2015 – Il centenario del terremoto dell’Italia Centrale

Troppo poco, troppo tardi

Il centenario del terremoto dell’Italia Centrale

[Chiaro, ci sarebbero cose più importanti da esaminare: omicidi, crisi occupazionale drammatica, ambiente devastato, garanzia del diritto alla salute, persino la nuova legge regionale sui rifiuti nonché il programma operativo della sanità / ma questo è solo un foglio]

terremoto-marsica1-web.jpgNei mesi scorsi, dopo alcune false partenze (un primo abbozzo di comitato “spontaneo”, poi la strada arcinotabilare del trio delle meraviglie “Letta Pescante Vespa” [che dunque non è più in pista?]), il municipio di Avezzano si è dotato di una (più adeguata ma probabilmente) pletorica «Istituzione “Celebrazione Centenario Terremoto della Marsica del 13/01/1915″» che ha quale fine «l’esercizio delle attività necessarie per l’organizzazione di una serie di manifestazioni ed eventi ad Avezzano e negli altri comuni interessati» in occasione della triste ricorrenza. Già in altri frangenti ci siamo soffermati su alcuni aspetti (marginali) legati alla memoria di questo evento, e sull’occasione – giunti a questo punto, per motivi temporali, purtroppo già persa – che ci si presentava, per una riflessione realmente approfondita della nostra vicenda territoriale Novecentesca. Ora si parte con questo progetto [che, pare di poter dire, vanifica ogni speranza di raccordo organico con gli altri centri colpiti, a meno che questi non entrino disciplinatamente nei ranghi dipangrazieschi, grassi e secchi], e gli auspici non sono dei migliori: strappato un finanziamento di euro 10.000,00 (che sono ben poca cosa per gli scopi che ci si prefigge di perseguire, in diversi ambiti disciplinari, dalla storia alla religione (!) / manca, curiosamente, l’urbanistica, a meno che questa non rientri nel campo “scientifico” tout court) attraverso l’inserimento di un codicillo in una legge regionale di aprile 2013, ci si è trovati nella necessità di reiterare l’operazione in pieno agosto, stante l’iniziale contrarietà del governo nazionale a vedere incidere la Regione su capitoli di bilancio di spese obbligatorie. Non c’è trippa per gatti, dicono nella Capitale (quella vera).
La rappresentazione che un territorio dà di sé non è cosa da trascurarsi. Se, come ha scritto John Dickie per Messina, «il terremoto sconvolge quell’essenziale rapporto di costruzione reciproca tra le città gemelle dei vivi e dei morti», uno sguardo serio al passato potrebbe costituire, per una volta, non un ozioso esercizio di qualche esaltato (in questo modo viene liquidato ogni tentativo di occuparsi di storia locale, di storie locali) ma un momento di crescita collettiva. Temiamo però che l’apparato avezzanese messo in piedi non sia altro che l’annunzio di un leggendario flop. Resta da vedere se i municipi di Fucino della fascia orientale – che, detto per inciso, furono i più colpiti dal sisma (e dal doposisma), al punto da scontarne ancor oggi gli effetti – sapranno fare qualcosa di dignitoso (e, soprattutto, scevro di cattivo gusto e tronfia retorica).
Gambelli

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