è evidente: nessun individuo normodotato in possesso delle proprie facoltà poteva e potrebbe mai anche solo sospettare che, negli anni, ad esempio, al Consorzio acquedottistico non sia entrata a lavorare se non gente reclutata in base a metodi ed evidenze trasparenti, se non cristalline, sotto l’usbergo di un unico ed indefettibile metro di giudizio: il merito!

L’imputato Ciotti tuttavia, in preda a quella che è, di tutta evidenza, una febbre cerebrale, continua a persistere nella propria calunniosissima elucubrazione, ed avrebbe persino in animo di produrre, a sua discolpa e onde avvalorare la sua asserzione, dei testi di interviste ed interventi pubblici che dovrebbero avvalorare la propria opinione, parto della mente di altre persone che, evidentemente, non se la passano troppo bene neanche loro. Qui di seguito si propongono alcuni esempi, che a giudizio del pover’uomo dovrebbero corroborare la propria flebile posizione giudiziaria, facendolo addirittura assurgere al ruolo di preveggente cittadino.

«[…] La gestione del servizio idrico, la sua sostenibilità da un punto di vista economico e la sua efficienza  nell’erogare servizi al cittadino, rappresentano i punti più difficili da  affrontare in questo particolare momento storico, stop al clientelismo […] C’è una sola cosa da fare: mettere in equilibrio i conti. E’ vero che con il sistema idrico la situazione è complessa proprio perché non è possibile commissariare, ma,  diciamolo chiaramente: si tratta di un sistema che troppo spesso  ha inteso utilizzare il servizio pubblico per alimentare e massimizzare posizioni di consenso elettorale. Questo non è più consentito […]» (Gianni Chiodi / ottobre 2013)

[ FONTE: terremarsicane.it ]

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«[…] E’ ora di smetterla di far pressioni sugli amministratori del Cam per piegarli ai voleri della politica, quel tempo è superato […]» (Lorenzo De Cesare / gennaio 2013)

[   FONTE: marsicalive.it ]

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«La politica ha voluto la gestione pubblica dell’acqua, la politica l’ha lottizzata, la politica ha nominato i “manager”, la politica l’ha sfruttata e ci ha messo dentro i raccomandati. Il risultato di anni di gestione politica del servizio ora sono 25 mln di debiti che dovranno essere ripianati con soldi pubblici.
In realtà i debiti totali sono 300milioni mentre i crediti iscritti nei bilanci sono 200 milioni ma lo stesso commissario straordinario nutre seri dubbi che quei crediti siano tutti davvero esigibili.
Ora siamo ad un punto di svolta, bisogna trovare una soluzione e soprattutto i soldi ed è per questo che il commissario straordinario nominato dalla regione Abruzzo, Pierluigi Caputi, oggi lancia l’allarme
[…]» (Primadanoi.it / aprile 2013)

[ FONTE: primadanoi.it ]

«La linea di condotta adottata da Andrea Ziruolo, docente universitario di Economia, chiamato a sostituire alla presidenza del Cam, Lorenzo De Cesare, non si discosta molto da quella del suo predecessore. Entrambi si sono avventurati in un’impresa titanica: salvare un’azienda con un debito stratosferico. Una sfida che avrebbe richiesto un’azione di rottura col passato. Il periodo delle vacche grasse era finito. De Cesare e Ziruolo hanno tagliato drasticamente le spese e bloccato assunzioni clientelari e consulenze varie […]» (Nino Motta, “Il Centro” / novembre 2013)

[ FONTE: ilcentro.gelocal.it ]

«[…] La drammaticità della situazione persistente nel consorzio è figlia di anni di mala gestione che poteva e doveva essere fermata, ma nessuno ha potuto o voluto farlo. il C.A.M. non può continuare ad essere cassa di compensazione per mantenere gli equilibri della politica trasversale sul territorio ed è ora che venga alla luce la responsabilità politica di tale disastro economico finanziario […]»
(Fronde del Pd / aprile 2013)

[ FONTE: marsicalive.it ]

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E così via… Basterà l’allegazione di qualche centinaio di questi fogli, e chiedere l’ascolto in dibattimento di alcuni dei protagonisti di queste dichiarazioni, per scrollarsi di dosso la duecentesima querela? E le centinaia di persone che oggi hanno affermato – va quasi di moda, anche tra i figuri che avrebbero dovuto invigilare sul retto funzionamento del “sistema” e forse oggi farebbero meglio a tacere – le medesime cose portate innanzi allora dal Ciotti, sono state oggetto di querela dagli interessati? O non riguardano loro? L’accanimento personale che si addebita al Ciotti non sarà da rovesciarsi, se dinanzi ad un simile coro da tragedia greca sul Cam S.p.A., qualcuno se la prende con uno-due-tre-quattro figuri in tutto?

Tutte domande che avranno presto risposta.

Come noto ai nostri tre lettori, senza rivangare talune origini anarchiche e gaspariane, noi sulla giustizia umana non facciamo soverchio affidamento sin dai tempi dei calzoni corti, e da anni andiamo ripetendo, dopo attenta osservazione de visu, che negli Abruzzi c’è un gravissimo problema che riguarda chi effettua le indagini (prima ancora di chi le dirige, i “giudici”), ovvero l’attività della polizia giudiziaria, troppo esposta ad involontari condizionamenti ambientali paesani, spesso sciatta, imprecisa, forte con il debole e remissiva con il forte, imbolsita da troppi anni di permanenza nella stessa sede, ecc….  e dunque non siamo affatto certi che verità incontrovertibili e rientranti comunque nel diritto di critica verranno pacificamente assodate come tali, in questo processo a Giuseppe Ciotti, come nei molti che seguiranno, i nostri compresi (quello che abbiamo appena scritto non ci catturerà simpatie). Anche perché il profluvio di contumelie contro i passati gestori dell’acqua pubblica che oggi sono prassi e norma, suonano oggettivamente qual rimbrotto evidente a chi presidiava per dovere d’ufficio il rispetto della legalità anche quando affermare certe cose era meno di moda, e che la legalità si è dimostrato inflessibile nel farla rispettare soprattutto a: ladri di polli, poveracci, piccoli truffatori, immigrati irreperibili e malcapitati vari… se non solo a loro…

Infine, c’è uno sfilacciamento della forma stessa della giustizia, che inevitabilmente porta disdoro alla sua funzione e all’idea stessa che i cittadini ne hanno, già messa a dura prova da anni di illegalismo beatamente propagandato da molti movimenti politici. Nel decreto di citazione pervenuto a Ciotti – si tratta di un atto di un certo peso, che può portare alla condanna penale di una persona, con tutte le implicazioni familiari e ambientali che ne derivano – incredibilmente manca l’indicazione del nome del Pubblico ministero, la notizia di reato si asserisce essere del 5 aprile 2011 ma dopo si scrive che la querela dell’Innominabile è giunta il 30 maggio 2011 (preveggenza?) e – incredibile a dirsi – nel capo di imputazione è riportato il brano di un procedimento penale di Morino che nulla ha a che fare con il Ciotti (tipico pasticcio da copia e incolla). Sino a che punto scenderemo lo sapremo presto.

Franco Massimo Botticchio (danneggiato politico)

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